Ufficio, arriva il galateo per chi pranza alla scrivania – Repubblica.it


dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI.

LONDRA – C’è chi si porta il panino o l’insalata da casa. Chi ordina la pizza al telefono. Chi fa un salto al bar, al supermercato, alla bancarella, e torna carico di commestibile. Più di metà dei “colletti bianchi”, come erano chiamati un tempo, insomma degli impiegati e dipendenti di ogni tipo che lavorano seduti a una scrivania, davanti a un computer, consumano il loro pranzo in ufficio, su quella medesima scrivania ingombra di scartoffie, biro, foto ricordo di coniuge e figli. Ma cosa ne pensa l’altra metà, quella che preferisce pranzare fuori? E che benefici ha per la produttività, se ne ha, questa presunta dedizione alla causa dello stakanovismo, che spinge a non allontanarsi dal posto di lavoro nemmeno per la tradizionale, sacrosanta pausa per lo spuntino di mezzodì?

La risposta alla prima domanda è semplice: gli altri sono spesso disgustati, irritati, increduli, per il modo in cui tanti lavoratori mangiano in ufficio. E la risposta alla seconda è che i benefici per la produttività sono pressoché zero, o sottozero: la telefonata fatta, l’email inviata, l’informazione letta con la bocca piena, raramente sono accompagnate dalla concentrazione necessaria per fare bene il proprio lavoro. Rinunciare alla distrazione di due passi all’aperto e di un pranzetto fuori dall’ambiente di ufficio, può anzi risultare controproducente per il rendimento, quando finisce la “pausa lunch” e il lavoro ricomincia sul serio.

Sono le conclusioni a cui giunge un’indagine della società di consulenze CareerBuilder, pubblicata dal Wall Street Journal. Dai risultati emergono almeno quattro distinte categorie di “mangiatori in ufficio”, ciascuna con i propri caratteristici difetti. Il Puzzolente consuma cibi dall’odore pungente, che a non tutti possono andare bene: sandwich al tonno, sardine in scatola, formaggi anche troppo “maturi”, spandendo un effluvio che i colleghi trovano rivoltante. Il Rumoroso sgranocchia patatine, cioccolata, caramelle, carote o ogni altro cibo su cui mette i denti, creando una “colonna sonora” che infastidisce i vicini di scrivania. Lo Sporcaccione lascia in giro i resti delle sue libagioni, dagli avanzi ai contenitori, insozzando lo spazio proprio e altrui. Il Rompiscatole è invece il collega che vuole assaggiare il cibo che gli altri hanno sul tavolo, e finisce invariabilmente per rovesciare qualcosa su documenti o computer.

Da questi diffusi comportamenti è possibile ricavare una sorta di decalogo dell’etichetta per mangiare in ufficio: se uno deve proprio farlo, almeno coprire il computer con una copertina di plastica, non leccarsi le dita, non produrre rumori e odori sgradevoli, non sporcare, non invadere lo spazio del vicino, non continuare a lavorare (tanto non si combina granché). Ma il “comandamento” più importante, secondo gli esperti, è l’ultimo: se possibile, non pranzate in ufficio. “Restare incollati alla scrivania per l’intera giornata, anche durante la pausa pranzo, svuota di energie e riduce la produttività anziché aumentarla”, dice Tony Schwartz, consulente e autore di libri su come tenere concentrati i dipendenti. Concorda Alllison Hemming, direttrice di un’agenzia di collocamento: “Per anni ho sempre pranzato in ufficio, poi ho capito che è deleterio. Se vedo uno dei miei impiegati con un panino alla scrivania, lo esorto ad andare a mangiarlo fuori, su una panchina. Sarà un caso, ma da quando faccio così gli affari vanno meglio”.

Link: Ufficio, arriva il galateo per chi pranza alla scrivania – Repubblica.it.

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