Come ridurre i rischi per la salute negli edifici insalubri


Di Giovanna Barbaro.

Le conseguenze sulla salute dovute all’inadeguatezza delle condizioni abitative, non possono essere ignorate giacché incidono negativamente sulla collettività in termini di assistenza sanitaria e diminuzione della produttività. Lo dimostra il rapporto Environmental burden of disease associated with inadeguate housing (EDB), pur non essendo esaustivo. Vediamo quali criteri hanno adottato i ricercatori per determinare i rischi maggiori per la salute e quali i suggerimenti per ridurli.

GLI INDICATORI SIGNIFICATIVI
I ricercatori hanno espresso la significatività dei rischi per la salute, associati agli edifici insalubri e insicuri, utilizzando due indicatori: il numero di decessi e di DALYs (Disability-Adjusted Life Years) calcolati annualmente su ogni 100.000 abitanti. Il DALYs è una misura temporale che combina gli anni di vita persi a causa di morte prematura e gli anni di vita persi a causa di periodi trascorsi in condizioni di salute non ottimali.

INQUINAMENTO ACUSTICO
Nelle abitazioni il rumore che più infastidisce è causato dal traffico stradale ed è anche uno dei principali fattori di stress con ripercussioni negative sui sistemi nervoso, gastrointestinale, immunosoppressivo e cardiovascolare. Le soluzioni per ridurre i rischi di malessere psicofisico possono seguire tre approcci: il primo mira a ridurre le fonti di rumore esterne, il secondo mira a modificare le abitazioni, mentre il terzo mira a ridurre la possibilità che il rumore raggiunga gli edifici residenziali mediante barriere, o misure appropriate di pianificazione urbana, i cosiddetti piani di classificazione acustica.
In cifre:
4,8 infarti al miocardio e 30,1 casi di cardiopatia ischemica associati all’inquinamento acustico.

SOVRAFFOLLAMENTO ABITATIVO
Il sovraffollamento è una discrepanza tra il numero minimo di persone, stabilito negli standard edilizi, in una unità di superficie e il numero reale delle persone che vivono stabilmente in un determinato spazio abitativo. Oggi la tendenza in alcune regioni è di ridurre gli standard per abitante aggiuntivo, rispetto allo standard minimo, per consentire l’abitabilità a più persone in uno stesso spazio. In questo contesto i controlli da parte delle pubbliche amministrazioni -per ridurre il sovraffollamento- si configurano come un onere piuttosto che un servizio per garantire il rispetto delle condizioni minime d’igiene. L’affollamento in pratica favorisce la diffusione di malattie, in particolar modo quelle respiratorie dovute ai virus. Le soluzioni dovrebbero partire da politiche mirate a: promuovere case economicamente accessibili, dotate di spazi e numero di vani e servizi adeguati a garantire la salubrità e, in fine, a prevenire o almeno ad isolare tempestivamente i focolai infettivi.
In cifre:
0,8 decessi e 17,6 DALYs

GAS RADON INDOOR
Tutte le nuove abitazioni dovrebbero essere progettate e costruite per impedire la penetrazione del radon dal sottosuolo laddove è presente. Gli edifici situati in aree soggette ad alti livelli di questo gas- spesso relazionato con la vulnerabilità sismica- dovrebbero essere dotati –ai piani contro terra- di solai realizzati su vespai aerati.
In cifre:
3,2 decessi

MUFFA INDOOR E UMIDITÁ
Una delle principali cause allo sviluppo dell’asma –se trascurato può diventare cronico fino a determinare la morte dell’individuo- è l’esposizione continua a muffe indoor. Queste si propagano velocemente negli ambienti caratterizzati da una combinazione ideale di temperatura e di umidità relativa dell’aria che si condensa sulle pareti. Le spore delle muffe vengono inevitabilmente inspirate nei polmoni da dove poi, attraverso il sangue, vengono veicolate nell’organismo determinando vari disturbi allergici anche cronici alle vie respiratorie e all’epidermide. L’uso di battericidi per trattare le muffe superficiali non è la soluzione definitiva al problema, anzi spesso peggiora le condizioni di salute degli occupanti. In aggiunta, l’umidità determina una riduzione del 20% del potere isolante delle pareti d’ambito, fattore spesso sottovalutato nei calcoli di efficienza energetica. Per tali ragioni è doveroso eliminare in primo luogo l’umidità e perciò è opportuno diagnosticarne le possibili cause. L’umidità di condensazione ad esempio si forma inevitabilmente anche per la presenza umana (produciamo dai 40 ai 200g/ora di H2O) a cui si sommano altre cause come diversi errori di: progettazione (58%), esecuzione (35%), materiali inadeguati (12%) e alla scorretta gestione degli edifici da parte degli occupanti (11%). Le soluzioni più semplici riguardano la sensibilizzazione sull’importanza di gestire correttamente la ventilazione dei locali, di garantire i parametri termo-igrometrici ideali e di disporre correttamente gli arredi per evitare il ristagno di condensa sulle superfici delle pareti. Le case eccessivamente ermetiche (erroneamente definite passive, o a energia quasi zero) se non vengono dotate di sistemi di ventilazione meccanica controllata (VMC) adeguati possono diventare l’ambiente ideale per la formazione di muffe. Aprire semplicemente le finestre non sempre è la soluzione migliore per diversi motivi ad esempio perché l’aria esterna può essere troppo umida.
In cifre:
0,07 decessi e 50 DALYs dovuti all’asma associato all’esposizione a umidità.
0,06 decessi e 40 DALYs dovuti all’esposizione a muffa.

