QUANDO IL RISO DIVENTA UN PRODOTTO FINANZIARIO


DI JEAN ZIEGLER.
PresseGauche.

Una strada diritta, asfaltata, monotona. I baobab sfilano, la terra è auna/stretta, polverosa, nonostante l’ora mattutina. Nella nostra vecchia Peugeot nera, l’aria è soffocante, irrespirabile. In compagnia dell’ingegnere agronomo e consigliere in cooperazione dell’ambasciata svizzera, M. Adama Faye, e del suo autista, M. Ibrahima Sar, viaggiamo in direzione nord, verso le grandi tenute del Senegal. Per misurare l’impatto della speculazione sui prodotti alimentari, abbiamo a disposizione, aperti sulle ginocchia, gli ultimi tabulati statistici della Banca africana dello sviluppo. Ma M. Faye sa che un’altra testimonianza ci attende, più lontano. L’auto entra nella città di Louga, a 100 km da Saint-Louis.

Poi, all’improvviso, si ferma: “Vieni! Andiamo a trovare la mia sorellina, mi dice. Lei non ha bisogno delle tue statistiche per spiegare cosa sta accadendo.” Un mercato povero, qualche bancarella lungo il bordo della strada. Delle montagnette di fagioli, di manioca, qualche gallina che schiamazza dietro la sua stia. Delle arachidi, qualche pomodoro rugoso, delle patate. Delle arance e dei mandarini di Spagna.

Neppure un mango, un frutto così rinomato in Senegal. Dietro ad una delle bancarelle di legno, vestita con un ampio boubou [ndt: abito tipico dell’Africa Occidentale] giallo acceso e in testa un foulard assortito, una giovane donna parla con le vicine: Aicha, la sorella di M. Faye. Risponde alle nostre domande con vivacità, ma, man mano che parla, la sua collera aumenta.

Rapidamente, sul bordo della strada del Nord, un rumoroso e gioioso assembramento di bambini di ogni età, di giovani, di vecchie signore, si forma attorno a noi. Un sacco di riso importato di 50 chili costa 14.000 franchi CFA(1) [ndt: il franco CFA, franco della comunità finanziaria africana, è la moneta della “zona franco”, insieme di stati e territori d’Africa costituenti uno spazio monetario ed economico omogeneo]. Di colpo, la minestra della sera si fa sempre più liquida. Solo qualche chicco è autorizzato a galleggiare nell’acqua della pentola. Dal negoziante, le donne comprano il riso in quantità di un bicchiere. La bombola piccola del gas è passata, in qualche anno, da 1300 a 1600 franchi CFA; un chilo di carote, da 175 a 245 franchi CFA; la baguette di pane, da 140 a 175 franchi CFA. Quanto alla barchetta/contenitore di 30 uova, il prezzo è aumentato in un anno da 1600 a 2500 franchi CFA. Stessa cosa per il pesce. Aicha minaccia di arrabbiarsi con le sue vicine, troppo timide, secondo lei, nella descrizione che fanno della loro situazione: “Dì al Toubab [ ndt termine utilizzato soprattutto in Africa Occidentale per designare una persona di carnagione chiara] cosa paghi per un chilo di riso! Diglielo, non aver paura! Tutto aumenta quasi ogni giorno.”

TUTTO comincia con un caso singolare

E’ così che, lentamente, la finanza riduce alla fame i popoli. Senza che questi comprendano a tutt’oggi i meccanismi su cui poggia la speculazione. Un dispositivo perverso perchè lo scambio dei prodotti agricoli non funziona assolutamente come gli altri: in questo mercato, si consuma di più di quello che si vende. Così, “il commercio internazionale dei cereali rappresenta solo qualcosa in più del 10% della produzione totale dell’insieme di tutte le coltivazioni- 7% per il riso” stima l’economista Olivier Pastré (2), prima di concludere: “Uno spostamento minimo della produzione mondiale in un senso o nell’altro può far ribaltare il mercato (3).” Di fonte alla domanda crescente, l’offerta (la produzione) si rivela non solo (assolutamente) inadeguata ma anche estremamente sensibile ai rischi climatici: siccità, grandi incendi, inondazioni, ecc.

