La Sicurezza per uno Stato è anche benessere e prospettive di crescita.


da: Centro Studi Sviluppo relazioni per la Sicurezza. 17 Gennaio 2012

Non è possibile affermare con certezza che la crisi economica affrontata dalle economie sviluppate  negli ultimi quattro anni sia alle nostre spalle. In altri termini: lo squilibrio all’interno dei flussi commerciali mondiali unitamente al livello elevato di debito che caratterizza sia il settore pubblico che privato, rivestono un’importanza tale che abbiamo il dovere di anticipare le numerose crisi che ci aspettano nei mesi (anni) a venire. In Europa poi ci sono diverse ragioni per consigliare cautela nel prevedere il risultato politico ed il risultato economico delle attuali e future crisi; e ciò proprio mentre le diverse autorità coinvolte cercano di gestire gli effetti combinati

  • della recessione economica dell’eurozona
  • delle preoccupazioni del debito sovrano
  • del potenziale impatto su quelle parti del settore finanziario che sono già state indebolite negli ultimi mesi ed anni.

La sfida per chi naviga (conducendo quindi) in queste acque difficili è quella di incoraggiare la riduzione dei livelli di indebitamento, pur riconoscendo che tale scelta indebolirà il malato ulteriormente per molti anni a venire. E’ inoltre necessario rafforzare le istituzioni finanziarie che si trovano al centro del nostro sistema capitalistico in modo che possano svolgere pienamente il loro ruolo nel promuovere la crescita economica.

Quelle sopra sono parole estratte dalla prefazione al bilancio 2011 del Presidente del Gruppo Rotschild, il Barone David de Rotschild.

Orizzonte 2020

Horizon 2020 è lo strumento finanziario di attuazione di quella che si chiama Innovazione dell’Unione Europea, un’ iniziativa bandiera dell’UE volta a

  1. garantire la competitività europea a livello globale
  2. creare nuova crescita e posti di lavoro in Europa
  3. in grado di affrontare le sfide sociali
  4. contribuendo a colmare il divario tra ricerca e mercato
  5. aiutando le aziende più innovative a sviluppare le loro innovazioni tecnologiche in prodotti validi con reali potenzialità commerciali
  6. creando partenariati con il settore privato e gli Stati membri per mettere insieme le risorse necessarie
  7. mirando ad abbattere le barriere che ostacolano la creazione di un vero mercato unico per la conoscenza, la ricerca e l’innovazione.

Non è dato di sapere se queste affermazioni (che sono importanti e logiche di per se stesse) rappresentino un modo di dire, dunque prive di “anima”, ovvero prive della genuina volontà di attuarle al meglio: in sostanza non si riesce a capire se si basino su effettive ed efficaci capacità dell’UE, capacità che dovrebbero essere composte da adeguati strumenti di medio e lungo termine di tipo legislativo, finanziario, infrastrutturale, industriale, con una buona dotazione di materie prime e di energia (pulita, indipendente, a basso costo e illimitata) e da un sistema valoriale adeguato al 21° secolo.

Certo è che dalle convulsioni ed emergenze nel 2011 vissute dall’UE (a livello di stati membri, di vertici bilaterali e delle istituzioni europee), emergerebbe che Orizzonte 2020 sembri più una favola (soprattutto se presa in considerazione dagli analisti e dagli investitori che operano sul mercato globale).

Si trovano spunti di ciò nelle interessanti valutazioni espresse da S&P il 13 gennaio 2012:

  • i risultati del vertice UE del 9 dicembre 2011, e le successive dichiarazioni dei politici, ci portano a credere che l’accordo raggiunto non abbia prodotto una svolta di dimensioni e di portata sufficienti a risolvere pienamente i problemi finanziari della zona euro
  • crediamo anche che l’accordo si basi solo su un riconoscimento parziale della fonte della crisi: ovvero che le attuali turbolenze finanziarie si spieghino anzitutto con la dissolutezza fiscale della periferia della zona euro. A nostro avviso, invece, i problemi finanziari che si trovano di fronte alla zona euro sono sia una conseguenza dei crescenti squilibri esterni sia delle divergenze di competitività tra il centro dell’UEM e la cosiddetta”periferia”
  • crediamo che un processo di riforma sulla base del solo pilastro di austerità fiscale rischi di diventare controproducente, in quanto la domanda interna è in linea con le crescenti preoccupazioni dei consumatori sulla (in)sicurezza del lavoro e del reddito disponibile, riducendo le entrate fiscali nazionali
  • per quegli Stati i cui debiti hanno prospettive negative, crediamo che i rischi al ribasso persistano e che un ambiente economico e finanziario più sfavorevole potrebbe erodere i loro punti di forza entro il prossimo anno o due a un livello che a nostro avviso potrebbe giustificare un’ulteriore revisione al ribasso del loro rating a lungo termine
  • crediamo che i principali rischi che potrebbero influenzare i debiti sovrani dell’eurozona a vari livelli siano legati alla possibilità di un ulteriore significativo deterioramento fiscale come conseguenza di un ambiente a maggior recessione macroeconomica e/o vulnerabilità per via di un’ulteriore intensificazione e ampliamento di avversione al rischio tra gli investitori, mettendo a rischio l’accesso ai finanziamenti a tassi sostenibili

La scheda di valutazione dell’Italia

Se qualcuno fuori dell’Europa dovesse decidere se investire in Italia nel medio-lungo periodo e prendesse in considerazione una delle tante pagelle e raccomandazioni emesse (o riferimenti emersi) sul Bel Paese nel corso del 2011, troverebbe scritto anche quanto segue: “nell’ultimo decennio l’economia italiana è stata orientata verso attività a bassa intensità di ricerca.  Nonostante un aumento della R & S nei settori classici, i livelli di investimenti rimangono in gran parte inferiori ai principali concorrenti industriali. Questo indica una tendenza verso una specializzazione di prodotti a bassa tecnologia. Il livello relativamente basso di investimenti del settore privato nella R & S e nell’ innovazione è in gran parte dovuto al fatto che l’economia italiana è caratterizzata anche da un gran numero di PMI e di microimprese, nonché dalle grandi differenze tra le regioni italiane. La competitività del Paese potrebbe trarre ulteriore beneficio

  1. dal miglioramento delle prestazioni del sistema di istruzione superiore
  2. da una migliore risposta al bisogno di competenze specifiche da parte dell’economia”.

Tuttavia:

  • la prima università italiana che compare nella classifica mondiale 2011 è al 183° posto. Si tratta inoltre di una università a specializzazione giuridico-umanistica, non tecnico-scientifica;
  • riguardo il bisogno di “competenze specifiche da parte dell’economia”, il nuovo Governo guidato dal Professor Monti, esperto della materia, dovrebbe enunciarle in modo semplice e comprensibile a tutti, indicando secondo quali fondamentali la politica economica italiana debba essere riprogrammata nel lungo periodo per (almeno sperare di) tornare ad essere competitiva.

Fonte: L’Intelligence che Monti non ha e l’Orizzonte 2020 che non c’è.

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  1. #1 di course677divert il 1 febbraio 2012 - 21:46

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