MARIO DRAGHI, IL VENDICATORE MONETARISTA DEL BLOCCO LATINO


DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD
Telegraph.co.uk

Gli aggregati monetari si stanno contraendo a un ritmo accelerato su tutti i fronti. L’indice allargato M3 è diminuito per il terzo mese di fila. Il crollo si oramai già verificato.

Il credito alle famiglie e alle aziende si è contratto di 90 miliardi di euro solo a dicembre. È la più forte diminuzione in un solo mese dal lancio dell’euro, ancor peggio della situazione susseguente al collasso Lehman nell’ottobre 2008 o di qualsiasi periodo nel corso della Grande Recessione.

Potremmo essere terrorizzati al pensare cosa sarebbe successo al sistema bancario europeo e alla solvibilità dell’Italia e della Spagna se prima di Natale Mario Draghi non fosse arrivato in soccorso con il prestito illimitato per tre anni all’1 per cento, contro ogni sorta di collaterale, e se i folli Hayekiani fossero ancora alla testa della Banca Centrale Europea.

Sappiamo con certezza che abbiamo evitato una pesante stretta creditizia, una grande crisi dei finanziamenti“, ha affermato Draghi a Davos.

Speriamo che sia così. Nel frattempo, ci sono stati dei bei danni. Il Fondo Monetario Internazionale si aspetta quest’anno una contrazione economica del 2,2% in Italia e dell’1,7% in Spagna, con ulteriori discese nel 2013, se tutto andrà bene.

Fattori pesanti per le traiettorie del debito. Il debito italiano salirà fino al 127% del PIL alla fine di quest’anno. Quello spagnolo all’84%, un dato peggiore dell’11% rispetto alla previsione fatta a settembre. Ci sarà uno scarso recupero per il deficit di bilancio in tutte le nazioni. Così tanta austerità per risultati così piccoli.

Per la Spagna, ci saranno altri tagli. Citigroup ha già stabilito il 26% di disoccupazione per quest’anno. Ciò spingerebbe il tasso della disoccupazione giovanile verso il 54% a livello nazionale, con punte del 60% in Andalusia.

L’acredine sta facendo la sua comparsa. Rodrigo Rato, direttore di Bankia ed ex direttore del FMI, ha detto che la struttura dell’unione monetaria è fissata a favore della Germania. “Quando i tedeschi sono nei guai, gli altri membri dell’UE li aiutano, quando gli altri hanno problemi, la Germania si avvantaggia per abbassare il costo per accedere al credito”, ha detto.

C’è una parte di verità in questo. La BCE ha fissato tassi troppo bassi nel corso di oltre dieci anni per aiutare la Germania a uscire dalle difficoltà, favorendo i boom del credito che hanno destabilizzato mezza Europa. Il favore non è stato restituito alla metà del 2011, quando il gruppo Trichet-Stark ha alzato i tassi anche se i depositi M1 stavano collassando in tutto il Club Med, con le conseguenze che ora sono dolorosamente evidenti.

Il FMI non ha ancora annunciato le sue nuove previsioni per il Portogallo. Se le modifiche dovessero seguire le revisioni fatte per la Spagna, il debito pubblico del Portogallo toccherà quest’anno il 130% del PIL invece del 118%. Questo conteggio non comprende una sequela di enti semi-statali che spingerebbe il dato ben più in alto.

Olivier Blanchard, il capo economista del FMI, si lamenta della nuova recessione dell’Europa con l’effetto combinato dei tagli fiscali e della stretta creditizia, mentre le banche tagliano i propri bilanci nell’agone per soddisfare per giugno i requisiti di capitale Tier 1 per evitare di essere nazionalizzate.

Il decremento del debito è una maratona, non uno sprint. Andare troppo velocemente uccide la crescita. Quello che sta avvenendo in Europa non farà altro che peggiorare le cose”, ha detto. La corsa ai tagli sta “provocando una pericolosa spirale“ per il sistema nel suo insieme.

Se non venisse contenuto, questo vortice potrebbe causare esiti peggiori, che sia un default disordinato o un’uscita dall’Euro, con forti ripercussioni, prima sul resto dell’eurozona e poi sul resto del mondo”, sono le sue parole. Ci sono voluti venti anni per purgare lentamente l’eccesso di debito lasciato dalla Seconda Guerra Mondiale. Il FMI teme che questa volta ci possa volere ancora più tempo.

