Oggi la Barclays, domani?


Di Andrea Baranes.

Gli italiani devono accettare i piani di austerità e i tagli allo Stato sociale. Dobbiamo fare ogni sacrificio per pagare meno interessi sul debito pubblico e diminuire lo spread. E’ il libero mercato a richiederlo. Ancora prima, sono i mercati a fissare il tasso di interesse che dobbiamo pagare sul nostro debito, e i mercati sono per definizione efficienti. Poi scopri che poche banche, anzi, al momento una banca sola, da anni stava manipolando il tasso di interesse a cui sono legati 800 trilioni di dollari di prestiti e di strumenti finanziari. Avete letto bene. 800.000 miliardi di dollari. “L’eccessivo” debito pubblico italiano è circa lo 0,3% di questa cifra.

E allora ti fai qualche domanda. Se una banca è in grado di manipolare il tasso di interesse a cui sono legati ottocento mila miliardi di dollari di strumenti finanziari, di cosa stiamo parlando, da mesi se non da anni, in Italia? Quale spread, quale tasso di interesse, quali sono gli attori che operano su questi famigerati “mercati”? A cosa servono i nostri sacrifici e le misure lacrime e sangue che stiamo subendo se una singola banca può manipolare i tassi di interesse degli stessi, efficientissimi, “mercati”?

Cerchiamo di capire. Barclays ha pagato 290 milioni di sterline per chiudere un contenzioso con le autorità britanniche e statunitensi circa operazioni tese a manipolare il Libor, uno dei tassi interbancari più utilizzati al mondo. In parole semplici il Libor è il tasso al quale le banche del Regno Unito dichiarano di prestarsi i soldi l’una l’altra. Soprattutto, è il tasso di interesse di riferimento per una montagna di mutui, di titoli e di prodotti finanziari, in particolare derivati. Moltissimi prestiti a tasso variabile, appunto in primo luogo i mutui, prevedono una rata che è legata all’andamento del Libor. Il tasso è quindi di fondamentale importanza per milioni di persone in tutto il mondo.

Bene. Come viene calcolato questo tasso? Sulla base di quali complicatissimi quanto oggettivi parametri? Ecco, il Libor non viene calcolato, viene comunicato. Quotidianamento un manipolo di banche (16 in tutto) segnala alle autorità inglesi qual’è il tasso di interesse che pensa di applicare per prestare soldi all’interno del sistema bancario. Le autorità raccolgono questi dati, tolgono il tasso più alto e quello più basso tra quelli comunicati e fanno la media di quelli rimanenti. Ed ecco il Libor.

Da un lato quindi le banche hanno la possibilità di determinare e singolarmente di influenzare il valore di questo tasso. Dall’altro su questo valore si fondano una gigantesca montagna di operazioni finanziarie sulle quali le stesse banche fondano i loro profitti. Si può forse intravedere un remoto rischio di un qualche conflitto di interesse?

Ovviamente no, perchè le persone incaricate di comunicare il tasso interbancario, i trader che operano su titoli finanziari e chi eroga i mutui che dipendono da questo stesso tasso operano in sezioni diverse della banca. Sezioni che dovrebbero essere tenute rigidamente separate. Tranne poi leggere email, come quelle pubblicate negli ultimi giorni, in cui un operatore che lavora sul Libor comunica a un trader “per te questo e altro, ragazzo mio”.

Va bene. Alcune singole mele marce in una singola banca non possono certo gettare il discredito sul funzionamento di un meccanismo che in tutti gli altri casi funziona benissimo. Tranne poi venire a sapere che, oltre alla Barclays, avrebbero al momento ammesso di essere sotto inchiesta Citigroup Inc., Deutsche Bank AG, HSBC Holdings PLC, J.P. Morgan Chase & Co. e la Royal Bank of Scotland Group PLC. La Swiss bank UBS AG avrebbe ricevuto una parziale immunità da parte di alcune autorità pubbliche in cambio di una collaborazione nelle indagini. Tutti innocenti fino a prova contraria, ci mancherebbe.

Va bene. Ma sarà stato un momento di particolare difficoltà. Tranne leggere che i tentativi di manipolazione, nel caso della Barclays, andrebbero avanti almeno dal 2005 e sono proseguite anche negli ultimi anni, mentre le stesse banche venivano inondate di soldi pubblici per evitare il tracollo.

