Monti come Parri?


di Giovanni Carlini.

L’atteggiamento del Governo Monti, spiccatamente proteso verso le problematiche economiche del Paese, consente di studiarne i comportamenti e le decisioni non più e solo nell’ambito della politica, ma nel pieno del quadro economico nazionale. Anzi, va sottolineato come questo governo di politico non abbia mai avuto nulla, avendo messo a tacere (non si sa per quanto ancora) ogni forma di lettura culturale e ideale della vita sociale degli italiani, soffocando tutto con l’economia.
Qualcuno potrà anche obiettare che in presenza di una crisi economica ci si debba concentrare su questo aspetto, ma è qui che ci si divide tra chi ritiene che le difficoltà iniziate nel 2008 siano solo frutto dei subprime e altri che pensano a una crisi di valori e di stili di vita da svecchiare, verso qualcosa di diverso ancora non definito.
Indubbiamente si consuma e acquista in esito a un modello culturale. Modificando questo modo d’essere, perché ad esempio si ritiene d’aver troppo esagerato in tante cose, anche il criterio di consumo cambia da cui il sistema produttivo è costretto ad adeguarsi proponendo nuovi rapporti di prezzo-qualità e di durata del prodotto. Se fosse confermato che la crisi in atto con i suoi picchi del 2009 e del 2012 sia essenzialmente culturale prima ancora che solo economica, il Governo Monti esprime l’intera inadeguatezza.
Molti insistono che bisognava salvare una moneta che è giù morta soggetto a ordine categorico emesso da molte cancellerie: salvarla a tutti i costi. Francamente impegnarsi in una battaglia di retroguardia, difendendo quanto non ha più ragione d’essere, non è il massimo della lungimiranza.
All’euro resta l’onore d’essere stata una bella idea, applicata in forma pessima, come del resto tutto l’impianto della UE, al di là della coordinazione economica che ha avuto successo. Sugli altri aspetti dell’Europa unita, resta teoria pura il cui costo grava sui bilanci delle nazioni.
Sicuramente un pregio al Governo Monti va riconosciuto: l’inversione di rotta. Culturalmente parlando, sin dal 2009, era stata avvertita nella Nazione la necessità di una maggiore adesione allo Stato (pagando le tasse) e un bisogno di meno internazionalizzazione intesa come mescolanza di razze (da qui una crescente difficoltà verso gli immigrati). Però sbattere in faccia ai cittadini l’Agenzia delle entrare, quella della riscossione (Equitalia sotto bombardamento) e la Guardia di Finanza sarà anche simbolo del cambiamento, ma apre un conflitto anziché un accordo.
Ecco dove il Monti esprime tutta la sua povertà di tecnico.
Più che alzare il costo della benzina, al Paese serve un nuovo patto sociale che passi dal lavoro, all’occupazione, alle tasse e quindi la pensione, il modo di produrre e di comprare e spendere. Per poter offrire questo new deal alla Nazione serve un politico come Roosevelt o quanto rappresentò nella nostra storia Alcide De Gasperi, non un professore d’economia, che applica i suoi teoremi ammazzando la nazione purchè i conti tornino!

Non si può pretende di salvare la Nazione modificando qualcosa su taxi, farmacie, notai e benzinai, lasciando gli ordini professionali intatti e sopratutto 20 Regioni e 110 provincie che si sovrappongono a 8.092 comuni. Ovviamente gli enti locali sono qui interpretati come un prezzo da pagare alla politica dove allevare giovani generazioni di politici che ancora non ci hanno dato un nuovo Cavour, o un De Gasperi o infine o un Giolitti quale fu sintesi tra culture.
Forse uccidere gli italiani è un’espressione eccessiva, ma certamente la loro propensione al consumo è stata intenzionalmente contratta senza però modificare quei meccanismi che stritolano le PMI (carenza di liquidità dalle banche, la piaga degli insoluti, i fallimenti etc)
Per interrogarsi meglio su un’ostilità al Governo Monti che potrebbe apparire faziosa, il ricorso alla storia è necessario e il paragone corre a uno dei primi governi italiani, quello di Parri che durò qualche mese. Aurelio Lepre, nella “Storia della Prima Repubblica dal 1943 al 2003” così si esprime su Parri: (..) in una situazione eccezionale l’impegno e l’onestà erano doti insufficienti. Parri avrebbe dovuto mediare, ma non era un mediatore. Quando si dimise, accusando di colpo di stato i liberali e la DC il Palazzo rimase indifferente come pietre di fronte agli avvenimenti
Sembra che tutto sia stato già scritto.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

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  1. #1 di studio reklamy lubin il 18 luglio 2013 - 09:51

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