La spada dei banchieri nel cuore della Grecia


di Stefano Cingolani – http://www.radio3.rai.it

Trascrizione di un’intervista a Luciano Canfora* rilasciata il 20 febbraio 2012 ai microfoni della trasmissione radiofonica Radio 3 Mondo. In una situazione internazionale, economica e politica, in continuo divenire, il punto di vista ancora attuale di un profondo conoscitore della storia e della democrazia.

Perché la Grecia viene messa sotto tutela, in fondo non c’è una debolezza intrinseca della Grecia, anche in questa fase, nei confronti anche di sé stessa, del suo modo stesso di gestire i propri affari?

Intanto direi che sul piano storico, lo sguardo rivolto ad un passato remoto, le ragioni perché la Grecia è stata sempre soverchiata dalle grandi potenze sono di carattere strategico e militare. Al centro del Mediterraneo – quindi l’Impero turco come grande avversario delle potenze occidentali nella parte est del Mediterraneo – controllare la Grecia significava contrastare quel dominio e dominare appunto questo mare strategico che è il Mediterraneo.

Gli inglesi nell’Ottocento crearono anche uno stato “fasullo”, gli Stati Uniti dello Ionio, le isole greche del versante ionico costituite in Stati uniti sotto tutela inglese. Napoleone cercò di infrangere questo al tempo suo, gli inglesi allora aiutarono i turchi – in sostanza sconfiggendo ad Abukir Bonaparte – e la cosa si trascina fino alla Guerra Mondiale, alla Prima e alla Seconda, allorché la storia tragica dei greci vide protrarsi lo stato di guerra, prima contro gli italiani poi contro i tedeschi poi contro gli inglesi fino alla metà del secolo, fino agli anni Cinquanta. Questo ha segnato la situazione politica. I Colonnelli li hanno imposti lì, quando si riteneva che lo scontro con l’Est fosse arrivato ad un punto critico – in Italia si fece qualche tentativo sia pure grottesco con il principe Borghese ecc. –, in Grecia invece piazzarono i Colonnelli, lo fece direttamente la CIA, e per uscire da quella situazione tremenda i greci hanno dovuto soffrire, e soffrire moltissimo. Questa è la ragione remota che parte da molto lontano.

Invece, ora c’è una ragione molto più contingente, la Germania – vero vincitore alla fine della Seconda Guerra Mondiale – ha una posizione egemonica sull’intera Unione Europea e la costruzione europea è fatta in modo tale da impedirne la fuoriuscita. Se uno guarda quel libro utilissimo di Giulio Tremonti [ndr. Uscita di sicurezza] uscito da poco, alla pagina 77 trova le dichiarazioni fatte da Jacques Attali ed altri quando si crearono i parametri di Maastricht, e queste dichiarazioni suonano così: “abbiamo costruito un testo che impedirà a chiunque di fuoriuscire dall’euro”. Quindi schiavi dell’euro: una gabbia d’acciaio in cui la più grande potenza economica continentale – cioè la Germania – detta legge, avendo nell’Europa il suo mercato, perché la Germania esporta prevalentemente nei paesi dell’Unione: ecco perché non vuole che escano, perché sennò il suo mercato si riduce. Va detto anche che se i paesi mediterranei recuperassero, uscendo dalla gabbia d’acciaio, la loro antica moneta, diventerebbero immediatamente concorrenziali perché sarebbe moneta che vale di meno.

La storia non finisce mai, adesso proprio le vicende della storia della Seconda Guerra Mondiale si sono riaperte anche in chiave finanziaria, cioè mi riferisco ai debiti di guerra [della Germania]. La situazione è intricata, ci sono addirittura sembra 162 mld di euro, cioè circa la metà dell’attuale debito greco, e sono composti, in parte, circa 100 mld dai debiti della Prima Guerra Mondiale che la Germania non ha pagato o ha ripreso a pagare solo dopo la riunificazione tedesca, e in parte da un prestito forzoso, l’equivalente di 60-70 mld di euro attuali prelevati dalla banca centrale greca come contributi al secondo conflitto mondiale. I tedeschi dicono che la storia ha ricomposto le cose e che non devono pagare nulla. Secondo lei si tratta di rivangare cose del passato, le cose sono effettivamente cambiate o effettivamente esiste un contenzioso che va affrontato?

