Anche i grand commis de l’état cominciano a ribellarsi allo stato di polizia fiscale


Di Gabriele Righetti.

Premessa

Presentazione ieri del libro presso la Chiesa di Santa Marta al Collegio Romano, del libro “Sudditi. Un programma per i prossimi 50 anni” curato da Nicola Rossi, Presidente dell’Istituto Bruno Leoni.
“L’obiettivo che si pone questo libro -ha affermato poi affermato Rossi al termine dei lavori- è quello di rendere consapevoli del rapporto distorto che c’è tra Stato e cittadini. Ebbene, alla fine di questa giornata siamo un po’ più tranquilli, perché consci del fatto che tre importanti rappresentanti delle istituzioni sono già arrivati a questa consapevolezza”.

Oltre Nicola Rossi, presidente dell’Istituto Bruno Leoni, sono intervenuti Francesco Pizzetti (Presidente dell’Autorithy Garante per la Protezione dei Dati Personali), Luigi Giampaolino (Presidente della Corte dei Conti) e Giovanni Pitruzzella (Presidente dell’Autorithy Garante della Concorrenza e del Mercato).

Gli interventi degli ospiti:

Francesco Pizzetti (Garante della Privacy)

Scalpore hanno destato le parole del Garante della privacy Francesco Pizzetti, tutte rivolte contro le che impongono ai cittadini di fornire al Fisco ogni tipo di dato personale.
Già in passato Pizzetti commentò negativamente provvedimenti su provvedimenti emanati[1]. E’ il caso, ad esempio, riportato nel post “Indagini bancarie, Befera assicura: niente pesca “a strascico” “, in cui l’art. 11, commi da 2 a 5, del Decreto Legge 201/2011 (Decreto“Salva Italia”) prevedeva la comunicazione al fisco, da parte delle banche, di tutte le operazioni bancarie dei clienti[2] .

Il Garante della privacy esordisce affermando che “la norma che impone la trasmissione di tutti i dati relativi ai movimenti sui nostri conti correnti a prescindere da qualsivoglia tipo di indagine è una norma gravissima, perché implica che siamo tutti dei potenziali evasori”. Nel sottolineare che il rapporto tra Stato-sovrano e cittadini-sudditi si materializza anche nella richiesta del primo di ottenere dati di qualsivoglia natura, dietro giustificazioni tipiche dei regimi totalitari, frasi come “se sei un buon cittadino non hai nulla da nascondere” fanno ritornare, secondo Pizzetti, “di nuovo allo Stato autoritario, secondo cui era normale controllare totalmente i propri cittadini”.

Rileva, purtroppo, che negli ultimi anni frasi del genere si sentono pronunciare sempre più spesso: “Abbiamo iniziato all’indomani dell’attentato alle Torri gemelle, quando la necessità di sicurezza ha imposto di superare qualsiasi tutela dei dati personali. Poi, siamo passati all’evasione fiscale che, nel nostro Paese, è diventato il primo punto dell’agenda politica. Abbiamo cercato di resistere, ma dietro la spinta dell’opinione pubblica e la retorica dei mezzi di comunicazione, ci siamo dovuti arrendere all’incrocio delle banche dati, alla fornitura all’INPS dei dati per appurare l’esistenza di debiti previdenziali, alla comunicazione dei dati sanitari ai fini dell’effettività della spesa. Insomma, ci siamo arresi al controllo dello Stato che, come detto, ci considera tutti eventuali evasori. Il cittadino, invece, per essere davvero considerato tale, e non suddito, ha il diritto di essere creduto un buon cittadino fino a prova contraria”.

Luigi Giampaolino (Presidente, Corte dei Conti)

Il Presidente della Corte dei conti, reduce dalla presentazione avvenuta qualche giorno fa del Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica (ove i magistrati contabili hanno “sbugiardato” l’Agenzia delle entrate in quanto quantificherebbe l’evasione nel paese degli evasori incalliti in 46 miliardi l’anno diversamente ai 120-125 miliardi stimati dall’Agenzia delle Entrate del direttore Befera), ha trattato di pareggio di bilancio ed entità della pressione fiscale.

Il presidente dei magistrati contabili ha sottolineato come il pareggio di bilancio fosse da tempo previsto dalla nostra Costituzione, ma “costantemente disatteso nel corso degli anni”. In questo modo, si è andati ad alimentare un debito pubblico che trasforma i cittadini in sudditi nel momento in cui lo Stato, “spendendo di più di quello che incassa e accumulando debiti, va a tassare i cittadini futuri, chiamati a rimborsare il debito pur non avendo dato alcuna autorizzazione ad essere tassati”.

