SIAMO IL POPOLO DEL SORPASSO


Siamo il popolo del Sorpasso (noto film del 1962 di Dino Risi) e di quell’epocale miracolo economico condividiamo ancora le speranze di una crescita infinita e le implicite nefandezze: clientelismo, prevaricazione, evasione fiscale ecc. Il modello è insito nel nostro inconscio, semplice e perverso ad un tempo. E, consapevolmente o meno, ci fa cambiare repentinamente atteggiamento verso l'”altro”: da provetti Dott.Jekyll e Mr Hyde.

Funziona così: quando incontriamo in autostrada un “inetto” (da noi ritenuto tale!)  che guida a velocità per noi bassissima (magari con un auto che non riteniamo “alla page”, rispetto alla nostra che naturalmente è il non plus ultra) non vediamo l’ora di mostrargli con tutti i mezzi che la tecnologia automobilistica (e la ns. perizia di “tallonatori”) mette a ns. disposizione, la chiara, assoluta ed impellente necessità di avere strada libera!

Costui “deve” levarsi di torno, noi dobbiamo ostinatamente sorpassarlo! Accidenti: è un nostro sacrosanto diritto!!!

Quando finalmente ciò accade la soddisfazione del nostro ego è grandissima! E mentre sorpassiamo, sbirciamo anche un po’ verso “l’inetto” per vedere la sua faccia…in fondo è un prevaricato, è un obsoleto perché viaggia ad una velocità inferiore alla nostra, e quindi è per la legge del mondo contemporaneo: un “vinto”. Noi i più veloci: i bolidi futuristici, i novelli predatori della giungla-strada-multiverso), lo abbiamo battuto!!! Vae victis!

Fatto ciò, e dopo averlo sbirciato per un po’ dallo specchietto retrovisore, ci accingiamo a proseguire il nostro viaggio verso nuovi sorpassi (ovviamente stazionando sulla corsia di sorpasso: la “via dei vincenti”).

Peccato che poco dopo vediamo sopraggiungere dallo specchietto un bolide nero (è quasi sempre nero, però qualcuno giura di averli visti anche bianchi!).

Grande! Più grande di noi che ovviamente abbiamo la misura di auto medio ponderata del multiverso! E, cosa inaudita, più veloce di noi! (lo si vede dalla velocità di approccio). Ma chi è? Chi si crede di essere su quell’auto così mostruosamente grande (rispetto alla nostra ovviamente)? E poi cosa vuole da noi a quella velocità? Non vorrà mica sorpassarci?  Ma cosa vuole questo fascista-prevaricatore-capitalista? Non lo sa che bisogna andare piano e che gli incidenti in autostrada sono all’ordine del giorno?

Guarda: ha anche gli occhiali da sole e forse parla al telefonino…poi con queste macchinone si inquina di più?

Ma smettila di chiedermi strada e di darmi le luci! Meriti una lezione: io non ti faccio passare almeno per un po’… va bene, va bene ora ti faccio passare! Ma solo perché io sono una persona ragionevole e non mi interessa in fondo se tu mi sorpassi!

Ecco: ha anche il coraggio di guardarmi con aria di superiorità mentre mi sorpassa..!! Ma guarda che gente al mondo…

COME SI GUARISCE DALLA SINDROME DEL SORPASSO?

Non è a mio avviso, un problema solo nostrano: noi forse abbiamo avuto (con grande saggezza: beato Dino Risi e i registi di qualità di allora) la forze e l’autoironia di ridere dei ns. difetti. Altre “genti” lo fanno con più difficoltà.. sono meno inclini a ridere di loro stessi. Noi, almeno, sembra non facciamo altro sport che sbattere il “mostro” in prima pagina (anche troppo: decisamente troppo rispetto ad altri temi!). Altri nascondono i lori difetti: chi col nazionalismo, chi con la retorica, chi col populismo, chi con la dittatura…

Il problema a monte del sistema “la-legge-del-più-forte” (ovvero come si può guarire dalla “Sindrome del sorpasso”), è legato alla conoscenza più o meno profonda del significato di una parola (un concetto filosofico) oramai desueto e assolutamente introvabile nei salotti buoni della TV (di stato, privata nostrana, australiana ecc.ecc.). La parola/concetto/filosofico è ETICA. Cos’è? L’etica può anche essere definita come la ricerca di uno o più criteri che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri (andate a cercare le altre definizioni su qualunque dizionario di filosofia…). Concetto antico? No, assoluto.  Concetto desueto? No, più che attuale (specialmente oggi). A cosa serve? Ne abbiamo bisogno come dell’aria per ricominciare…Ma dove applicarla (qualora dovessimo riconoscerla come esigenza): nel vivere sociale? Nel mondo del lavoro?

Un caro amico ed ex collega nella multinazionale USA dove ho lavorato fina ad un anno fa, al mio incalzare su questi temi soleva dire: “Non c’è etica nel business, non ce n’è lo spazio”. Certo è vero: il modello è quello ed eccone i risultati!!! Belli vero? Soprattutto se applicati ai poteri forti tipo banche, multinazionali ecc.ecc. Io dico che ora bisogna trovare assolutamente lo spazio, e, in quest’ottica, rivedere assieme ad esso il concetto di individualismo verso una nuova dimensione legata al benessere comune magari anche sostenibile. Utopia noetica? Forse. Ma abbiamo bisogno di nuovi ideali o no?

Coraggio! C’è chi ci sta provando e scommettendo la faccia, partendo proprio dal mondo del lavoro in ufficio, alla ricerca di una nuova dimensione di “efficienza sostenibile” basata (appunto!) sull’applicazione di principi etici… Fate un salto a visitare questo sito: www.leanworkspace.com . Potreste orientare diversamente le vostre letture estive… Provare per credere!

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