E’ per questa ragione che all’inizio del XXesimo secolo, a Chicago, apparivano i prodotti derivati. Questi strumenti finanziari il cui valore è “derivato” dal prezzo di un altro prodotto, definito “sotto-giacente” quali azioni, obbligazioni, strumenti monetari -, erano inizialmente destinati a permettere agli agricoltori del Middle West di vendere la loro produzione ad un prezzo fissato in anticipo rispetto alla raccolta, da cui il nome di “contratto a termine”. In caso di caduta dei prezzi del mercato al momento del raccolto, l’agricoltore era protetto; in caso di aumento gli investitori registravano un profitto.

Ma, all’inizio degli anni ’90, questi prodotti a vocazione prudenziale, si trasformano in prodotti speculativi. Heiner Flassbeck, economista capo della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Cnuced), ha stabilito che tra il 2003 e il 2008 la speculazione sulle materie prime con fondi indicizzati(4) è aumentata del 2300%(5). Al termine di questo periodo, l’aumento dei prezzi degli alimenti di base ha provocato i famosi “disordini della fame” che hanno scosso trentasette paesi. Le immagini delle donne della bidonville haitiana di Cité Soleil che preparano le galette di fango per i loro figli hanno fatto il giro degli schermi televisivi. Violenze urbane, saccheggi, manifestazioni di centinaia di migliaia di persone nelle strade de Il Cairo, di Dakar, di Bombay, di Port-au-Prince, di Tunisi, che rivendicavano il pane per garantire la loro sopravvivenza, hanno fatto l’ attualità dei giornali per diverse settimane.

L’indice 2008 dei prezzi dell’Organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) stabiliva un aumento medio superiore del 24% rispetto al 2007, e del 57% rispetto al 2006. Nel caso del mais, la produzione di bio-etanolo americano – drogato da 6 miliardi di dollari (4,7 miliardi di euro) di sovvenzioni annuali distribuite ai produttori dell “oro verde” – ha considerevolmente ridotto l’offerta degli Stati Uniti nel mercato mondiale del mais. Ora, se il mais serve in parte per l’alimentazione degli animali, la sua scarsità sui mercati, quando la domanda di carne aumenta, ha contribuito ad aumentare i prezzi del 2006. ” Questo fenomeno ha assunto una tale importanza che il Senato americano si è preoccupato.

Nel luglio 2009, ha denunciato una “speculazione eccessiva” del mercato del grano, criticando soprattutto il fatto che alcuni mediatori detengono fino a cinquantatremila contratti contemporaneamente! Nello stesso tempo ha denunciato il fatto che “sei fondi indicizzati sono attualmente autorizzati a tenere centotrentamila contratti sul grano, cioè una quantità venti volte superiore al limite autorizzato per gli operatori finanziari standard (8)”

Per un controllo mondiale dei prezzi

Il SENATO americano non è il solo a preoccuparsi. Nel gennaio 2011, un’altra istituzione ha classificato l’aumento dei prezzi delle materie prime, soprattutto quelle alimentari, come una delle cinque grandi minacce gravanti sul benessere delle nazioni, alla stessa stregua della guerra cibernetica o la detenzione di armi di distruzione di massa da parte di gruppi terroristi: il Forum economico mondiale di Davos…Una condanna che non poteva non sorprendere, a causa delle modalità di reclutamento di questo cenacolo. Il fondatore del Forum economico mondiale, l’economista svizzero Klaus Schwab, non ha lasciato al caso le condizioni d’ammissione al suo Club dei 1000 (il nome ufficiale del suo gruppo): sono invitati solo i dirigenti di società con un bilancio superiore al miliardo di dollari. Ogni membro paga 10000 dollari d’ entrata. Solamente loro hanno accesso a tutte le riunioni. Tra di essi, ovviamente, gli speculatori sono numerosi. I discorsi d’apertura tenuti nel 2011 nel bunker del centro dei congressi hanno ciononostante chiaramente definito il problema.