Interessante digressione di Giampaolino relativamente all’esistenza, o meno, di un livello massimo di tassazione lecito da imporre ai cittadini: “Possiamo dire che qualunque livello di spesa pubblica e pressione fiscale sia compatibile con lo status di cittadini? Sembra di no. Quando la Costituzione afferma la libertà di impresa, postula che i cittadini abbiano le risorse necessarie portarla avanti , quando dice che hanno diritto all’abitazione, postula che abbiano i soldi per acquistare quella casa, quando tutela il risparmio, postula che i cittadini abbiano di che risparmiare. In altre parole, il fatto che non ci sia un limite esplicito alla pressione fiscale non vuol dire che lo Stato possa fissarla al livello che gli aggrada. L’attuale livello di pressione fiscale si colloca a livelli molto elevati, al punto da poter ostacolare la necessaria ripresa dello sviluppo economico e avvicinare il Paese al limite oltre il quale anche altri diritti costituzionali rischiano di essere messi in discussione”.

Giovanni Pitruzzella ( Presidente dell’Antitrust)

Il Presidente dell’Antitrust ha suggerito la soluzione per far tornare competitiva l’Italia: “Le condizioni necessarie perché il nostro Paese non perda la scommessa della crescita sono tre.

1° – Un’ amministrazione che non produca costantemente ulteriori carichi burocratici, ma

2° – che sia semplificata una volta per tutte;

3° – una giustizia che sia data in tempi certi e un diritto più conoscibile, meno influenzato dalla creatività giurisprudenziale.

Senza queste tre condizioni fondamentali non potremo attirare alcun tipo di investimento”.

Considerazione

Già letto qualcosa del genere nelle pagine di questo sito?

Conclusioni

No comment

Stay tuned.

________________________________

[1] Si riporta dal post post “Indagini bancarie, Befera assicura: niente pesca “a strascico” “:

Dal canto suo, il Garante della privacy Francesco Pizzetti, rileva che il nuovo flusso di dati che l’art. 11 del Decreto “Salva Italia” crea dagli istituti bancari verso l’Agenzia delle entrate presenta almeno due rischi:

1° – il gigantismo di banche dati sempre più difficili da mettere in sicurezza,

2° – la qualità delle informazioni archiviate.

Spiega Pizzetti che “potenzialmente la norma chiede agli oratori di trasferire all’Agenzia tutti i movimenti registrati, anche l’acquisto di 30 euro effettuato al supermercato con carta di credito. È una messe di notizie in grado di attuare un controllo comportamentale dinamico, perché realizzato periodicamente. L’Agenzia delle Entrate non saprà soltanto che ho un conto corrente, ma anche quali movimenti effettuo. È la stessa differenza che passa tra il sapere che possiedo un’automobile e conoscere come e quando la guido.”

Il provvedimento nel suo insieme, che trasferisce informazioni che tracciano in modo dettagliato i comportamenti dei cittadini, aggiunto all’ulteriore caratteristica che a regolamentare il trasferimento dei dati sia l’Agenzia delle entrate, ovvero il beneficiario ed utilizzatore dei dati, può trovare ragione di accoglimento per via dello stato di emergenza che ingenera la problematica dell’evasione fiscale. “Una volta terminata l’emergenza -conclude Pizzetti- che spero sia breve e di successo, si deve fare però un passo indietro e tornare ad una forma meno invasiva di controllo”. In pratica il Garante consente un tale setaccio di notizie perché equipara l’azione antievasione alla lotta al terrorismo, qualificando tale fase storica “una situazione eccezionale che poi ebbe un termine ed auspicando, come Garante e come costituzionalista, che accada nella lotta all’evasione”.
[2] ivi comprese quelle “fuori conto” ed anche quelle effettuate al di fuori di un rapporto continuativo. Gli operatori finanziari devono altresì comunicare anche “ogni informazione relativa ai predetti rapporti necessaria ai fini dei controlli fiscali, nonchè l’importo delle operazioni finanziarie indicate nella predetta disposizione.

Fonte: http://www.rischiocalcolato.it/2012/06/anche-i-grand-commis-de-letat-cominciano-a-ribellarsi-allo-stato-di-polizia-fiscale.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blogspot%2FHAzvd+%28Rischio+Calcolato%29&utm_content=FaceBook

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