Lezione del 14 aprile 2012 – Le nuove geometrie macroeconomiche


del Prof. Giovanni Carlini.

Buongiorno ragazzi, Chi di voi mi stupisce oggi?

(…………silenzio………..)
Chi ascoltando la TV e leggendo il quotidiano, ha trovato quegli elementi che non sono ancora stati scritti sui libri, ma ci da lo spunto per rintracciarli e aggiornarli?

(…………..silenzio……….)
48 ore fa il telegiornale ci ha informato che la Grecia ha dichiarato un tasso di disoccupazione del 21,8%. Nello stesso servizio sono stati indicati quello europeo, in ragione del 10,8% e italiano al 9%. Non è stato aggiunto che nel nostro paese gli under 35, come ormai noto, sono senza lavoro al 31%. Sulla base di questi dati vi ricordo che Hitler andò al potere nel 1933 sicuramente per tanti motivi, ma certamente per uno in particolare: una disoccupazione al 30% Si dimostra in questo modo, in forme inequivocabili, un limite di sopravvivenza della forma di governo “democrazia”, che non può sopravvivere oltre certe soglie di disagio sociale. Da questo momento in poi, vi chiederò sempre di collegare la natura del governo di una nazione al suo benessere, ricordandovi come la Repubblica di Weimar cessò d’esistere. Andiamo oltre.

Nei dati che la TV ci offre, c’è anche da ricordare come 17.000 imprese abbiano cessato in Italia negli ultimi tempi (non ricordo se 12, 24 mesi o addirittura dal 2008) Comunque prendiamo atto del dato. Vi chiedo: ce ne importa qualcosa?

(………………silenzio……………)
Aggiungo che non ce ne importa nulla! Perché non ce ne importa nulla? (si fa per dire in quanto mi interessa cogliere un altro dato più importante) In Italia abbiamo 4,4 milioni di imprese. In Germania ce ne sono poche di più: 4,7 milioni. Ricordo a tutti che la Grecia ne ha 60.000.
Ma ecco il colpo di scena!

Le imprese italiane hanno mediamente 3,9 dipendenti l’una, mentre quelle tedesche si avvantaggiano di 32 persone. E’ anche vero che i tedeschi sono 80 mil. mentre noi 60 però capite da questi dati quanto sia importante il sistema produttivo tedesco, rispetto al nostro.
Non è finita. 1 ora di lavoro in Germania la sia paga 32 euro quando in Italia 26 e i tedeschi sono più produttivi di noi, quindi costano di meno in proporzione sul fatturato realizzando di più.
Apriamo una piccola parentesi su questo argomento. Come vi è noto servo, a livello di consulenza, delle aziende manifatturiere.

Nei diversi passaggi produttivi che hanno, una di queste, apre lo stampo, prende la scocca in base alla forma di un certo prodotto e la porta nel reparto magazzino, dove ben 11 persone s’impegnano nel rifinire questa “forma” secondo i bisogni dei clienti. Studiando il processo, ho proposto l’idea del “biscotto immerso nel cioccolato”. Secondo questa teoria, come il biscotto esce dal forno, non ci interessa che abbia sbavature di crema o marmellata se poi lo immergiamo in un bagno di cioccolato per riempirlo. Estratto in questo modo dal processo, il biscotto può essere impacchettato e spedito al cliente.

Se questo esempio, per quanto stupido possa essere, potessimo applicarlo alla scocca che esce dallo stampo, non abbiamo più bisogno di 11 persone addette alla trafilatura e perfezionamento del pezzo, perchè immergeremo il prodotto in un bagno di plastica liquida.

Questa idea grezza, ascoltata con grande scetticismo dall’imprenditore, l’ho passata in mano a un ingegnere il quale, a costo zero per l’impresa, potrebbe progettare un robot che in pochi secondi rifilerebbe il prodotto.

Sicuramente voi dite avrei sulla coscienza 11 persone e il loro posto di lavoro, ma a me interessa la sopravvivenza dell’azienda in termini di competitività di prezzo nel collocamento del bene sul mercato. Ma su questo aspetto ci torniamo dopo.

