Santo cielo, ma che state combinando?


di Giovanni Carlini appena sbarcato in Italia.

Buongiorno Signori, buongiorno Italia.

Il sorriso che si dedica a una persona simpatica e conosciuta che si incontra nuovamente è quello che offro ai lettori dai quali francamente non mi sono mai distaccato, ma siamo stati “compagni di viaggio”. Nessuno di voi però mi ha raccontato, (forse per pudore) quanto a casa nostra stava accadendo! Che dolore. Onestamente il primo sentimento che provo è: ridatemi l’Americaaaaaaaa. Vi racconto cosa prova chi non ha letto e sentito nulla d’Italia da due mesi a questa parte.

Parliamo di quanto sta accendo ora dopo ora

Osservo una follia collettiva dove invece di stringersi nel momento della difficoltà, si vuole identificare nel nome del Primo ministro le motivazioni della crisi. In una nave in tempesta, non si fa il cambio delle consegne del Comandante. Del resto mi pare che fra un anno abbondante ci siano le elezioni; sarà quello il momento di valutazione dell’operato del Governo. In realtà la responsabilità dell’attuale fase di crisi non è tanto e solo di fonte nazionale, ma speculativa, come tante volte, negli anni ha colpito la sterlina, poi il franco e oggi anche l’Italia così è stato per la Grecia, quindi Spagna e Portogallo per non dimenticare l’Irlanda.

Come più volte qui affermato, il motore della crisi è l’euro, ovvero la moneta unica che dovrebbe valere solo nelle transazioni internazionali (tra paesi della UE) e non nelle realtà nazionali che rispecchiano mondi e modi di fare diversi. Finchè ci sarà l’euro, come moneta imposta a mercati diversi seppur europei, le crisi saranno “abituali”.

Parliamo dell’euro

Non confrontiamo il dollaro con l’euro per cortesia! La differenza che corre tra il Colorado e la California, non è la stessa che c’è tra la Francia e l’Italia, per non parlare di Romania etc.. Ne consegue che un club non è una Nazione. Bastano queste parole per considerare l’euro finito.

Mi rendo conto di liquidare così 10 anni di politica monetaria europea, ma proseguire ad illudersi è sbagliato. Con il senno di poi (sempre molto antipatico da utilizzare però questi argomenti li discuto e pubblico da 12 anni!) l’unione monetaria non può che seguire quella amministrativa, legislativa, sociale e politica. La moneta è cultura, ovvero una parte del nostro modo di esprimerci. L’Europa non è ricca perché ha 1 sola moneta, ma per una cultura che è capace d’interrogarsi su se stessa adeguandosi e sforzandosi di crescere.

La comodità di una sola unità di conto non va confusa con il rispetto di modelli economici diversi, dove per far un esempio, il flusso sanguigno è paragonabile alle funzioni che svolge una moneta. In questo modo la pressione del sangue nell’organismo di un francese non è la stessa di uno spagnolo, irlandese, tedesco o italiano. Se è vero che abbiamo pressioni diverse (pur avendo lo stesso colore di sangue) vuol dire che servono monete diverse per economie diverse e sistemi culturali diversi.

Il concetto è semplice. L’euro servì per uscire da una crisi molto grave, ma non può essere ancora giustificato per entrarne in un’altra altrettanto grave!

Parliamo d’influenza della politica sulla società e nell’economia

I dispetti tra fazioni politiche non sono solo italiani! Sapeste che cosa sta accadendo da mesi negli USA dove la campagna elettorale è già iniziata. La lotta è al coltello per far crollare definitivamente una Presidenza che non sarebbe mai dovuta nascere. Nel contenzioso si affrontano problemi e idee concetti, punti di vista e scenari. Non solo, il dibattito per quanto feroce, non incide sulla società e l’economia. In Italia non sento discutere di concetti ma d’intercettazioni e presunti scandali. Ehi Italia, wake up! Siamo ridotti a discutere dei fatti privati di gente nota? Io non ci sto! Mi interessa che tutti facciano la loro parte, che poi abbiano difetti credo sia umano.

La conseguenza peggiore; che la società s’infetti

La pochezza della contesa politica e una litigiosità strutturale su argomenti miseri si ripercuote sulla società (avviene in Italia ma non negli USA) contribuendo a una torre di babele senza fine. Questo è il vero guaio. Quando litigo con mia moglie anche i figli, poco dopo, discutono e alla fine tutti e 4 litighiamo. Questo meccanismo infettivo da reazione a catena è ciò che è accaduto al nostro paese. Serve dire basta non a chi deve fare il suo lavoro, ma a noi stessi smettendola di perderci in non argomenti, non valori, non concetti.

Desidero incontrare colui che unisce perché di distruttori ce ne sono troppi

Da lungo tempo in ogni livello e grado della società, in famiglia e al lavoro come nel privato, ci si divide, spezza e distingue. Adesso credo sia matura un’inversione di marcia o comunque un riequilibrio da eccesso, per cui è tempo d’unire non stupidamente per il solo farlo, ma con la coscienza che la forza deriva dalla coesione, soprattutto quando si potrebbe annegare. Tempo fa scrissi che l’Italia non è la Grecia ma quasi, ebbene ora serve dimostrare quel “quasi”. Buon lavoro a tutti.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

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