In termini giuridici la questione non si discute nemmeno è ovvio che vada affrontato, purtroppo valgono i rapporti di forza. All’interno della gabbia d’acciaio nella quale siamo imbottigliati chi mena le danze, come si suol dire, ha la forza per mettere la sordina ad un problema giuridicamente inoppugnabile. E questo ha avuto antecedenti. Il famoso armadio della vergogna che fu nascosto perché non si doveva – recuperandosi l’alleanza con la Germania occidentale nell’ambito della NATO – tirar fuori i crimini impuniti che essi avevano commessi sul suolo italiano. Anche lì la questione è: i rapporti di forza da una parte la correttezza giuridica dall’altra.

Ma come, i tedeschi dicono che tutti dobbiamo pagare i debiti; pagare i debiti è il perno morale del modello tedesco e loro non pagano i propri?

È una forma di ipocrisia perbenistica che non è nuova, non è recente. Il cliché del germanico correttissimo e del latino scansonato e indisciplinato è un cliché grottesco che forse un giorno o l’altro ci dovremo scrollare di dosso. Adosso ai greci per giunta c’è anche il cliché levantini, imbroglioni, che è una oscenità a dirsi ma comunque fa comodo per creare opinione a livello per così dire popolar-viscerale.

Spezzo anche una lancia a favore dei tedeschi. Ci sono due storici dell’economia che hanno fatto un po’ la storia del debito negli ultimi duecento anni e hanno visto che dall’indipendenza della Grecia in poi la Grecia è stata per circa cinquant’anni sull’orlo del default oltre ad aver fatto dei default veri. Quindi in qualche modo la Grecia ha una tradizione di finanza allegra o mal gestita.

Beh, potremmo fare come si fece nell’Ottocento, misero un re tedesco ad Atene … Il fenomeno che è sotto gli occhi di tutti e purtroppo non viene visto come spesso succede – chi è nella foresta non vede la foresta – è che sono ormai messi in quarantena i principi fondamentali e le strutture basilari della democrazia rappresentativa. Siamo dinanzi ad una realtà in cui il fenomeno della democrazia rappresentativa è archiviato, è messo tra parentesi. Siamo governati dall’alto, da un gruppo di funzionari del potere bancario, il quale potere bancario resta inattingibile, invisibile, onnipotente. Il resto sono discorsetti da salotto, discorsi da bar.

Però quei prestiti delle banche sono anche serviti ai greci: negli anni del denaro abbondante c’è stata anche una crescita della Grecia.

C’era anche grande convenienza ad andare in Grecia. Il turismo a bassissimo prezzo che era in Grecia all’ordine del giorno faceva un gran comodo anche ai popoli cosiddetti superiori. Quindi c’è una reciprocità è inutile dare la croce addosso ad alcuni. E soprattutto, se il meccanismo è stato inventato per impedire ai popoli e ai paesi più deboli di uscire vuol dire che fa comodo agli altri che non escano.

Quindi Lei che cosa propone, che la Grecia innalzi la bandiera e trovi un modo di uscire? Perché un modo di uscire si può sempre trovare.

Quello non è sempre sicuro. Dal punto di vista tecnico-finanziario una via drastica è quella della cancellazione del debito ma è una via rivoluzionaria. Quando nel 1917 i bolscevichi presero il potere cancellarono i debiti dello stato zarista con il resto del mondo, divennero il “brigante internazionale”, poi divennero una grande potenza e siccome erano una grande potenza nessuno sollevò più il problema che avevano cancellato i debiti. È inutile cercare disperatamente di far quadrare il cerchio quando la questione è di forza. Perché l’Inghilterra sta nell’Unione Europea e ha la sua sterlina e nessuno ha mai osato infliggergli l’euro che da noi ha dimezzato il valore reale del salario? Perché la Svezia che fa parte dell’Unione Europea ha la sua corona svedese? Per questioni di rapporti di forza, è molto semplice.

Fonte: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-509dde7b-333b-449b-abfb-1942ebb65a64.html?refresh_ce

* Membro del Comitato scientifico di Alternativa.

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