FUMO PASSIVO DOMESTICO
A partire dai primi anni ‘70 è stato dimostrato che anche l’esposizione al fumo passivo di sigaretta, come a quello diretto, si ripercuote sui non fumatori mediante infezioni respiratorie ed asma -specie nei bambini- mentre negli adulti è causa di tumore ai polmoni o di patologie coronariche. L’esposizione a questo fattore di rischio non può essere affrontato usando misure di carattere puramente abitativo pertanto, oltre ad un adeguato ricambio d’aria, sono necessarie campagne pubbliche per sensibilizzare i cittadini riguardo alle minacce per la salute.
In cifre:
7,3 decessi e 80,7 DALYs

EMISSIONI INDOOR DOVUTE A COMBUSTIBILI SOLIDI
L’utilizzo di combustibili solidi per la cucina o per il riscaldamento mediante fiamme libere o stufe e forni, non adeguatamente ventilati, e in abitazioni con scarsa aerazione produce alte concentrazioni di agenti inquinanti aerei come il particolato aerodisperso (PM10 e PM2,5) e il monossido di carbonio. Questi agenti inquinanti sono stati collegati alla bronco-pneumopatia cronica ostruttiva e al tumore ai polmoni negli adulti, nonché alla polmonite nei bambini. I mezzi efficaci per ridurre la produzione di agenti inquinanti indoor dovuti alla combustione sono costituiti da miglioramenti tecnologici agli apparecchi, da una migliore aerazione delle abitazioni e dall’utilizzo di combustibili più puliti.
In cifre:
16,7 decessi

TEMPERATURE BASSE
I decessi da patologie cardiovascolari e le malattie respiratorie sono direttamente collegati all’esposizione per lunghi periodi a temperature indoor eccessivamente basse. Le abitazioni dovrebbero essere progettate e costruite per soddisfare, non solo gli standard di efficienza energetica, ma anche per garantire il rispetto dei parametri termo-igrometrici e dei ricambi d’aria in funzione del numero degli occupanti e della destinazione d’uso. Riducono altresì il benessere ambientale gli sbalzi termici repentini e le notevoli differenze di temperatura tra diverse zone di uno stesso ambiente.
In cifre:
12,8 decessi associati alle basse temperature indoor.

FORMALDEIDE NELL’ARIA
La formaldeide viene usata comunemente in molte sostanze adesive e per la fabbricazione di diversi materiali per l’edilizia e l’arredamento, anche se i singoli prodotti ne contengono piccole concentrazioni il nostro organismo, se esposto per periodi lunghi, sviluppa un’iperattività che si estende ad altre sostanze chimiche generalmente reputate innocue (la c.d. sensibilità chimica e ambientale multipla). La concentrazione di formaldeide nelle case nuove può essere 10 volte superiore al livello di sicurezza, ciò è dovuto al fatto che i materiali fabbricati con questa sostanza impiegano anni prima di cessare di rilasciarla nell’ambiente. Le possibili soluzioni riguardano: l’aerazione adeguata, la riduzione al 35% dell’umidità relativa nei locali, e l’impiego di materiali privi di formaldeide o almeno certificati in classe E1, con concentrazioni non superiori a 0.1 ppm (100 microgrammi/ metro cubo). Negli ambienti interni si può verificare la rispondenza delle concentrazioni ai limiti di norma mediante l’analisi cromatografica di un campione d’aria rilevato attraverso un’apposita cartuccia monouso. Per ciò che riguarda i limiti di esposizione alla formaldeide in ambienti abitativi, la maggior parte degli stati europei prevede un limite massimo di concentrazione di questa sostanza pari a 0,1 ppm.
In cifre:
L’1% dell’insufficienza polmonare nei neonati è associato all’esposizione a questa sostanza

