Epistolario


Condivido con voi quanto non è un articolo ma un epistolario ovvero una lettera (tra le molte) che mi giunge alla quale rispondo. Per il tenore delle cose qui dette, sia da una parte che dall’altra, penso sia utile metterle in comune perchè centrano in pieno il momento che stiamo vivendo. E’ quindi con spirito di servizio che offro a tutti voi il dolore e il riscatto che emergono da queste parole.
Grazie e buona lettura
Giovanni Carlini

Epistolario

Nella storia dell’uomo l’epistolario, ovvero una raccolta di lettere scritte nel tempo, ha sempre rappresentato un passaggio importante nella vita, perché ci permette di riflettere. Sia l’amore più intenso, narrato parola dopo parola, che le riflessioni più acute, trovano sulla carta una forma che ci consente di vedere quindi capire ciò che potrebbe sfuggirci.

Oggi una persona mi ha scritto una lettera:

Caro Giovanni, anch’io mi chiudo nel privato nei momenti di crisi, ma la differenza è che già esco pochissimo, lo stretto necessario e l’angoscia è proprio quella che, dopo aver riclassificato il bilancio di famiglia, ridotto i costi al minimo e aumentato le ore di lavoro al massimo, quella che ci rimane è la consapevolezza che non sto costruendo un progresso ma un regresso per noi e le mie figlie. E’ vero che l’amore fa la differenza, un conto è vivere queste esperienze nell’unione e nella condivisione, altro viverle nella condivisione della sola spesa.

Qualche volta ironizziamo e scherziamo sui consumi energetici, ma spesso mi prende proprio la paura di non farcela.

Mi sforzo di guardare al positivo. Con mio marito abbiamo chiuso l’attività con sacrifici notevoli, entro la fine dell’anno sistemeremo l’80% del nostro passivo, ma il restante 20 (che sarebbe ridicolo in condizioni normali) mi spaventa perché non è supportato da alcuna certezza, anzi barcollando le aziende in cui lavoro, vedo schiacciare ogni nostra possibilità di riuscire ad impostare una vita “normale. Ascoltando il tg poi vedo che lo “sforzo” per uscire dalla crisi non passa né attraverso una riduzione dei compensi né attraverso trattative con le aziende per far rientrare le produzioni già delocalizzate ridando lavoro ai cittadini. Con cosa pensano che pagheremo le tasse?! Con l’indennità di disoccupazione? Io non riesco a capire, quanta riserva ha lo Stato per pagare la cassa integrazione, mobilità o indennità di disoccupazione nonché pensioni?

E’ ragionevole pensare che la recessione sia vicinissima e che possa scoppiare il caos come negli altri paesi vicini. Adesso con Monti mi sembra d’ essere nell’occhio del ciclone, calma piatta ma la prossima settimana, emanato il verdetto cosa pensi che accada?

Non credi aumenteranno il numero degli indignati pronti a usare poco la ragione e molto le mani? Questo mi spaventa. Al momento l’unica valvola di sfogo sono i ragazzi della classe di mia figlia più piccola con i quali cerco di portare avanti diversi progetti. La loro freschezza, le loro battute mi risollevano anche se ammetto che farli lavorare non è affatto facile!

Grazie per la tua disponibilità che rinnovi anche dopo le mie pause silenziose.

Un abbraccio

Gli ho risposto:

cara pat,

purtroppo il mio lavoro è come quello del medico; lavoro quando gli altri stanno male. Ovviamente il mio fatturato è al massimo possibile, perchè ORA tutti chiedono assistenza e sto lavorando con più imprese contemporaneamente.

La mia esperienza è quindi al rovescio della tua: farcela per superare d’impatto la crisi. E’ una versione aggressiva che si adatta perfettamente al mio carattere, per cui mi trovo bene nel ruolo. Certo non ti credere che le tue angosce non le viva anch’io, ed è il motivo per cui non riesco ad addormentarmi prima della notte fonda.

Allora passeggio in corridoio e rileggo passi già noti, ma che ho bisogno di rivivere, pensando al 1929 e seguenti negli USA, alla Grecia d’oggi, quindi ai piani di marketing che sto facendo, alla internazionalizzazione su cui spingo, al conteggio degli scarti di produzione per singolo reparto (che sto studiando ora per un cliente).

In tutto questo penso anche all’amore, quello fisico non come atto di consumo, ma di celebrazione liturgico di un rito antico come il mondo, di rispetto e onore per una divinità a cui mi inchino per le quote di vita che mi consente di vivere ancora e poi ancora. Questa è energia pura.

Ti parlo di vita, di quella che fluisce dentro le vene e ti rende Uomo o Donna, quindi essere umano senza la cui forza non vai da nessuna parte. Quando sta per arrivare la tempesta e ora per noi il vento si è già alzato, ci accucciamo e scaldiamo. Nel farlo sento il battito del cuore di chi dovrei proteggere e questo “mi carica”. Allora devo studiare, pensare, amare, fare, dire e rincominciare da capo. Quindi fissare appuntamenti in India per il mio cliente, trovare strade in Nord America, garantire agevolazioni fiscali all’internazionalizzazione. E’ un lavoro!

Ne consegue andare dagli operai in fabbrica e chiedergli, quando si lamentano: perchè pagare 26 euro l’ora quando in Cina un pari collega ne prende 2? Lo so che la Cina è lontana, ma i loro prodotti sono su questo mercato e quello che produciamo, se non venduto, non serve a nulla.
Solo quanto commercializzato produce ricchezza, il resto è scarto-immondizzia.

Hai chiuso un’azienda. Vergognati dolce amica mia, hai chiuso un dono che Dio ti aveva concesso e lo hai fatto anche senza interpellarmi. Io sono solo un povero peccatore, ma faccio patti con il diavolo tutti i giorni per santificare un’impresa che non vuole cessare d’esistere e tu, che mi conosci da anni, ti permetti di chiudere un’azienda!? Ma a che ti servo se poi chiudi?

Non mi sto facendo alcuna pubblicità, ma ti responsabilizzo sulla valorizzazione di ogni contatto che hai vicino a te per meglio vivere. Solo così ce la fai. Sono al tuo fianco da molto tempo, seppur nella mia umana povertà e semplicità. Una cosa è certa però, se tu cessi di vivere io resto solo e soffrirò la solitudine. Qui non se ne esce con te che ti salvi e io che muoio. O ci diamo una mossa tutti quanti o nessuno resterà a giudicarci. Con queste parole non voglio dire che prima era meglio d’adesso, in realtà negli ultimi mesi non è peggiorato nulla, abbiamo solo ora preso coscienza di qualcosa che si stava preparando dal 2008. La mia sorpresa è constatare quanto pochi se ne siano accorti, ma anche con queste considerazioni non facciamo poi tanta strada. Passiamo all’attacco amica mia: che cosa sai fare? Metti da parte la paura o condividila con me, ma adesso tirati su le maniche e dimmi cosa potresti organizzare. Il tuo amico Giovanni.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI
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