L’incantesimo dell’ Euro


In questi giorni ho letto una grande quantità di analisi sulla situazione di Eurolandia. Inutile dire che il quadro è sconfortante, ed il pessimismo che se ne ricava farebbe impallidire perfino un “emo” ante litteram come Giacomo Leopardi.

E’ vero, stiamo entrando in un tritacarne affilatissimo, posto nel retrobottega della macelleria nella quale siamo stati accompagnati una decina d’anni fa.

E’ iniziata una corsa disperata a trovare soluzioni miracolose per salvare qualcosa che forse non doveva nascere: l’euro.

Purtroppo siamo stati tutti (o quasi) vittime di un incantesimo di massa. Abbiamo creduto che Stati molto diversi tra di loro con:

– lingue diverse

– storie diverse

– culture diverse

– economie diverse

potessero essere unite da una moneta.

Abbiamo voluto credere che l’abdicazione della politica agli apparati tecnocratici comunitari, avrebbe risolto il problema degli egoismi nazionali e del populismo clientelare dei rappresentanti dei cittadini.

Abbiamo finto di credere che dei manager, che facevano la spola tra la carriera nelle grandi banche ed il ponte di comando dell’Europa, avrebbero fatto i nostri interessi meglio dei soliti sciacalli, che gli elettori sono soliti eleggere.

Ci siamo illusi che le Nazioni più ricche ed avanzate avrebbero rinunciato a fare i propri interessi per portare quelle più indietro al loro stesso livello.

Abbiamo finto di considerare inevitabile smantellare le nostre aziende per ricostruirle dove c’era più “competitività”. Non abbiamo considerato un nostro problema il consumare sempre meno prodotti made in Italy a vantaggio di altri dalla provenienza “esotica”.

Abbiamo pensato che era una naturale evoluzione la finanziarizzazione dell’economia. Del resto “che palle” le fabbriche, l’artigianato, l’agricoltura…roba antica: meglio il terziario, i servizi e tutti in ufficio.

Il lavoro che diventa quasi tutto di carta-per-la-carta; poi un giorno quella carta brucia e non rimane niente.

Ci siamo persi dietro le emergenze democratiche dei Berlusconi, perdendo di vista quello che accadeva con i trattati europei. Mentre ci si preoccupava per chi portavamo nel nostro Parlamento a fare le leggi, l’UE stabiliva che, con il Trattato di Lisbona, le leggi in Europa non le avrebbero più fatte i parlamentari europei,bensì i commissari non eletti.

Abbiamo creduto che gli Stati Uniti e le gigantesche lobbies bancarie, finanziarie, energetiche e militari che la dirigono avrebbero assistito inermi alla sostituzione del dollaro (in favore dell’euro) quale moneta di riserva mondiale.

Abbiamo considerato che fosse irrilevante la scelta dell’Inghilterra di rimanere fuori dalla moneta unica. E perfettamente normale che detenesse una quota azionaria della Bce superiore alle banche centrali di Francia e Italia, ed inferiore solo alla Germania.

Non abbiamo considerato anomalo che quello che doveva essere il collante dell’ Unione europea, la moneta unica,fosse gestita da una banca centrale posseduta da banchieri privati.

Abbiamo permesso che la ricchezza ed il lavoro dei popoli fosse rastrellato dalla finanza ed alienato all’economia reale. Abbiamo concesso al sistema speculativo la massima libertà di azione,con una deregolamentazione selvaggia.

Abbiamo voluto credere al paradosso della crescita “infinita” di un mondo “finito“.

Ora la realtà della storia ci sta presentando il suo conto.

E nonostante tutto crediamo ancora a quello di cui sopra…

Pazzi.

Stay tuned

Fonte: L’incantesimo dell’ Euro | L’incantesimo dell’ Euro.

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