Keynes blog

 

Senzanome

Una conversazione radiofonica tra Keynes e Sir Josiah Stamp sulla stupidità dei governi nazionali nell’imporre sacrifici. Il dialogo fu trasmesso dalla BBC il 4 gennaio 1933. Sebbene siano passati 80 anni da allora, questa intervista risulta di straordinaria attualità e dimostra come le idee sbagliate siano così dure a morire. 

Keynes, adottando l’approccio macroeconomico, smonta una per una le tesi del partito dell’austerità, in particolare quella per cui lo Stato deve risparmiare (come farebbe una famiglia) per ripagare i propri debiti, ma anche l’idea tipicamente neoclassica che dalla crisi si possa uscire grazie all’azione individuale nel libero mercato. Se qualcuno se lo chiedesse, nell’anno in cui Keynes rilasciava questa intervista il debito pubblico britannico sfiorava il 180% sul Pil. Il testo è stato pubblicato da Manifestolibri (1996). 

View original post 1.504 altre parole

  1. #1 di Ellis il 29 settembre 2012 - 03:54

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  2. #2 di Pitocco il 4 marzo 2012 - 18:03

    C’è differenza tra i mezzi impiegati e l’ideologia che spinge verso il fine.
    Le due cose sono molto controverse, ma se il fine è il benessere di una società il mezzo, qualunque sia è sempre e comunque accettato.
    Purtroppo in questa società italiana i mezzi non mancano, non mancano neppure le risorse, ma sono assenti le persone responsabili, quelle autorevoli e non serve del fine ultimo quale è solo il profitto.

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    • #3 di Linux il 14 marzo 2012 - 08:12

      >qualunque sia è sempre e comunque accettato

      si, dal gruppo che ne beneficia. Quid dei perdenti?
      In tutti gli assetti societari/economici esistono i vincenti ed i perdenti, non é sempre un zero sum game perfetto ma inevitabilmente la natura del gioco é quella

      >ma sono assenti le persone responsabili

      verrebbe da pensare ad una inferiorità culturale (nei fatti se non nella natura) che fa di certe caratteristiche nostrane, spesso “valorizzanti” e autocompiaciute, delle classiche palle al piede, taglia XXL

      >e non serve del fine ultimo quale è solo il profitto

      a mio avviso il profitto non é un male in sé: siamo tutti servi del profitto in senso lato. Senza profitto non ci sarebbe motivazione

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      • #4 di Pitocco il 14 marzo 2012 - 13:54

        I perdenti non ci sono se il benessere è riversato a tutti.

        >verrebbe da pensare ad una inferiorità culturale
        Sì hai perfettamente ragione: inferiorità culturale ormai pervadente in tutti gli strati sociali, anche in quelli che reputeremmo acculturati. Per profitto sono in parte d’accordo. E’ vero spesso è l’elemento che trascina, ma che non deve essere inteso in senso monetaristico. Profitto è anche il consenso famigliare, quello sociale, quello artistico, in sostanza è il riconoscimento dell’individuo nella società senza la quale l’uomo non esisterebbe.

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  3. #5 di Linux il 17 febbraio 2012 - 08:45

    belle le politiche keynesiane quando applicate correttamente (come fecero i nazisti, JMK non é un feticcio solo della sinistra ma anche della destra o dei grandi gruppi economici che sono i primi a beneficiarne), il problema resta sempre e comunque lo stesso: coi soldi di chi? Come finanziarle?

    Atroci le politiche keynesiane quando applicate a sporposito per motivi ideologici e/ di conveniente cabotaggio di sopravvivenza politica.

    Immonda la correlazione non perfetta ma rilevante tra politiche keynesiane e “big state”…

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