Essi condannano con forza gli “speculatori irresponsabili” che, per mera attrattiva del guadagno, danneggiano i mercati alimentari e aggravano la fame nel mondo. Poi, per sei giorni, una sfilza di seminari, di conferenze, di cocktails, di incontri, di riunioni confidenziali nei grandi hotel della piccola città innevata commentarono l’argomento… Ma è veramente nei ristoranti, nei bar, nei bistrot a raclette di Davos che il problema della fame nel mondo troverà le orecchie più attente? Per vincere una volta per tutte gli speculatori e preservare i mercati delle materie prime agricole dai loro ripetuti attacchi, Flassbeck propone una soluzione radicale: ” Togliere agli speculatori le materie prime, soprattutto quelle alimentari (9).” Egli chiede un mandato specifico dell’Organizzazione delle Nazioni unite (ONU). Questo, spiega, conferirebbe al Cnuced il controllo mondiale della formazione dei prezzi borsistici agricoli. A partire da quel momento, solo gli agricoltori, i venditori o i consumatori delle materie agricole potranno intervenire sui mercati a termine. Chiunque negozierà un lotto di grano o di riso, degli ettolitri di olio, ecc sarà costretto a consegnare il bene negoziato. Sarà opportuno anche instaurare – per gli operatori – una piattaforma di autofinanziamento elevata. Chiunque non utilizzerà il bene negoziato sarà escluso dalla Borsa.

Se fosse applicato, il “metodo Flassbeck” allontanerebbe gli speculatori dai mezzi di sopravvivenza dei dannati della Terra e diventerebbe un’ostacolo alla finanziarizzazione dei mercati agroalimentari. La proposta di Flassbeck e della Cnuced è vigorosamente sostenuta da una coalizione di organizzazioni non governative (ONG) e di ricerca (10). Quello che manca, per il momento, è la volontà degli Stati.

NOTE

(1) I dati sono del maggio 2009, 1 euro=655,96 franchi CFA. Il SMIC [ndt salario minimo] è stabilito a 40.000 franchi CFA.

(2) NDLR. Anche presidente d’IMBank (Tunisia) dal 2001, amministratore dell’Associazione dei direttori di banca (dal 1998) e de CMP-Banque (dal 2004).

(3) Olivier Pastré, ” La crisi alimentare mondiale non è una fatalità” in Pierre Jacquet e Jean-Hervé Lorenzi (sotto la direzione di), I nuovi equilibri agroalimentari mondiali, Rivista universitaria di Francia (PUF), Parigi, 2011

(4) Si dice di fondo d’investimento il cui rendimento si suppone coniugato a quello di un indice (borsistico) di riferimento (portafoglio di valuta, CAC 40, ecc).

(5) Conferenza delle Nazioni unite sul commercio e lo sviluppo: “Rapporto sul commercio e lo sviluppo”, Ginevra, 2008.

(6) NDLR. Tra l’altro consigliere anziano della Societé française d’assurance (Euler-SFAC), tra il 1991 e il 2003, e presidente dell’Objectif Alpha Obligataire (groupe Lazard) dal 2005.

(7) Philippe Chalmin, Il mondo ha fame, Bourin Editeur, Paris.

(8) Paul-Florent Montfort, “Il Senato americano denuncia l’eccesso di speculazione sui mercati agricoli a termine”, rapporto del sotto-comitato permanente del Senato degli Stati Uniti incaricato delle indaginibb http://www.momagri.org/fr.

(9) Heiner Flassbeck, “Rohstoffe den spekulanten entreissen”, Handelsblatt, Dusseldorf, 11 febbraio 2010.

(10) I loro argomenti sono esposti nel saggio di Joachim von Braun, Miguel Robles e maximo Torero, “Quando la speculazione conta” International Food Policy Research Institute (Ifpri), Washington, 2009.

Articolo estratto da Monde diplomatique, febbraio 2012.

Jean Ziegler è Vice-presidente del comitato consultativo del Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Organizzazione delle Nazioni unite. Autore di Distruzione massiva. Geopolitica della fame, Seuil, Paris, 2011.

Titolo originale: “Quand le riz devient un produit financier. Les denrées alimentaires, dernier refuge de la spéculation “

Fonte:   ComeDonChisciotte – QUANDO IL RISO DIVENTA UN PRODOTTO FINANZIARIO:.   http://www.pressegauche.org
Link
21.02.2012

Traduzione per http://www.comedonchisciotte.org a cura di ARMORIQUE

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