TORNARE AL 1693


DI MARTIN HUTCHINSON.
Asia Times Online.

La crisi dell’eurozona, che poteva essere disinnescata consentendo alla Grecia di uscire dall’euro, ha preso una piega molto più seria. Se, come sembra plausibile, Italia, Spagna e persino la Francia hanno perso la fiducia dei mercati internazionali e sono costrette a contrarre più debito, allora il debito sovrano delle nazioni di prima fila non può più essere considerato privo di rischi.

Ciò riporterà i mercati molto prima dei traumi del XX secolo, prima del relativamente sereno XIX secolo, prima persino del XVIII in cui si formarono le istituzioni.

Manderà a pezzi il trionfo del 1751 del dimenticato finanziere Samson Gideon per la formazione dei Consoli immortali, manderà a morte l’egoistico ma eccellente lavoro di Sir Robert Walpole che impedì al collasso della South Sea Company di distruggere il mercato dei bond del governo britannico, come riuscì a fare quello del Mississippi con quello della Francia, e manderà in frantumi anche le fondamenta del credito britannico, fissate con la creazione della Banca di Inghilterra. La vita per chi scambia le obbligazioni tornerà a uno stato di natura primitivamente hobbesiano, spregevole, brutale e rapido. Ma tutti noi ne soffriremmo, eccetto che nel breve termine?

In base al mercato delle obbligazioni per come lo abbiamo conosciuto nell’ultimo secolo o due, solo la Grecia era destinata al default. Il suo problema non era tanto il suo rapporto iniziale tra debito e PIL, ma il fatto che il suo PIL era iper-inflazionato, e si basava su un livello di vita totalmente irrealistico per il popolo greco.

Se i greci fossero stati pagati al livello al quale l’economia poteva andare in pari – non più di 15.000 dollari di PIL capite paragonato ai 32.000 iper-inflazionati del 2008 – il PIL greco si sarebbe dimezzato e il suo rapporto debito/PIL avrebbe raggiunto un livello intorno al 300%. Che sarebbe stato ben oltre i più alti livelli mai ridotti con successo senza andare in default – il 250% del PIL della Gran Bretagna dopo il 1815 e di nuovo dopo il 1945. Dato che quella greca è notoriamente una società indisciplinata, con uno scarso controllo fiscale e un’economia aperta dove i cittadini tengono la gran parte delle proprie ricchezze all’estero, un default greco era ed è inevitabile nella migliore delle circostanze.

Lo stesso non vale, invece, per Italia e Spagna. La competitività dell’Italia è calata di circa il 20% contro la Germania nell’ultimo decennio. Comunque il suo livello del debito è solo del 120% del PIL, oppure del 150% del PIL se gli standard di vita italiani e il PIL fossero abbassati del 20% necessario. Dato che il deficit di bilancio sotto la competente gestione del ministro delle Finanze di Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, era solo del 3-4% del PIL, la posizione dell’Italia per gli standard degli ultimi due secoli è perfettamente gestibile senza che il default sia più di una lontana minaccia.

Allo stesso modo la Spagna ha un passivo di bilancio di circa il 7% del PIL, e il settore del finanziamento agli immobili che è un ammasso di crediti inesigibili, con i prezzi delle case che ancora devono scendere a un prezzo di equilibrio tra domanda e offerta, ma il suo debito ufficiale è solo il 61% del PIL, e il governo di Zapatero che aveva in odio l’economia è ormai uscito di scena.

Il livello di panico dei mercati sul debito italiano e spagnolo indica che i parametri confortanti per il debito sovrano del XIX e del XX secolo non reggono più. La ragione principale è la determinazione delle autorità dell’eurozona di infrangere le regole con cui i mercati del debito sono stati tradizionalmente governati. Invece di consentire alla Grecia di fare default o di salvarla completamente, hanno introdotto un inadeguato bailout finanziato dal debito che ha semplicemente posticipato l’inevitabile uscita della Grecia dall’euro e incrementato il suo debito. Poi hanno deciso una “volontaria” cancellazione del debito greco per il settore privato, che era subordinato nei rimborsi al mostruoso debito del governo e delle istituzioni creditizie creato dal bailout.

