Come se ne esce? La crisi è nelle idee…


di Giovanni Carlini.

Che sulla globalizzazione ci abbiano veramente raccontato una marea di fandonie per gente a corto di argomenti, questo è palese, ma il difficile ora è cercare una soluzione.

ABBIAMO SOLUZIONI PER USCIRE DALLA CRISI DELLA GLOBALIZZAZIONE CHE INTACCA LA NOSTRA VITA QUOTIDIANA IMPOVERENDOLA?

Max Weber (sociologo e politologo tedesco deceduto nel 1920) tra le tante cose che ci ha insegnato, spiega anche che se c’è un problema, per definizione, esiste anche una soluzione. La nostra bravura non è nel trovare la pura e semplice soluzione, al contrario, quella soluzione che oggi (ma non è scontato lo sia anche domani) è la più idonea.
Seguendo tale impostazione (metodenstreit – 1875) all’attuale crisi, indotta da un modo sbagliato d’interpretare la globalizzazione, ci sono soluzioni.

LE SOLUZIONI
Premetto che ogni italiano disoccupato è per me un amico in condizioni di disagio e per ogni ragazzo senza lavoro, mi sento come un genitore il cui figlio appassisce in casa, ritardando il suo ingresso nella vita. Si sposerà più tardi, avrà figli in età più matura e sarà più vecchio per educarli, quindi avrà meno anni utili per farsi una pensione privata.

In una parola soffro nel sapere e vedere tanta energia umana sprecata.

E’ palese che di tanto spreco ne imputo la colpa alla globalizzazione e ai governi occidentali, dal 2000 ad oggi, che non hanno limitato la delocalizzazione e l’invasione da merci importate a basso costo e qualità.
A questa profonda sofferenza e motivo di solitudine, per me, si affianca un’altra considerazione poco sviluppata. I ragazzi non hanno reali capacità di studio, meditazione, riflessione, analisi. Non sanno spiegare un fatto dall’A alla Z, se non sotto tortura da parte dell’insegnante, non leggono e bivaccano per una quantità di tempo enorme sulle reti internet, la sera sbattendosi da un locale all’altro etc.
Tutti siamo stati giovani ovviamente, ma questa generazione, che soffre più di altre la disoccupazione, è ancora più abbandonata a se stessa.
Oserei dire che è disoccupata anche parchè se l’è cercata!
Nella scuola pubblica seguo 120 studenti, ma 1 sola legge sistematicamente il quotidiano per capire e tradurre i concetti scolastici in concetti attuali.
Praticamente nessuno sa impostare un discorso, benché preannunciato giorni prima.
Un discreto numero copia come metodo e sistema, ingannando se stessi.
Si possono assumere questi ragazzi? chi investirebbe su di loro 34mila euro all’anno in un contratto di lavoro?

ALLORA UNO DEI PASSAGGI PER RISOLVERE LA CRISI E’ MORALE.

La crisi si risolve (non perché passi nel tempo) ma serve avere idee, concetti, punti di vista, valori.
Chi ce li mette?

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com

Lisa ci scrive a tutti. Sotto la mia risposta.
Buongiorno,
io rispondo mettendomi dalla parte dei giovani….
È vero che il livello di istruzione, o meglio di mancanza di istruzione sta salendo in maniera paurosa, che pochissimi studenti leggono e scrivono correttamente,
e che pochi giovani sanno fareun discorso che abbia un inizio e una fine, ma è anche vero che parecchi disoccupati di adesso sono i giovani attorno ai 25/30 anni,
cioè quelli che hanno fatto le scuole (con me) e che, a parte qualcuno, le hanno già terminate.
Da qui si dovrebbe evincere che anche la mia generazione allora non è sufficientemente istruita, perciò se parte dei miei coetanei sono disoccupati cosa succederà domani a quelli che sono gli studenti di oggi?
E da qui parte secondo me il vero problema, so che tu Giovanni sei un professore, ma probabilmente sei tra i pochi che spronano a ragionare, a leggere i giornali, a documentarsi, a confrontarsi.
Io ho avuto una buona istruzione, ma nozioni imparate e messe li, sono d’accordo che lo studio di Dante sia fondamentale nella lingua italiana, ma la divina commedia fine a se stessa a cosa serve? Perché quando ho studiato filosofia non mi hanno insegnato a capire e a confrontare i ragionamenti dei filosofi anziché impararli e basta?
Io ho fatto il liceo linguistico, ho imparato 3 lingue straniere, cosa che mi ha permesso, a differenza di altri miei coetanei, di trovare un lavoro, ma nessuno mi ha assolutamente preparato a nulla di quello che ho trovato dietro la mia scrivania, nessuno dei miei professori mi aveva mai spronato a leggere un giornale di economia, di marketing, a dire la verità nemmeno un quotidiano normalissimo. Io posso capire che a scuola non possano insegnare tutto, che i tempi siano ridotti in rapporto ai programmi ministeriali, ma insomma io ho studiato benissimo gli egizi( prima alle elementari, poi alle medie e di nuovo alle superiori), ma nessun insegnante di storia mi ha mai parlato della storia italiana dopo gli anni 20!!!
Quindi se io sono più preparata rispetto ad altri lo devo alla mia voglia di conoscere, non alla scuola… e questo è un problema, perché ci vuole qualcuno che insegni, anche a chi è più pigro, a ragionare, a capire, a confrontarsi, a parlare.
Con questo non voglio dare tutta la colpa alla scuola, ma li sarebbe da correggere, a mio parere, un po’ il tiro.
Non parliamo poi delle famiglie…perché a casa non si impara più a dialogare, come si può crescere senza gli stimoli intellettuali?
Buona giornata a tutti
Lisa
Risposta di Giovanni:
Hai ragione Lisa! questo è anche il disagio dei miei studenti che mi trovano “diverso” ma non mettiamo di mezzo la scuola (che ha le sue colpe) e vediamo di tirarci fuori noi dalle peste.
Quando svolgo colloqui di selezione i candidati non rispondono ma chiedono un aiuto: che me lo dai un posto di lavoro che tengo famiglia?
In queste condizioni credi che possa invitare il mio cliente a investire tot euro nell’assumere questo profilo?
Ne consegue che scuola o no, c’è un problema: le persone hanno smesso di produrre idee, concetti, punti di vista e si sono appiattite su un piattume quotidiano colpevole verso il partner, se stessi, la società e la vita. Qui parliamo anche di distrazione affettiva e quindi culturale.
So che sto gridando al vento come un rinnovato Don Chisciotte ma l’allarme va lanciato. Dobbiamo cambiare dentro per ottenere risultati da fuori (concetto di dissonanza cognitiva – Festinger, anni 50 in Francia)
Buon lavoro.

,

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