Ebbene, nonostante l’impresa non avrebbe speso nulla accedendo ai fondi sulla ricerca & sviluppo, l’imprenditore si è irrigidito dicendo che “non si può fare”.

Voi credete che un pari capo d’azienda tedesco avrebbe risposto nella stessa maniera? Ecco perchè i nostri cugini d’oltralpe sono più produttivi!

Veniamo al punto perchè non mi sento “cattivo” se 11 persone avrebbero perso il posto di lavoro.
Nelle aziende che servo ci sono rispettivamente 2 uffici esteri, ovvero realtà organizzate a collocare il fatturato sui mercati esteri.

In una di queste stringo la mano al capo ufficio (figlia del titolare) e gli chiedo come agisce sentendomi rispondere che lei non viaggia all’estero perchè non gli piace!

Confesso di sentirmi spiazzato.

Proseguo e chiedo ancora: nel dettaglio lei cosa fa? Mi spiega che raccoglie dati per singolo paese al fine di sapere chi sono i possibili potenziali clienti e procede alla stampa della pubblicità dell’azienda. Bellissimo dico! e poi? mi si dice che prenota i biglietti per chi deve partire.

Caspita! non sapevo che avessimo una agenzia di viaggio in azienda!

A quel punto mi si presenta un agente che copre un certo numero di paesi. Gli stringo la mano e chiedo: quanti potenziali clienti ci sono nei paesi che lei serve? Mi si risponde che non ci ha mai pensato. Bene faccio io: da fonte ICE le comunico che lei ha in mano 90 distributori e quanti ne serve? Lui mi risponde 1,5

Capite perchè in quella azienda manca un capo ufficio estero? Da anni cè un agente che serve 1,5 clienti a fronte di potenziali 90 e la figlia dell’imprenditore emette biglietti d’aereo!
Con questi esempi in mente e condivisi con voi non posso e non voglio difendere dei posti di lavoro “indifendibili” che soffrono la concorrenza del primo immigrato clandestino sbarcato stamattina a Lampedusa (chissà quando finirà questo stillicidio) ma cerco “disperatamente” capi ufficio esteri, manager, agenti, persone con cervello!

Chiusa questa parentesi, non meno importante del resto, torniamo al 2015. A quella data l’over produzione di cui “soffriamo” dovrebbe essere stata riassorbita grazie alle chiusure-fallimenti in atto.  Secondo voi, chi ci rimette in tutto questo accomodamento?

(………finalmente qualche voce si sente e dice: noi!)

Ebbene si, ci rimettiamo noi.

 La Grecia ha solo anticipato qualcosa che ci riguarda tutti. E’ facile credere che la disoccupazione salga al 20% in tutta Europa nei prossimi 12-18 mesi. E’ anche certo che ci stiamo avvicinando all’area di rischio per quelle forme di Governo a cui siamo abituati, in una parola, sappiate che la democrazia come sistema di vita è a rischio.

………….. ci sono correttivi?

Vi ricordate cosa vi ho raccontato 1 mese e mezzo fa, tornando da un viaggio negli Stati Uniti? perchè mi sono recato in quel Paese proprio ai primi di marzo?

(………..qualche voce si alza)

Sono andato negli USA ai primi di marzo perchè a fine febbraio è stato pubblicato e presentato al pubblico uno studio dell’Università di Boston, che accerta come le imprese statunitensi che ancora delocalizzano sono appena il 2% ma quelle che ritornano in patria, ammontano al 20%! Si tratta di una clamorosa inversione d’eventi capace d’affossare 12 anni di globalizzazione e delocalizzazione.
Conoscete la mia feroce avversione alla delocalizzazione per re-importare nel nostro paese i beni prodotti fuori perchè produce grandi ricchezze agli imprenditori (che andrebbero pesantemente tassati per il danno sociale arrecato alla Nazione) e disagio sociale attraverso la disoccupazione.
Ecco che gli americani ci stanno dando un strada da seguire. Aggiungerei troppo tardi per le sorti dell’obama, reo di non aver capito nulla. Ma non è finita.

