PIU’ CHE ACCORDO SUL DEBITO, E’ UN ACCORDO DI DEFAULT


DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com.

Premessa. Chiamatelo haircut, ristrutturazione o altro, si tratta semplicemente di una cosa: default. La Grecia, ne hanno preso coscienza tutti, non può ripagare il debito e pertanto glielo hanno tagliato di un bel pezzo.
Ancora: usiamo pure i termini che vogliamo, ma il fondo Salva Stati è diventato ufficialmente un Fondo Salva Banche.
E ora entriamo nei particolari.
Prima notizia: le Banche hanno preteso almeno il 50%. Volevano concedergli il 21%, e invece gli è stato fatto un ulteriore regalo spostando il tutto al 50. Parliamo di quanto avranno, come assicurazione sul default della Grecia, che è dunque (seconda notizia) una realtà: il debito di Atene, che oggi è di 350 miliardi, verrà ridotto a di 100.
In merito agli istituti di credito, che era la vera spina nel fianco del vertice europeo di ieri, la situazione è molto più semplice da capire di quanto le varie norme approvate e proposte non possano far sembrare: invece di far fallire le Banche esposte verso la Grecia, come sarebbe stato giusto, il fondo Salva Stati, ormai (e lo vedremo a breve) diventato a tutti gli effetti un Fondo Salva Banche così come avevamo avvertito su queste pagine in tempi non sospetti, è stato dunque, di fatto, varato.
E la prova del nove di quanto scriviamo risiede nelle Borse: l’Euro tiene, e le Borse non crollano definitivamente (per ora) come avrebbero invece fatto se questo pseudo-accordo non fosse stato trovato. Anzi, al momento le Borse sono in piena euforia.
Dunque che succede?
Prima cosa: il Fondo Salva Stati avrà un aumento – cioè sarà quadruplicato – grazie alla soluzione del leverage: i soldi non ci sono ma attraverso questo sistema si agirà come se il fondo avesse una capacità di 1000 miliardi di euro invece dei 440 attuali. E la cosa avrà in ogni caso delle conseguenze che vedremo presto (e spiegheremo a breve).
1000 miliardi significa dunque quadruplicare il tutto, perché dei 440 attuali ne verrano subito “usati” 250 circa per la Grecia (riducendo da 350 a 100 miliardi la sia esposizione) e il restante, appunto, sarà sottoposto all’effetto leva.
Seconda cosa: la ricapitalizzazione delle Banche. Queste dovranno portare al 9% il coefficiente patrimoniale entro il 2012. Al momento devono avere il 4% circa, e secondo Basilea 3 avrebbero dovuto arrivare al 7. Secondo l’accordo di ieri – arrivato dopo che le Banche stesse hanno tentato di opporsi in tutti i modi a tale norma – invece dovrà arrivare al 9%. Che significa? Esempio: per poter agire, e prestare denaro, per 100 milioni, dovranno averne 9 in tasca (invece di 7, o invece di 4 come adesso). Grosso sforzo, si direbbe. Eppure le Banche operano da sempre così: raccolgono, esempio, 4 milioni e, per legge, ne “possono prestare” a interesse 100. Ecco, ora per prestarne 100 ne dovranno avere in cassa almeno 9. Non un grosso sforzo dunque, come si vede: la truffa resta. Eppure è una cosa in grado di mettere in ginocchio parecchie Banche, che fino a ora (e anche da qui in avanti, sia chiaro) potevano operare con pochi spiccioli in tasca ma facendo finta di averne molti di più.  Pare serviranno 106 miliardi di euro per ricapitalizzare gli istituti di credito sottoposti agli stress test (di cui 14.7 per quelli italiani). Ma in realtà nessuno lo sa con certezza.
Naturalmente già sappiamo quale sia la accuratezza e l’efficiacia degli stress test: solo il caso Dexia, la Banca franco-belga appena fallita e spacchettatta e messa sulle spalle dei cittadini, lo dimostra. A luglio scorso aveva superato gli stress test e a inizio ottobre è fallita….
Ad ogni modo, il vertice di ieri si è giocato tutto sul tema Banche: dopo ore di trattative la cosa ancora non si sbloccava, e per un motivo preciso. Le Banche non avevano accettato di essere “assicurate” dal default greco per il solo 21% di quanto avevano di esposizione, così come era stato previsto. Il loro niet ha costretto a quel punto la Merkel e Sarkozy ad incontrare il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, per trovare l’accordo. E dopo soli 45 minuti – segno che veramente ieri il rischio di scoppio di tutto è stato serio – l’accordo è stato trovato: alle Banche, come detto, verrà riconosciuto il 50%.
Ora attenzione: è una cosa sconcertante. Nessun privato investitore, e figuriamoci  un semplice cittadino, avrebbe mai potuto “pretendere” di avere indietro il 50% dei propri investimenti sbagliati andati in fumo. E neanche il 21% proposto inizialmente alle Banche: un comune mortale avrebbe semplicemente perso tutto. E sarebbe – giustamente – fallito. Ma le Banche no: non solo hanno puntato i piedi perché sembrava loro troppo poco avere indietro il 21%, ma hanno addirittura ottenuto il 50%. A spese di chi è facile capirlo: dei cittadini europei, attraverso il Fondo Salva Stati – pardon, Salva Banche – che sempre dalle nostre tasche arriva. E sempre sulle nostre tasche peserà: vedi le misure previste per l’Italia, ad esempio.
Beninteso, a nulla servono alcune norme “imposte” alle Banche per avere indietro questa copertura, come ad esempio il fatto di dover in pratica raddoppiare il proprio capitale minimo (al 9% entro giugno 2012, come detto), dover rinunciare a dividendi e bonus fino a ricapitalizzazione avvenuta: questo è il minimo. Il punto è che sono state salvate con denaro pubblico.
Tutto il resto – che leggeremo e ascolteremo altrove – è fuffa.
L’entità del capitale necessario al rafforzamento per ogni singola Banca dipenderà dalla quantità di debito greco in portafoglio e da quanto questo verrà “svalutato”.
E anche se la bozza stabilisce che per rifinanziarsi le Banche dovranno utilizzare in primo luogo capitali propri (per esempio con ristrutturazioni e cartolarizzazioni), quindi chiedere un intervento diretto degli Stati, e solo alla fine chiedere soccorso al Fondo, è evidente che la maggior parte di queste passeranno direttamente al Fondo. O comunque a esso finiranno.
La realtà, come detto, è semplice: dovevano fallire dopo aver speculato su di noi, e invece noi le stiamo salvando con il nostro denaro. Il che ci costerà doppiamente, anzi, in modo triplo.
Ci è costato sino a ora perché siamo stati depredati da esse, ci costerà adesso nel salvarle, e ci costerà dopo perché invece di farle fallire le stiamo mettendo in grado di ricominciare, più di prima, a fare soldi sulla nostra pelle.
Ma a questo punto la vera domanda che dovremmo porci è la seguente: visto che ad Atene hanno “dovuto” tagliare il debito, dai 350 miliardi ai 100, mediante l’utilizzo del Fondo, perché gli altri Stati dovrebbero fare diversamente?
Perché non chiedere tutti, Portogallo, Spagna e Italia, la stessa cosa? E perché non dovrebbe farlo ogni singolo cittadino?
Tanto c’è il Fondo no?

Valerio Lo Monaco
www.ilribelle.com/
27.10.2011
Fonte: ComeDonChisciotte – PIU’ CHE ACCORDO SUL DEBITO, E’ UN ACCORDO DI DEFAULT.

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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