Il momento del coraggio


«Tutti sanno che una certa cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa» (A.Einstein).
Questa stanza è nata come luogo di confronto e consiglio su tematiche inerenti i percorsi di carriera, partendo dalle domande dei lettori o dagli spunti che emergono quotidianamente dalla mia attività di executive search.Questo mese voglio però sollevare un tema che riguarda in modo più diretto le aziende, ma che sulle carriere può (e a mio avviso deve) avere un impatto molto forte.

La crisi che, con poche eccezioni, tutti i settori stanno vivendo è sotto gli occhi di tutti. Ogni azienda sta fronteggiando una forte contrazione dei mercati legata al calo dei consumi e della produzione industriale. Ciò rende fondamentale essere competitivi per poter continuare a crescere o, nella maggior parte dei casi, limitare i danni attraverso un incremento delle quote di mercato che salvaguardino i volumi.
In tale scenario, in cui l’eccellenza diventa un must e la sufficienza non è più accettabile, molte realtà decidono di mutare le persone nei ruoli chiave per stimolare un cambio di marcia per tutta l’organizzazione, innestando risorse che portino e diffondano visione, energia ed entusiasmo (per cui paradossalmente le società di executive search stanno lavorando a pieno regime).
Il grande differenziale tra le aziende, oggi più che mai, è segnato dal confine tra chi ha paura e chi no
Tale dinamica troppo spesso però è subito soffocata dalla paura di osare, di uscire dagli schemi e rischiare. Per cui quasi sempre si va a cercare qualcuno che possa rappresentare una soluzione immediata e sicura, che conosca ogni virgola di un certo business, parli la nostra stessa lingua e pensi esattamente come tutti noi. Va da sé, quindi, che la maggior parte delle ricerche siano fortemente circoscritte allo stesso settore, speso limitate a un numero molto contenuto di competitor. Con il risultato che il nuovo titolare, nella maggior parte dei casi, porterà magari un po’ di spinta iniziale in più, ma tenderà alla lunga a replicare schemi e approcci consolidati.
Per cui se da un lato si decide di dare una forte accelerazione, dall’altro lo si fa tenendo il freno a mano ben tirato. Col forte rischio di avere un risultato finale estremamente deludente rispetto alle aspettative ed agli sforzi effettuati.
L’Italia è un Paese in cui, negli ultimi trent’anni, si è formata una classe di manager di ottimo livello, che ha sviluppato competenze eccellenti in ambiti diversi. Donne e uomini con capacità di visione, leadership, immaginazione e creatività.
Queste competenze dovrebbero essere molto più ricercate e valorizzate, a costo di assumere qualche rischio, affrontando tempi di integrazione leggermente più lunghi rispetto ad una comoda soluzione “plug & play”, ma potendo beneficiare di una visione diversa, portatrice di nuove idee e modi di fare in grado di generare, come ci ricorda la frase di Einstein, risultati imprevedibili.
Credo che il grande differenziale tra le aziende, in questo momento più che mai, sia segnato dal confine tra la paura e il coraggio; tra chi vive il (comprensibile) timore di valicare la propria zona di comfort e chi saprà farlo, regalando alla propria organizzazione spazi e possibilità inimmaginabili finchè si rimane nel perimetro delle cose già note e familiari.

Fonte: http://www.businesspeople.it/Le-opinioni/Career-Advisor/Il-momento-del-coraggio

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