Prospettive di colpo di stato


di Giovanni Carlini.

Commentando e spiegando con i miei studenti il film “La Lady di ferro” ispirato alle gesta della Signora Margaret Thatcher, (a cui voglio molto bene, essendo figlio della sua epoca) emergono dei parallelismi tra l’Argentina del 1982, la Grecia del 2012 e la Turchia di oggi.

Cosa lega questi 3 paesi a un filo comune?

I militari, nel paese sudamericano, arrivarono al potere con un colpo di stato perché chiamati a svolgere un ruolo che non seppero assolvere, degenerando. Resta comunque il fatto che la “scelta militare”, laddove ci sia uno Stato Maggiore preparato a questo, rappresenta l’ultima soluzione per salvare il Paese dalla bancarotta politica, economica e sociale. Almeno questo la storia ci insegna.

Ebbene la Grecia di oggi è sicuramente allo stremo, rea di troppe colpe, ma sicuramente vittima di una miopia clamorosa da parte della UE che avrebbe richiesto una moderazione nei finanziamenti aprendo alle opere pubbliche rilanciando il paese. Già Franklin D. Roosevelt seguì questa strada con successo dal 1932 al 45’ (allora si chiamò New Deal).

Ebbene una Grecia stremata, con uno Stato Maggiore che ha già percorso la via del colpo di stato quindi dotato della cultura di governo necessaria, fra quanto tempo potrebbe prendere il potere?

Non è finita. Qualche settimana fa è stato arrestato il Capo di Stato Maggiore (in pensione) dell’esercito turco, con l’accusa di tramare per un colpo di stato.

L’esercito di questo paese è il custode della Turchia laica, ovvero di quella unica formula che ne permetterebbe l’ipotesi di un ingresso nella UE. L’arresto della massima autorità militare turca, che segue e anticipa un’impressionate serie d’eventi similari, spiega l’immaturità politica  della Turchia all’ingresso nella UE come spiegai a Istanbul nel 2009, in un convegno della Confindustria tedesca. Non solo, ricordo ancora come su questo sito scrivendo “La Turchia nella UE? No grazie!” fui attaccato da un lettore, accusato d’essere un integralista cattolico. Che sia cattolico è vero, sull’integralismo credo di no, ma certamente i recenti fatti confermano che la visione di allora strutturata su idee e studi, oggi si fa cronaca.

Andiamo oltre, cosa comporta per noi la presenza di regimi militari in Grecia e in Turchia? Apriamo una parentesi. L’attuale governo in Italia non è forse anch’esso un colpo di stato in bianco, includendo la sospensione dell’attività politica? Neppure la finzione della quasi unanimità parlamentare giustifica le attuali scelte. Nelle democrazie, se tali sono, si ricorre all’elettorato non ai colpi di stato. Chiusa la parentesi, cerchiamo di capire per la UE e l’Italia cosa possa cambiare in Europa con 2 regimi militari.

Per l’Euro potrebbe rappresentare la spallata finale e qui ci si divide tra chi non crede nella moneta unica, perché poggia su un’assenza di strutture politiche e sociali e chi invece la adotta come dogma. Non entriamo nel merito, ma certamente gli scenari futuri non sono favorevoli all’euro, anche per chi lo vuole difendere pur in presenza di un suo effettivo fallimento (stiamo peggio rispetto a quando esordì). Passando alla UE il probabile cambio di regime in Grecia, indica che qualcosa non funziona a livello di struttura della comunità, ma ancora oggi non c’è capacità autocritica nella revisione del concetto europeo, per cui si pensa che il futuro evolva in una lunga crisi-agonia di un qualcosa che forse potrebbe risolversi non certamente a 27. Si pensa ad ambiti molto più ristretti tornando all’Europa a 7 o 9.

Sul punto di vista pratico all’Italia e alla sua industria, il risorgere della Grecia sganciata dalla UE e dall’euro, con la sua dracma e un governo autoritario, non dovrebbe comportare alcuna difficoltà se non l’apertura di un mercato, che forse avrà capito la lezione, per cui privi di un robusto sistema manifatturiero, non si può vivere. Per la Turchia, con un governo militare, non cambia nulla per l’economia del nostro paese, se non l’opportunità d’aiutare una nazione che non vuole essere sola nel difendere la sua laicità. Tutto sommato potremmo rappresentare delle sponde per rompere l’isolamento di questi popoli nella loro eterna ricerca di stabilità.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

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