Italia e Spagna prossimi bersagli dei mercati


di Mauro Bottarelli.

L’angolo dell’umorismo: «I fondi dati dalla Bce alle banche sono ora più accessibili alle famiglie e alle piccole imprese. Le banche dovrebbero sfruttare l’attuale situazione per rafforzare i bilanci, tagliando dividendi e bonus». Parole e musica di Mario Draghi, presidente della Bce, martedì a Parigi. Ora andiamo avanti e asciugatevi le lacrime dal ridere che avete agli occhi. Ieri i vertici dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, guidati dal presidente, Giuseppe Mussari, hanno incontrato i dirigenti dei principali partiti politici – Pdl, Pd e Terzo polo – per un primo round di consultazioni. Tradotto, la politica vuole far vedere che si occupa di cittadini e imprese contro le banche avide e cattive, mentre le banche lisciano il pelo ai politici in versione dickensiana per garantirsi la sparizione della norma sull’abolizione delle commissioni dal Decreto semplificazioni (sono cinico, lo so).

Angelino Alfano, a nome del Pdl, ha definito il proprio partito come «avvocato dei cittadini», lanciando cinque richieste ai vertici dell’Abi. Vediamole nel dettaglio: i soldi che le banche hanno avuto dalla Bce devono essere reimpiegati per i cittadini; irrevocabilità delle erogazioni già concesse alle famiglie e alle imprese; una moratoria che consenta il posticipo del pagamento delle rate dei mutui non pagati negli ultimi 18 mesi, con il ricalcolo della rata del mutuo stesso; maggiori controlli sull’operato del sistema creditizio anche da parte della Banca d’Italia e, infine, attenzione sul fronte del lavoro per le circa 320mila persone che lavorano nelle banche per cui si chiede il mantenimento dei livelli occupazionali.

Va beh, poi spegnete la Playstation e andate a dormire tutti agitati. Al netto del fatto che, come dimostrato dalla trasmissione “Piazzapulita”, i legami tra banche e politica sono ben avanzati, anche senza bisogno di vertici (provate voi a ottenere un mutuo all’1,57% di interesse come ha fatto l’onorevole Francesco Barbato presso la filiale del Senato della Bnl. A proposito, caro Luigi Abete, nulla da dire al riguardo?), non vogliamo essere populisti, ma solo mettere in fila qualche numero e dato e chiederne conto a Mussari e soci. A fronte della massa di liquidità a basso costo messa in circolo dalla Bce (1000 miliardi) e dalla Fed nei suoi due programmi di quantitative easing, qual è lo stato di salute della crescita di massa monetaria nel mondo? Un disastro.

Lo certificano i dati preparati da Simon Ward della Henderson Global Investors, secondo cui la crescita di massa monetaria M1, sia nelle economie del G7 che in quelle emergenti dell’E7, è crollata durante l’inverno. Non a caso, Nick Bullman di CheckRisks invita tutti a una pausa di riflessione: «È terrificante che i mercati stiano salendo, stante il vero stato di salute del mondo reale». Che fare, quindi? Paralizzata dai falchi e dalla campagna elettorale per le presidenziali ormai alle porte, la Fed sembra intenzionata a non muoversi, tanto più che al nulla o poco più offerto al Congresso da Ben Bernanke prima nel corso della sua audizione e martedì nel corso del Fomc, si è unito il giudizio senza sconti di Richard Fisher, capo della Fed di Dallas, secondo cui «non è il nostro lavoro quello di puntellare e tenere in piedi Wall Street». E con l’aumento delle tasse che scatterà automaticamente a fine anno, la montagna fiscale che l’America si troverà ad affrontare non invia segnali incoraggianti. Stessa questione in Europa, dove l’interventismo della Bce attraverso il programma Ltro è servito soltanto a salvare dal collasso il sistema bancario spagnolo e portoghese e far guadagnare altri scampoli di esistenza all’eurozona.

Il dato dei depositi overnight parla chiaro, così come le scadenze imposte per portare il Core Tier 1 al 9%, come chiesto dall’Eba. Il bazooka di Draghi si è trasformato in un revolver, capace di rallentare il deleveraging in atto, ma non di fermarlo, il tutto a costo di grosse distorsioni nel sistema creditizio e subordinazione strutturale dei creditori privati. I dati di gennaio riguardo i depositi reali di massa M1 forniti dalla Bce, d’altronde, parlano di un collasso spaventoso iin Europa, con la variazione a sei mesi del -12,9% in Grecia, -9,2% in Irlanda, -9% in Portogallo e -8% in Italia. E siccome quello della variazione a sei mesi è un indicatore di primaria importanza, sul nostro Paese – nonostante il miracoloso governo tecnico – si stanno addensando nuvole sempre più nere. L’output industriale è sceso del 5% nell’ultimo anno e in piena recessione dovremo affrontare un’ulteriore stretta fiscale del 3,5% del Pil quest’anno. E che il nostro Paese e la Spagna saranno i prossimi bersagli del mercato lo certificano le tre tabelle che pubblichiamo di seguito ed elaborate dalla Banca per i regolamenti internazionali, quindi non un pericoloso pensatoio di sovversivi anti-capitalisti. Ecco, vorremmo proprio che Mussari e i vertici dell’Abi ci dessero delle spiegazioni al riguardo.

Come vedete dal primo grafico, gli istituti di credito italiani e spagnoli hanno dominato per utilizzo delle aste Ltro della Bce, surclassando quelli tedeschi, finlandesi e del Lussemburgo per ammontare.