Chi mi sa stupire collegando questi aspetti?

(………….silenzio………..)
Vi aiuto; parliamo di BRICS, tanto per cominciare cosa sono. (India, Brasile, Russia, Sud Africa e infine Cina) Chi tra questi paesi è una dittatura comunista? la Cina.

Bene Signori cosa ci segnala la borsa nelle ultime sedute a colpi di -3% per volta?

(————-silenzio————)
Le borse ci segnalano un malumore; la Cina dall’11% di crescita del PIL annuo, sta rapidamente andando verso il 7,5 anche 6,9%. Questo vuol dire che una dittatura sta in piedi se tutti sono zitti o molti stanno bene.

Con un calo “robusto” di PIL, la Cina si avvicina al collasso sociale di cui vi ho già parlato mesi fa.
Se la Cina si spacca (evento che attendo e auspico) lo fa però con i nostri soldi, quindi chi ha investito o peggio, portato le fabbriche in quel contesto, oggi è a rischio.

Pensate all’onesto (si fa per dire) imprenditore italiano che dal distretto della rubinetteria, a nord di Novara, ha chiuso la sua fabbrichetta, licenziato 150 dipendenti italiani e ha aperto uno stabilimento in Cina dove produce rubinetti che qui importa.

A parte il fatto che questo soggetto è il vero criminale della nazione, ma la sua impresa, laggiù rischia d’essere nazionalizzata, bruciata, smembrata, perdendo, con gli interessi, il furto sociale che ha arrecato alla collettività. Le borse lo hanno capito e si stanno sgonfiando, in previsione di un forte ridimensionamento-collasso cinese.

Interviene una studentessa (finalmente) e chiede: è vero che le imprese cinesi non pagano le tasse perchè questo rientra negli accordi tra l’attuale governo italiano e la Cina, affinchè compri i nostri titoli di stato? Risposta: non so quanto tempo abbia ancora il Governo Monti, ma spero che non sia stata inferta questa offesa alla Nazione e agli italiani, preferirei che si dessero titoli di stato ai creditori della pubblica amm.ne, anzichè svenderci ai cinesi, pur sapendo in che equilibrio precario loro stessi ora sono.

Conclusioni.

Il futuro è molto incerto.

Questo futuro si muove con regole che ancora non abbiamo capito e stiamo studiando, ma certamente è giunto al capolinea un modo di vivere e di produrre.

(preso il bidone della spazzatura e posto sulla cattedra)

Questa è la fine di un decennio perduto: dal 2000 ad oggi abbiamo scherzato, giocato, ci siamo illusi e ora c’è il conto da pagare.

Immagino che il concetto stesso di Nazione e di Stato siano rivalutati. Vedo le economie nazionali riprendere importanza rispetto il solo export, perchè senza mercato interno non si vive e la chiave di volta di tutte le soluzioni, passa attraverso il lavoro, ovvero la quantità di persone in attività che pagano le tasse (a patto che lo Stato abbia servizi per meritarsi quella pressione fiscale).

Ecco le nuove parole d’ordine:

a)      mercato interno,

b)      lavoro,

c)      tasse – stato efficiente,

d)     comunità economica di riferimento (fosse anche Nafta, Mercosur, Ue) nella quale agire.

Probabilmente sono stati travisati e esagerati concetti come globalizzazione (da rivedere all’interno delle aree economihe d’integrazione) e sopratutto di delocalizzazione. Non solo, ci si è voluto appositamente dimenticare che per fare affari serve uno stesso sistema di regole comuni. Una democrazia difficilmente riesce a relazionare con una dittatura, anche se questo è spesso accaduto, ma non ha mai avuto un reale sviluppo temporale adeguato.