Ricapitoliamo. Milioni di cittadini in tutto il mondo pagano il loro mutuo o ricevono la loro pensione in base all’andamento del Libor. Manipolato sui mercati finanziari. Miliardi di persone hanno subito gli impatti devastanti della crisi. Per colpa degli stessi mercati. I soldi delle tasse di tutti noi sono serviti ai piani di salvataggio. Dei mercati. Oggi dobbiamo accettare i piani di austerità. Perchè noi cittadini dobbiamo “restituire fiducia ai mercati”.

In parallelo, quattro anni dopo lo scoppio della crisi dei subprime negli USA, ci si interroga su cosa fare per cambiare strada. Fino a oggi una montagna di chiacchiere e di vertici internazionali non ha partorito nemmeno il proverbiale topolino. Persino una proposta di buon senso come la tassa sulle transazioni finanziarie è ancora in discussione anche tra i Paesi europei che si dichiarano favorevoli, mentre non se ne vede possibilità di adozione a breve su scala internazionale o del G20.

Gli Stati sono impegnati a rimettere a posto i conti pubblici, a qualsiasi costo, per non fare arrabbiare i mercati. I principali attori sui mercati sono lasciati liberi di agire. Se gli Stati si indebitano troppo vanno puniti, come previsto dalle nuove regole europee. Le banche sono libere di operare con qualsiasi leva finanziaria e qualsiasi debito. Gli Stati devono fare i salti mortali per tenere basso il tasso di interesse a cui vengono emessi i loro titoli, come nel caso dei Bot e Btp italiani. Le banche, i tassi, se li determinano da soli, anche con operazioni illecite.

E questo non è ancora nulla perché sul lato politico le misure che vengono portate avanti sono dirette verso un solo obiettivo: compiacere, non controllare, i mercati. L’ultima, clamorosa testimonianza viene dal recente vertice europeo di fine giugno. Un grande successo, a detta di tutti i media. Il motivo? La Borsa di Milano è salita, lo spread è diminuito. Non un articolo sul tasso di disoccupazione, non una riga sul benessere dei cittadini. Le Borse salgono quindi le scelte politiche sono state azzeccate. Un “quindi” che riassume la follia nella quale siamo immersi.

In questi giorni si sono dimessi il Presidente e l’Amministratore Delegato della Barclays. La multa è stata pagata. Ancora una volta dovremo incolpare poche persone e accettare che tutto si chiuda qui? 290 milioni di sterline sono 13 giorni di profitti per Barclays. E via con un altro giro di giostra, senza intaccare il sistema, senza metterlo in discussione.

Le proposte per cambiare strada, al contrario, ci sarebbero. Sono quelle che le reti e le organizzazioni della società civile portano avanti da anni. Una tra tutte, separare le banche commerciali dalle banche di investimento, tornare a un modello di “narrow banking”, di attività ristrette per le banche, per evitare che un singolo conglomerato da un lato fissi i tassi di interesse interbancari, dall’altro ci guadagni sopra. Ancora, bloccare la gigantesca massa di derivati che circolano sui mercati; aumentare la trasparenza; chiudere i paradisi fiscali; operare una drastica cura dimagrante per l’intera finanza globale; introdurre un principio precauzionale, per cui sono le banche a dovere dimostrare l’utilità di un qualsiasi prodotto finanziario prima di immetterlo sul mercato.

Occorre domandarsi una volta per tutte se la finanza deve essere fine in se stesso per fare soldi dai soldi. Se la finanza può continuare impunita a prosciugare risorse pubbliche e private, a creare gigantesche bolle speculative sul nulla, a eludere o violare qualsiasi regola e controllo pur di mantenere tassi di profitto fuori dal mondo e a beneficio di una ristrettissima minoranza. Se per l’ennesima volta i regolatori e i controllori debbano disperatamente cercare di inseguire le alchimie dei novelli stregoni della City e di Wall Street.

O al contrario se abbiamo davvero passato qualsiasi limite di decenza. Se la finanza deve immediatamente tornare ad essere uno strumento al servizio delle persone, non il contrario. Quale modello vogliamo per il nostro futuro? Quante altre frodi, crisi, scandali e disastri dobbiamo aspettare prima di dire che è troppo? Per tutte e tutti quelli che pensano che è già troppo, c’è una soluzione. Iniziamo a occuparci di ciò che è nostro, partendo dall’uso del nostro denaro e dall’esigere una piena trasparenza sull’uso che ne fanno le banche e gli attori finanziari. Una volta per tutte, “Non con i nostri soldi”.

Andrea Baranes
presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica

Fonte: http://www.nonconimieisoldi.org/blog/oggi-la-barclays-domani/.

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