Quando il governo greco ha tentato di indire un referendum o la fiducia dell’elettorato per le “riforme” imposte dalle autorità dell’eurozona, queste hanno sostituito il governo greco con un tirapiedi dell’eurozona, senza alcuna legittimazione democratica. Le autorità dell’eurozona hanno reiterato l’imposizione del pupazzo con il duraturo e competente in economia governo di Silvio Berlusconi, che ritenevano euroscettico ed eccessivamente devoto al libero mercato e ai principi della bassa imposizione fiscale. Berlusconi è stato sostituito da un governo dominato dagli eurofili e dalla sinistra, che è stata decisamente sconfitta nelle precedenti elezioni.

Da ultimo, e ancora più pericolosamente, le autorità dell’eurozona hanno impedito il modesto rimborso di 3,5 miliardi di dollari per i credit default swap (CDS) sul debito greco, facendo così svalutare i CDS di Italia, Spagna e Francia, i cui volumi sono nell’ordine dei 40 miliardi di dollari ciascuno. Hanno poi messo in difficoltà l’intero mercato dei CDS, almeno per quelli sovrani, e hanno severamente danneggiato la sicurezza dei contratti internazionali. Facendo questo, secondo Gillian Tett del Financial Times, hanno rimosso la protezione che Deutsche Bank, ad esempio, pensava di aver ottenuto quest’anno acquistando CDS su 7 degli 8 miliardi di esposizione con l’Italia.

Gli investitori nel debito dei PIIGS (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) devono quindi affrontare il fatto che sono stati subordinati arbitrariamente alle istituzioni internazionali e dell’eurozona. La loro capacità di proteggersi con gli acquisti di CDS è venuta meno. La sicurezza dei propri contratti di debito è stata messa in dubbio.

Alla fine, la protezione degli investitori contro i colpi di stato e le rivoluzioni, ossia che le politiche monetarie e fiscali erano state stabilite da governi democraticamente eletti graditi ai propri popoli, è stata rimossa dall’imposizione di governi totalmente carenti di legittimazione democratica. Se questi governi dovessero imporre politiche intollerabili alla popolazione, come è probabile, adesso ci sono molte più possibilità di una rivolta popolare generalizzata o di un colpo di stato, dato che l’usuale cambiamento democratico è stato bloccato.

In breve, la protezione fornita progressivamente ai debiti sovrani negli ultimi tre secoli è stata eliminata. È oramai chiaro che le motivazioni per l’attribuzione dello zero al debito governativo nelle valutazione dei rischi delle banche sono una frode. Dato che i livelli di tassazione governativa sono vicini al picco della curva di Laffer nella gran parte dei paesi [1], la protezione fornita agli investitori dal potere fiscale è divenuta insignificante.

Gli investitori non sono più nella posizione dei prestatori del debito governativo solido e ben gestito di Walpole e di Lord Liverpool, quando la frase “solido come la Banca di Inghilterra” faceva vendere il debito britannico alle migliori condizioni presenti a livello internazionale. Invece, sono nella condizione degli orefici che prestarono a Carlo II, riscuotendo il 10% per i loro capitali con la possibilità di andare in rovina in qualsiasi momento per il Grande Stop dello Scacchiere, come quello avvenuto nel 1672.

Ho già descritto in dettaglio i probabili effetti sull’economia globale della soppressione dei mercati del debito sovrano. In generale, migliorerebbe la disponibilità finanziaria del settore privato, e priverebbe i governi dissoluti dei quei mezzi necessari agli stimoli “keynesiani” e ad altre politiche sprecone. Potrebbe anche migliorare la performance economica nel lungo termine, paragonandola alla crescita anemica e all’elevata disoccupazione sofferte nella maggioranza delle nazioni dal 2009.

Non importa sottolineare il fatto che gli anni ’10 saranno un decennio sinistro, perché gli effetti transitori sulla ricchezza dovuti all’eliminazione dei mercati del debito sovrano che hanno formato il punto d’appoggio degli ultimi tre secoli saranno enormi – una depressione sullo stile Reinhart/Rogoff di spettacolare gravità.

Comunque, c’è un altro effetto del trasportare il sistema finanziario mondiale nel 1693, l’anno precedente all’istituzione della Banca di Inghilterra. La Banca Centrale Europea andrà in bancarotta per la quantità di debito senza valore dei PIIGS, ed è abbastanza improbabile che i contribuenti tedeschi consentiranno di ricapitalizzare un’istituzione che ha già fallito così pesantemente, dopo aver eliminato il tanto amato Deutsche Mark. La Banca di Inghilterra, la Federal Reserve e la Banca del Giappone diventerebbero anche loro legalmente insolventi, dato che nelle loro politiche di alleggerimenti quantitativi hanno acquistato quantità gigantesche di titoli che caleranno catastroficamente di prezzo una volta che i tassi di interesse saliranno.

