Le cose che ancora non si possono dire


di Giovanni Carlini.

Siamo entrati in un periodo di conformismo acritico. Ad esempio le cose che non si possono dire sono:
a)    le liberalizzazioni rappresentano un aspetto politico e non possono essere gestite da un Governo tecnico;
b)    non avevamo capito che bastasse mettere sotto pressione tassisti, medici, farmacisti, notai, avvocati e camionisti, per risolvere i problemi del Paese. Tutto qui? In realtà si pensava a qualcosa di più articolato come:
1)     la privatizzazione della RAI (perché le reti Mediaset lavorano con 5.000 dipendenti quando la RAI ha bisogno di 15mila stipendi mensili?)
2)    La finanza pubblica è stata danneggiata dal 1975 con l’istituzione degli Enti Locali. Se abbiamo 8.093 Comuni perché non valorizzarli in luogo di 110 provincie e 20 regioni? Indubbiamente il Comune è molto più vicino al cittadino di qualsiasi altro ente;
3)    In ambito europeo i singoli stati dovrebbero smettere di emettere titoli di stato lasciando che sia solo la BCE a farsi carico delle singole necessità del territorio UE;
4)    La banche continuano ad essere il problema, anziché la soluzione per le imprese! Credo sia necessario, per tagliare fuori il sistema creditizio delle aziende, che si debba permettere ai distretti o alle singole imprese, d’accettare prestiti da privati per finanziare progetti di sviluppo o solo per il funzionamento. Questo oggi è possibile a livello di prestito, ma servirebbe una presa di posizione governativa;
5)    Gli insoluti. Nelle riforme neppure si è mai parlato di questa piaga, laddove servirebbe una riforma per evitare la paralisi del sistema economico nazionale;
6)    I ritardati pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Sembra che questo aspetto sia preso in esame, ma ancora nulla è stato fatto;
7)    Questione taxi: se è vero che i tassisti hanno speso troppo tra licenza e autovettura, perché non rimborsarli con titoli di stato per la parte eccedente?
8)    Questione carburante: è vero che il Governo afferma “basta tasse”, ma il costo del carburante non è forse un’altra tassa? Probabilmente i camionisti che hanno bloccato gli accessi alle autostrade, sbagliano nel modo, ma qualche fondato concetto da esprimere lo hanno;
9)    Possibile che oltre 10 giorni dopo dal naufragio della Costa Crociere, non si possa contemporaneamente cercare dispersi e recuperare o il carburante o meglio almeno provare a recuperare l’intero scafo da avviare in un cantiere?
La conclusione è semplice. Tutto quanto qui elencato richiederebbe un discorso “politico”, che sia anche culturale da fare al Paese. Se dovesse esistere una classe politica in grado di mettersi in gioco e proporre alla Nazione un disegno strategico o una sorta di new deal (accordo stato-cittadino) batta un colpo e si presenti prima che sia troppo tardi.
Grazie Italia.

La mia firma: un sociologo economista.

Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com

La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

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  1. #1 di course677divert il 1 febbraio 2012 - 21:45

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