Downgrade europeo


Di Maurizio Donte. Lettera III: 30 novembre 2011.

Un nome altisonante:“Stati Uniti d’Europa”.
Questo l’obiettivo finale, cui si vuol giungere. Una unità prima economica, poi
monetaria, infine, politica.
Fatale errore, e gli scricchiolii dell’Euro lo dimostrano.
Il percorso avrebbe dovuto essere invertito, discutendo prima di ogni altra cosa
dell’unità politica.
Altro percorso assai difficile, tenendo conto della bimillenaria storia europea.
L’unica, autentica e duratura, sia pur incompleta, unità dell’Europa (anche se
forse sarebbe più corretto dire Unità Mediterranea) venne raggiunta solo sulla
punta delle spade dell’esercito dell’Impero Romano. L’Euro dell’epoca si
chiamava Sesterzio, Denario, Aureo: a seconda del metallo con cui era coniato.
Solo due le lingue, parlate da tutti: il latino e greco.
Tale stato di cose durò molti secoli, poi crollò, appunto perché non si riuscì a
“cooptare” (diciamo così) il recalcitrante elemento germanico.
Il quale recalcitra ancora ai nostri giorni, in senso economico, determinando con
le sue resistenze “problemi” seri alle altre nazioni del consesso europeo.
I tedeschi hanno le loro buone ragioni, per carità, fossimo tutti come loro,
sarebbe una pacchia.
Non è però accettabile l’idea di una Europa sottoposta al direttorato Franco-
Tedesco (roba da Sacro Romano Impero). Gli stati membri hanno, meglio,
dovrebbero avere, pari dignità e contribuire al governo globale dell’Europa.
Così non è, semplicemente perché nessuno stato ha rinunciato ad avere un
proprio governo ed una propria politica economica, spesso in contrasto di
interessi.
Sorvoliamo sul fatto che, prima di accettare l’ingresso nell’area Euro di alcuni
stati (noi compresi) forse sarebbe stato meglio riflettere maggiormente.
Gli Stati Uniti (d’America), che tentiamo di scimmiottare, hanno un governo
federale, in cui il Presidente e il Congresso hanno in mano la Politica
Economica di tutti gli stati membri.
E gli stati sono retti da un Governatore, non da un Presidente o un Re, come in
Europa.
Parlano pure la stessa lingua, sono trecento milioni di persone e, detto per
inciso, hanno meno parlamentari di noi.
Detto questo, che fare?
Non so. Constato il fatto che in assenza di un governo centrale forte, di una
lingua comune, di una volontà coordinata di tutti gli stati membri e,
soprattutto,di una storia comune (che non sarà mai possibile avere, viste le
centinaia di conflitti che ci sono stati nel corso dei secoli) sarà ben difficile
raggiungere una autentica unità politica dell’Europa.

L’unione monetaria sta già mostrando i suoi limiti.

Maurizio Donte

(profetico, alla luce di ciò che si legge oggi sui giornali…)

Fonte: http://www.adelfo.it/2012/07/downgrade-europeo.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blogspot%2FHAzvd+%28Rischio+Calcolato%29

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