Arizonomics: L’abolizione Keynesiana della deflazione


L’abolizione della deflazione 
Da Arizonomics – 31 ottobre2011

La scienza economica moderna è stato un grande esperimento.

La storia economica può essere grosso modo divisa in due periodi: prima di Keynes e dopo Keynes.
Prima di Keynes (con i metalli preziosi alla base del sistemamonetario) capitava che i prezzi avessero grosse fluttuazioni, in entrambe le direzioni.
Dopo il trattato di Keynes sull’era della depressione (The General Theory) i prezzi hanno preso ad andare in una direzione sola: leggermente verso l’alto. Chiamatela una vittoria della teoria economica moderna, per la pianificazione centralizzata, e per la moderna civilizzazione: di fatto la deflazione è stata abolita.
Il risultante aumento delle insolvenze dovute all’innalzarsi del valore del debito, come descritto da Irving Fisher e molto successivamente da Ben Bernanke, oggi non c’è più. E questo significa che i creditori ottengono sempre la loro fetta di carne, anche se questa è leggermente svalutata (dalla stampa deldenaro) piuttosto che essere totalmente distrutta (dai defaults di massa).
Ma (ovviamente) c’è un tranello. I periodi di deflazione erano dolorosi, ma avevano un effetto molto benefico di cui oggi avremmo estremo bisogno: la cancellazione del debito tramite default dimassa (contrazione del credito significa offerta di moneta più piccola, significa meno denaro a disposizione per pagare i debiti). Una volta cancellato il debito una nuova crescita organica è molto più facile (perché le imprese, gli individui e i governi non sono occupati a mettere da parte capitale per pagare il debito, e quindi possono investire di più nel fare e nell’innovare).
L’economia moderna potrà anche aver evitato la deflazione (ei default di massa che la seguivano), ma ha lasciato molte nazioni, aziende e individui a dover sopportare il peso del debito (questo è il prezzo della“stabilità”):
L’effetto complessivo della Grande Depressione fu la cancellazione del debito privato prima che la seconda Guerra Mondiale fosse finita. Questo gettò le basi della crescita economica fenomenale degli anni ’50 e ’60. Ma da allora non c’è stata più nessuna cancellazione del debito: solo una sempre più vasta creazione di debito e la stampa di denaro (per poter continuare a calciare il barattolo lungo la strada).
Come ho già da tempo rimarcato, alla fine il debito dovrà essere cancellato, o attraverso un default diretto o tramite un default indiretto (iperinflazione). Il deleveraging, tornare indietro dall’uso di leve finanziarie, in una economia basata sul debito, è molto, molto difficile da ottenere senza contemporanei enormi danni al PIL (a causa del capitale produttivo che va perso per rimborsare il debito). La cosa ironica è che più le banche centrali stampano, e più i Krugmaniani invocano ulteriori “stimoli” e i creditori (ad esempio, la Cina) diventano sempre più irritati rendendosi conto che le loro partecipazioni saranno svilite e che la realtà è che l’unica speranza che hanno di vedere qualche ritorno dalle loro partecipazioni al debito è che i governi stampino, stampino, stampino.
Per quanto tempo l’America e il mondo posso calciare la lattina? Fino a quando le parti produttive del mondo (gli esportatori di petrolio e produttori di beni) permetteranno alle parti improduttive del mondo (i consumatori e le “economie della conoscenza”) a continuare a ricevere un pasto gratuito. 
L’economia keynesiana non ha abolito i default per sempre. 
E’ solo riuscita a rendere i default di massa molto meno frequenti. La mia ipotesi è che ha anche reso questi momenti di default molto più catastrofici.
Questo è simile agli effetti di far cadere rocce sugli esseri umani: fai cadere un centinaio di rocce da 1 libra su un uomo nel corso di 50 anni (al ritmo di una all’anno) e lui molto probabilmente sarà ancora vivo dopo quegli anni. Fai cadere rocce da 100 libre su di lui dopo 50 anni di pace e otterrai probabilmente un cinquantenne morto.
Forse in realtà non sarà così terribile, ma che è il concetto è questo: piccoli defaults frequenti, piccole depressioni e piccole contrazioni sono state abolite in cambio di rare depressioni, contrazioni e defaults molto, molto più grandi.
Dove si colloca quindi l’economia keynesiana?
Bene, Keynes aveva ragione su una cosa – l’intervento può salvare vite umane, famiglie e imprese.
Quello in cui Keynes e Fisher avevano torto è che stabilizzare i mercati del credito e dei prezzi (con conseguente abolizione della deflazione) è completamente sbagliato come tipo di intervento.
Il ruolo del governo durante le depressioni dev’essere quello di preservare e stabilizzare l’economia produttiva, per evitare che i bisognosi muoiano di fame, per evitare che la gente finisca senza fissa dimora, e creare o preservare le infrastrutture sufficienti perchè la nazione funzioni (ed eventualmente prosperi). 
L’economia finanziaria (e tutti i debiti) dovrebbero seguire la via naturale – la cancellazione e la resurrezione (in una nuova forma).
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