Bottarelli 150312 1 Italia e Spagna prossimi bersagli dei mercati

In compenso, però, sono le banche di questi ultimi tre paesi a dominare la classifica per il maggiore utilizzo di depositi presso la Bce, i cosiddetti overnight i cui livelli stellari mandano in bestia qualsiasi cittadino medio, mentre Italia e Spagna hanno registrato incrementi marginali.

Bottarelli 150312 2 Italia e Spagna prossimi bersagli dei mercati

Il problema maggiore, però, è dato dal terzo grafico, ovvero quello che descrive la velocità di uscita dei depositi dalle banche dei vari paesi, con i nostri istituti e quelli spagnoli ormai in trend greco.

Bottarelli 150312 3 Italia e Spagna prossimi bersagli dei mercati

In altre parole, con sempre maggiori depositi che escono dalle casse di banche italiane e iberiche con destinazione Germania e Finlandia (oltre alla Svizzera), l’unico modo per finanziare le liabilities della banche, al netto del mercato interbancario sempre più congelato nonostante le aste Ltro, saranno proprio i soldi della Bce. Ovvero, apparentemente le banche italiane e spagnole sono completamente dipendenti da Francoforte, delle banche-zombie. Inoltre, il calo dei depositi non farà che aumentare il bisogno di ridurre assets e quindi accelererà l’acuirsi dei problemi per le banche italiane e iberiche, di fatto concentrando in esse un rischio sistemico (almeno tre delle cinque richieste di Alfano, credito a imprese e famiglie, irrevocabilità dei prestiti e mantenimento dei livelli occupazionali, sono già andate a farsi benedire stante questi numeri). E questo si tradurrà, nuovamente, in un’impennata delle curve obbligazionarie, trend potenzialmente incontrollabili che potrebbero produrre danni seri sia alle banche che alla Bce, sia a livello di call sui margini che di collaterale.

Altri numeri. Le banche spagnole hanno toccato un nuovo record di debito con la Bce, raggiungendo a febbraio quota 152,4 miliardi di euro dai 133,2 miliardi di euro del mese precedente. E ancora: «Non ci sarà un aumento dell’esposizione al debito sovrano italiano o spagnolo nei bilanci delle banche francesi e in particolare della Societè Generale, perché non siamo gli acquirenti naturali di questo debito». Lo ha affermato l’amministratore delegato di SocGen, Frederic Oudea, durante una conferenza a Parigi. «Gli acquirenti naturali sono piuttosto gli assicuratori, i fondi pensione, gli investitori», non tanto le banche che «in questo momento hanno bisogno soprattutto di cuscini di sicurezza». Insomma, al netto dell’ottimismo del vice-ministro dell’Economia Vittorio Grilli, secondo cui il calo dello spread italiano è dovuto «al ritorno degli investitori istituzionali esteri», non si capisce chi siano, se non le banche italiane e poco più, gli acquirenti del nostro debito: gli americani no di certo, i fondi orientali tantomeno, visto che lo hanno scaricato dopo il nostro downgrade e i partner europei neppure.

Chi investe nel nostro debito? Cinesi (negli ultimi dodici mesi hanno promesso acquisti di debito dell’eurozona cinque volte, non cacciando mai fuori uno yuan)? Russi (questo spiegherebbe l’importanza data da Silvio Berlusconi alla sua recente visita da Putin)? Arabi (al momento appaiono più interessati a spolpare le carcasse di Grecia e Portogallo)? Boh, una cosa è certa: a far scendere il nostro spread – cosa benedetta, per carità – è il pericoloso decoupling con la Spagna, ovvero l’ampliamento del differenziale tra Btp e Bonos decennali, sintomo che i mercati hanno rimesso nel mirino la Spagna per i suoi dati macro da incubo (disoccupazione al 25%, quella giovanile al 51%), per le sue banche-zombie e dopo la decisione definita «sovrana» del governo Rajoy di rinegoziare la riduzione del deficit per quest’anno, di fatto mandando in pensione dopo solo una settimana di vita il famoso Fiscal Compact, appena nato e già soggetto a deroghe.

Occhio, quindi, a caricarsi troppo di debito italiano, ancorché entro l’arco temporale del prestito all’1% del Bancomat di Francoforte: basta poco e il mercato obbligazionario potrebbe subire un altro shock, stante il problema greco tutt’altro che risolto e l’asta sui cds che si terrà lunedì prossimo all’Isda. Caro Mussari, dove sono finiti i soldi ottenuti dalla banche italiane con l’asta Ltro? Tutti impegnati in bonds italiani? Tutti prestati a famiglie e imprese? Una cosa è certa, non sono depositati – se non in minima parte – presso l’Eurotower: vuole dirmi che vanno a compensare gli outflows di depositi in stile greco che stanno vivendo le banche del Bel Paese, un modo come un altro per imbellettare i bilanci? Vuole dirmi che senza Francoforte gli istituti italiani sono in gran parte insolventi e sommersi di credito deteriorato?

Sono certo che Alfano, così come quelli del Terzo Polo e del Pd, queste domande non gliele hanno fatte, si saranno accontentati del compitino da Robin Hood del momento e poi tutto resti com’è: io invece una risposta la vorrei, visto che, a occhio e croce, siamo seduti su una polveriera pronta a fare boom, che i tedeschi non lasceranno fare a Draghi una terza asta, che la Bce sta alzando già ora i margini sui prestiti (altri 162 milioni questa settimana, per un totale di 17,3 miliardi di euro) e che non c’è più collaterale da usare per ottenere denaro, nonostante Sua Bontà l’Eurotower abbia riammesso la carta igienica (ops, sovrana) greca tra il collaterale eligibile. Mussari, qui rischiamo la ghirba: ci dà qualche risposta?

Fonte: FINANZA/ 2. Italia e Spagna prossimi bersagli dei mercati.

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