INCIDENTI DOMESTICI
I principali incidenti all’interno delle mura di casa sono: lesioni, rotture e danni irreversibili (paralisi, amputazioni e decessi) Le cause più frequenti sono: scivolate, cadute, intrappolamenti, collisioni e incendi. È possibile ridurre i rischi per la salute eliminando molte caratteristiche pericolose già dalla fase di progettazione ed eventualmente durante la realizzazione delle abitazioni. Ad esempio è utile migliorare le condizioni di illuminazione naturale e di ergonomia, installare rilevatori di fumo e protezioni anticadute o scivolamenti come pure scegliere con cura arredi ed accessori in modo da ridurre i rischi di lesioni.
In cifre:
7.500 decessi e 200.000 DALYs sono attribuibili alla mancanza di protezioni alle finestre e rilevatori di fumo.

PIOMBO NELLE MATRICI AMBIENTALI
Un’esposizione anche bassa al piombo ha ripercussioni a livello cognitivo, evolutivo, neurologico, comportamentale, cardiovascolare e persino arriva a causare un avvelenamento grave. L’associazione tra avvelenamento infantile dovuto a sostanze contenenti piombo come vernici, polveri, terreno e acqua potabile è ormai data per assodata. Le possibili soluzioni comprendono una combinazione di pulizia, copertura e rimozione delle superfici dipinte con vernici al piombo e bonifica dei terreni contaminati. Le nuove abitazioni non dovrebbero presentare nessun materiale contenente questa sostanza nociva.
In cifre:
79,2 DALYs

MONOSSIDO DI CARBONIO (CO)
Il monossido di carbonio è un gas incolore e inodore e per tali ragioni è una delle cause più frequenti di intossicazione involontaria. Una modesta concentrazione, 1.000 parti per milione, può causare la perdita di conoscenza dopo un’ora e con sequele neurologiche permanenti. Una concentrazione di 6.400 ppm può causare anche il decesso dopo solo 10 minuti di esposizione. Negli ambienti domestici le fonti responsabili di questa sostanza sono: stufe, caminetti, fornelli, scaldabagni, motori, fiamme e braci di ogni tipo in locali non arieggiati -quindi in bagno, in cucina, nella caldaia e in ogni stanza- dove la combustione è imperfetta. In inverno le morti per avvelenamento sono frequenti perché la gente rimane più tempo in ambienti chiusi e non correttamente ventilati, in aggiunta spesso le prese d’aria vengono tappate per evitare l’entrata di sgradevoli correnti di aria fredda. Le azioni per impedire l’avvelenamento comprendono la manutenzione regolare degli impianti che bruciano combustibili a base di carbonio per garantire una combustione completa, garantire un’adeguata presa d’aria dall’esterno ed una di scarico dei fumi verso l’esterno. Altre misure utili sono: sensibilizzare gli occupanti riguardo ai pericoli rappresentati da modalità di riscaldamento non appropriate (come caldaie a gas o a olio prive di canna fumaria) e installare rilevatori di gas negli ambienti dove siano presenti le sorgenti di inquinamento.
In cifre:
0,4 persone affette da ritardi o sequele neurologiche dovute al monossido di carbonio
0,9 decessi.

INADEGUATEZZA DEGLI EDIFICI E SALUTE MENTALE
I ricercatori hanno rilevato che le abitazioni insalubri possono indurre stress cronico caratterizzato da sintomi di: ansia, depressione, ostilità e frustrazione. Alcune condizioni di disagio possono essere legate alla consapevolezza dell’insicurezza dell’edificio (rischio sismico, alluvioni, ecc.) -in quanto fonte di preoccupazione- e alla progettazione inadeguata di spazi comuni che ostacola il lieto convivere. Molti medici affermano che i disagi psichici sono corresponsabili dell’abbassamento dello stato immunitario e quindi dell’innesco di patologie secondarie (squilibri metabolici, insonnia, ecc.).

I COSTI DOVUTI ALL’INADEGUATEZZA DEGLI EDIFICI
E’ stato stimato che i costi sanitari sostenuti per curare i vari disagi psicofisici dovuti alla permanenza in edifici insalubri ed insicuri ammontano a circa il 40 per cento dei costi sociali complessivi, senza considerare quelli indiretti dovuti all’improduttività per assenza dai luoghi di lavoro.

Scarica il rapporto Edb completo

Fonte: http://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/criteri-progettuali/come-ridurre-rischi-salute-edifici-insalubri-845.html

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