Blanchard non è un keynesiano. Coloro che sono a favore di una svolta monetarista sono meno allarmati da una contrazione fiscale. Non ho dubbi che uno stimolo monetario a oltranza – il classico rimedio del britannico Ralph Hawtrey, dello svedese Gustav Cassel o dello statunitense Irving Fisher negli anni ’30 – potrebbe contrastare gli effetti di una riduzione fiscale se venisse realizzato nel modo corretto. Il fardello del rapporto tra debito e PIL in questo modo diminuirebbe rapidamente e la deflazione sarebbe evitata, una lezione che il Giappone ha dimenticato.

La grande domanda è se Mario Draghi se abbia introdotto una politica simile, in modo nascosto, con le sue Long-Term Repo Operations (LTRO), avviate a dicembre con 489 miliardi di euro per i prestiti a tre anni verso 523 banche e che saranno seguite da un’altra raffica a febbraio.

Le LTRO non sono proprio un pasto gratis. Stanno sostituendo i finanziamenti in fase di contrazione, ma in questo modo le banche in Italia, Spagna, Francia e Portogallo usano questo denaro a basso prezzo per comprare obbligazioni sovrane che hanno alti rendimenti, il “carry trade” di Sarkozy – e non prestano invece alle aziende, come può testimoniare la fresca bancarotta di Spanair.

È una vittoria di Pirro”, ha detto Guy Mandy di Nomura. Ha impedito uno shock di liquidità e riportato un minimo di fiducia, ma è “sempre più punitiva” perché gli haircut sui collaterali stanno falcidiando i bilanci delle banche.

Tanto più usano questa struttura, tanti più collaterali affidano alla BCE. Dato che la BCE è un creditore privilegiato, tutti gli altri sono sottoposti a una “subordinazione”. A un certo punto tutta la dinamica potrebbe diventare disturbante, e provocare una stretta creditizia. Mandy è inquieto per quello che potrebbe accadere se Fitch e Moody’s si unissero a S&P nel downgrading dell’Italia a BBB+, alzando il margin call al 5%.

Fitch ha abbassato di due livelli il rating dell’Italia portandolo ad A- con una prospettiva negativa, citando “la mancanza di chiarezza sulla struttura definitiva di un’UEM fondamentalmente riformata; il rischio di una crisi di liquidità che si autoavvera e persino di una crisi di solvibilità in assenza di un firewall finanziario davvero credibile contro il contagio”.

Sì, i monetaristi pensano che Draghi stia silenziosamente realizzando un colpo da maestro. “È un QE simulato: il suo impatto è attenuato perché non hanno ben chiarito quello che stanno facendo, ma alla fine potrebbe essere potente quanto il QE in America e in Gran Bretagna”, ha detto Lars Christensen di Danske Bank.

Tim Congdon di International Monetary Research ha affermato che Draghi ha già incrementato il credito totale alle banche da 580 a 832 miliardi di euro dall’inizio di novembre, invertendo completamente la contrazione di Trichet della fine del 2010.

Si potrebbe arrivare a quasi 1,5 trilioni di euro per quest’anno. Anche se ciò non provoca nell’immediato un incremento della base monetaria (ma solo dell’emissione di moneta), è probabile che trapeli comunque nei mesi prossimi grazie a un complicato effetto secondario. “La mia conclusione è che il bazooka di Draghi sia un esempio aggressivo di easing monetario, e la crescita dell’M3 nell’eurozona potrà arrivare al 5% o anche più [annualizzato] alla metà e alla fine del 2012.”

Rimango scettico sulla fattibilità di una moneta unica europea nel lungo termine, ma il giorno della condanna a morte è stato posticipato ancora una volta”, ha detto.

Se Draghi è davvero il vendicatore monetario del blocco latino, i tedeschi lo scopriranno velocemente. In questo caso, sarà la Germania a riscaldarsi, a subire l’inflazione e soffrire per una bolla creditizia “latina” se la ruota della fortuna dell’UEM dovesse cambiare direzione. La crisi dell’Europa prenderebbe una svolta politica completa. Ma questo è un capitolo successivo.

**********************************************Fonte: Mario Draghi, the Latin Bloc’s monetarist avenger  ComeDonChisciotte – MARIO DRAGHI, IL VENDICATORE MONETARISTA DEL BLOCCO LATINO.

29.01.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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