Ne consegue che l’Occidente sta sganciando la Cina finchè questa resterà ancora una dittatura comunista. Buon lavoro a tutti.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

  1. #1 di giovanni carlini il 16 aprile 2012 - 15:51

    Hitler arrivò alla cancelleria nel gennaio del 1933 (è scritto nei libri di scuola) e fu “democraticamente” eletto da gente esasperata e disoccupata (anche questo è scritto nei libri).
    Passiamo ai criminali che oggi assassinano il paese.
    Non so ancora se la mia insegnante di economia (prof. Forleo) o il mio insegnante di scienza politica (prof. Ornaghi) abbiano in mente di tassare gli imprenditori italiani che producono fuori dai confini per questo mercato, come indicato da mio studio inviato loro, ma una cosa è certa: chi “produce” disoccupazione, delocalizzando per re-importartare merita di pagare tante tasse, quanto il danno sociale prodotto.
    Su questo c’è poco da discutere.
    Al contrario, chi produce in Italia, merita un importante sgravio fiscale.
    Non so cosa ci sia ancora da discutere, sicuramente l’imprenditore delocalizzato, ha ammassato delle ricchezze così cospique, che non può essere non oggetto di un nuovo profilo fiscale allo studio.
    La chiave di volta, per uscire dalla crisi, è la quantià di posti di lavoro in attività, che abbiano un senso in termini di produttività.
    Il resto sono chiacchiere.
    Chi ha contribuito a determinare questa situazione (perchè gli è stato permesso, oggi paga “pegno”)
    Buona frotuna.

    Mi piace

  2. #2 di Linux il 16 aprile 2012 - 13:55

    analisi parziale e gravida di giudizi “morali” sospetti: se l’imprenditore criminale delocalizza la produzione dall’Italia, sicuramente lo fa per proprio interesse. Ma color che, IN ITALIA, comprano i rubinetti prodotti in Cina, soo altrettanto criminali ALLORA.

    Andiamo più a fondo: i rubinetti “cinesi” (turchi, pakistani o indiani) prodotti con i capitali criminali italiani, costano per esempio 20 euro. Se fossero prodotti in Italia costerebbero 50-100 euro. Chi sarebbe l’imprenditore “patriota” che produrrebbe rubinetti che nessuno, anche volendo compare italiano, si potrebbe permettere? Ammesso e non concesso che i consumatori italiani “patrioti” che comprano made in Italy, acconsentano a spendere 50-100 euro per un rubinetto (e 2,5-5 volte il prezzo di un automobile, di un televisore, di un paio di scarpe, di un paio di mutande) ci sarebbe da domandarsi quanti lavoratori italiani verrebbero assunti (o non licenziati) grazie a comportamenti d’acquisto patriottici, a fronte di una immediata e catastrofica perdita di potere d’acquisto derivante?
    Demonizzare i produttori e i cinesi (turchi pachistani, non dimenticate i rumeni/slovacchi/cechi/polacchi verso cui di delocalizza in maniela “politicamente corretta” visto che sono paesi UE ma con effetti analoghi ai cinesi) senza dimenticare i “felloni” consumatori italiani é convenientemente miope.

    In realtà l’analisi dovrebbe andare oltre la semplice disamina chi produce/chi compra: perché un rubinetto italiano costa 50-100 euro? Sicuramente il costo del lavoro ma non é solo quello. In realtà, costo del lavoro e “non solo quello” sono i riflessi socio politici di un sistema che sta perdendo i pezzi, immorale e, peggio, insostenibile.

    Chi compra/produce made in China (Pakistan/India/Slovacchia/Romania/Polonia etc etc) vota con i propri soldi il sistema economico e politico alla base di tali prodotti. E chi sarebbe cosi’ folle da votare/comprare “made in Italy” con le servitudini associate?

    A proposito, Adolf Hitler fu eletto democraticamente con un plebiscito nelle seconde elezioni del 1932: le democrazie (come ogni sistema di regolazione economico politico e sociale) sono dei mezzi, non dei fini, che periscono quando non sono più funzionali, in funzione delle condizioni storiche prevalenti.

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