La Fed, ad esempio, ha un rapporto di indebitamento di 60 a 1, ed è stato recentemente calcolato che un innalzamento dei tassi di interesse a lungo termine di solo 40 punti base sarebbe sufficiente per spazzar via il suo capitale. Ovviamente, un aumento del 4-5% negli interessi a lungo termine, riportandolo al livello storico normale del 2-3% al di sopra del tasso di inflazione effettivo, aprirebbe una voragine dei bilanci della Fed che, nelle odierne condizioni di stretta al bilancio, sarebbe politicamente impossibile da ripianare per il Tesoro.

Quindi, se un default del debito nell’eurozona si diffonda anche se parzialmente nelle sovraindebitate economie di Gran Bretagna, Giappone e Stati Uniti, non solo i mercati delle obbligazioni governative verranno devastati, ma spariranno anche le banche centrali nella forma attuale.

Nel lungo termine, si potrebbe trattare di una benedizione. Il mio collega e coautore, Kevin Dowd, ha cercato per qualche anno di persuadermi che il sistema monetario ideale non è il solo gold standard, ma uno che non abbia una banca centrale. Mi sono sempre opposto, credendo alle qualità positive della Banca di Inghilterra in mano ai ben illustrate nei cartoon della Old Lady of Threadneedle Street Gillray [2], del Bank Charter Act emesso nel 1844 e dell’elegante Montagu Norman, l’eroe che rimosse il governo Laburista del 1929-31, omettendo di far presente a quella pletora di illetterati economici che abbandonare il gold standard era un’opzione praticabile.

Comunque, gli amanti delle banche centrali non possono negare che la Fed ha una fetta sostanziale della responsabilità della Grande Depressione e persino una fetta ancora più grande della responsabilità di aver creato il collasso del 2008 e il miserabile periodo di elevata disoccupazione che è seguito. Per questo l’esistenza di una banca centrale non è più una vittoria di Pirro del 1694, ma deve essere considerata una questione aperta.

Se i mercati del debito sovrano in tutt’Europa collassano e le banche centrali di tutto il mondo diventano insolventi, le monete fiat del pianeta non riusciranno a imporre una fiducia sufficiente nel pubblico per renderle funzionanti. Come varie generazioni di pesos argentini e di sucres ecuadoriani, dovranno essere sbarazzate. Inoltre, visto che è improbabile che esista una figura come Gustav Stresemann nella Germania di Weimar, capace di creare un “rentenmark” nuovo e funzionale al di là della mitica monetizzazione dei valori dei terreni, un ritorno al gold standard non sarà solo inevitabile ma incontenibile, fino a quando verrà imposto sulle rovine dell’odierno sistema dal settore privato globale.

Con un gold standard e le banche centrali in rovina, diventerebbe inevitabile un sistema bancario realmente libero. La gran parte delle banche esistenti sarebbero fallite assieme alle loro banche centrali, senza più soldi per i salvataggi e con le loro istituzioni di controllo totalmente screditate.

Un nuovo sistema bancario, privo di banca centrale, che si sollevi dalle ceneri del vecchio sarebbe perfettamente plausibile, come nel XVIII secolo la Scozia, nel XIX il Canada e gli Stati Uniti tra il 1837 e il 1862. permetterebbe solo un governo minimale, ma consentirebbe al settore privato, particolarmente a quello di piccole dimensioni, di fiorire come mai prima.

Come avvenne dopo il 1945, dal caos della rovina monetaria emergerà una nuova economia globale che sarà più forte e sana, che offrirà migliori livelli di vita per i suoi cittadini e imporrà molte meno tasse, truffe e saccheggi sostenuti dallo stato sui propri averi di quanto non faccia il sistema odierno.

Ma il decennio davanti a noi non sarà sicuramente semplice o piacevole.

Note:

1. La Curva di Laffer è una rappresentazione teorica della relazione tra le entrate fiscali e le possibili aliquote di tassazione.

2. Vedi qui.

**********************************************Fonti: Back to 1693ComeDonChisciotte – TORNARE AL 1693.

24.11.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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