Piantiamola!


di Giovanni Carlini.

 Facciamo finta di essere dei passeggeri in vacanza sul transatlantico Titanic. Ammettiamo che un antipaticissimo Comandante, che ama la notte avere compagnia femminile, (non solo lui) sia ovviamente al comando della nave e che, tutt’insieme scopriamo improvvisamente di trovarci in mezzo agli iceberg emersi dal mare. Chi vorrebbe le dimissioni del Comandante della nave in quel momento, pena un sicuro naufragio? Infatti buona parte dell’Italia, quando legge il quotidiano salta le prime pagine per cercare concetti, ovvero qualcosa che non sia monotonamente cronaca politica.

Uffa che noia quando la vita politica si concretizza in una gara a chi strilla più forte!

Ricordo 14 mesi di stallo negli USA per la vicenda Clinton-Lewinsky (ma ne è valsa la pena?) non solo ma anche i 18 mesi per l’impeachment di Nixon. Insomma tutto tempo perso, perché entrambi i presidenti erano a fine mandato. Infangarli (a ragione per il loro bieco cinismo) ha comportato un danno al Paese. Si poteva ottenere la stessa censura con una mozione di sfiducia del Congresso, compromettendo la rielezione al partito del Presidente.

Questa è storia. Veniamo all’attualità. Posso solo dire WAKE UP ITALIA!

Smettiamola di protestare, criticare, dire, non fare, al contrario agiamo, pensiamo, cresciamo, maturiamo, studiamo.

Ricordo nel 1980 a Torino quando 40mila quadri sfilarono per le vie della città per riappropriarsi della loro fabbrica: la Fiat. Allora, la più importante azienda meccanica italiana, (forse anche di adesso) stava per essere divorata da un sindacato che criminalizzò l’utile. I quadri dissero NO al sindacato. In un mondo dove tutti dicono (strillano), io amo il silenzio. Cerco chi lavora duro e amo seguirlo. Servono idee, punti di vista, passione, concetti, creatività, immaginazione, ricerca, tecnologia, spirito d’iniziativa.

Dove trovarli?

Ecco il punto. La società è ormai alla deriva, non possiamo stare nel gregge perché ci faremmo del male. Serve staccarsi dalla considerazione altrui e ricostruire una personale sensibilità che non richieda l’approvazione dell’altrui giudizio.

E’ brutto da dirsi, ma mischiarsi in una confusione da cui non se ne esce, significa solo contribuire al disordine. Dobbiamo ricostruirci in un processo individuale, privato, riservato e intimo nelle cose in cui crediamo e non. Per dirla in altre parole è necessario resettare il pc della sensibilità umana.

Tanti anni fa, a Modena, discutendo di terrorismo (quello brigatista per intendersi) per un attimo mi sentii coinvolto, tanto che volevo connettere lo spinterogeno al serbatoio dell’auto del mio Generale Comandante per farlo saltare in aria. Ovviamente non lo feci, ma dovetti “fermarmi” chiedermi che cosa stavo pensando di fare! Fu necessaria una rapida opera di riappropriazione dei valori tra “il giusto e lo sbagliato” (è un processo noto che si applica anche agli agenti sotto copertura che rientrano nei ranghi) per cui si ricodifica l’alfabeto del pensare e ragionare.

E’ un lavoro privato necessario per re-innamorarsi del proprio partner provando ancora emozioni indicibili, quindi chiedersi quanto si renda nel proprio lavoro, infine cosa si stia facendo per la Nazione e non quanto il Paese stia realizzando per noi (cit. discorso d’insediamento del presidente John F. Kennedy a gennaio del 1960)

Quando qui scritto potrà anche apparire un “discorso d’altri tempi”, ma certamente questo tempo “è sbagliato”, quindi bisogna tornare indietro e abbandonare un vuoto strillare al vento.

Servono manager maturi e non ragazzini invecchiati; per poter ambire all’onere della decisione servono 20-25 anni di lavoro (non di studi universitari, quelli sono a parte).

Servono giovani che non accedano alla dirigenza ma al posto di lavoro, perché il guasto sociale da un ritardo dell’uscita dalla casa paterna, comporta avere figli in età più avanzata rispetto questo modello di società, ecco che ci saranno genitori più vecchi e conservatori, non in linea con le prossime generazioni da educare. Nel complesso persone “stanche”, laddove dovrebbero produrre di più, ma questo non sarà possibile perché allattare di notte un figlio a 40 anni è più faticoso che a 25-28 come abbiamo sperimentato in questi ultimi 60 anni di storia occidentale.

Nelle aziende servono momenti d’aggregazione che non siano massificazione, ma partecipazione, da cui l’elevazione della produttività. Il ruolo del direttore del personale diventa sempre più critico, perché maneggia una materia prima strategica: il fattore umano.

La differenza tra “noi e loro” (l’Occidente e la Cina ad esempio) è tutta qui: la qualità di vita. Noi abbiamo ancora il lusso di poter pensare, distrarci, giocare, andare in ferie e lavorare a bassi ritmi di produttività. Comunque sia, serve LA UOMA (uomo + donna) ovvero un essere pensante che sappia produrre idee. Riprendiamoci la nostra capacità di giudizio e nel silenzio ricostruiamo una scala di valori per meglio amare, lavorare, vivere.

Buon lavoro (stavolta è dura)

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

Annunci

  1. Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

sinistraumbra.wordpress.com/

il sito di Rifondazione comunista dell'Umbria

RAVENNA POSSIBILE

Blog dei comitati Possibile della città di Ravenna

Il simplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come.

Hic Rhodus

Rivista di argomenti e logica civile

Il Resto del Caffè

Antiquotidiano di informazione e cultura

Hebertismo.it

Il portale italiano sul Metodo Naturale di educazione fisica, virile e morale di Georges Hébert

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: