Manifesto


Dal Manifesto 3L.

Premesse

Perché negli ultimi anni si parla solo di soldi? Perché negli ultimi anni sembrano aver titolo per parlarci solo quelli che i soldi li creano, li moltiplicano o li inventano, li concedono o li ritirano: finanzieri, tecnici, banchieri, i maghi del denaro?
Senza essere eletti dal popolo, ma tra di loro cooptati od illuminati, benevoli o famelici, questi, dopo aver preso il  controllo prima dei risparmi e poi delle tasse e della spesa pubblica, oggi dal popolo vogliono ancora di più. Vogliono che il popolo rinunci di fatto a fare sentire la sua voce. Non tanto vogliono che formalmente il popolo rinunci al voto, quanto che lo esprima nella forma muta dell’obbedienza a “diktat” che vengono da sopra e da fuori. C’è poi chi, per spirito di servizio, si candida a vincere, non a partecipare. Ma solo se lo chiedono i “mercati finanziari” ed i “partiti politici” (nell’ordine!). Il nostro sistema può anche cambiare, può cessare di essere democratico, per diventare oligarchico. Ma questo lo deve e lo può decidere solo il popolo sovrano! Stentano a capire che i padroni non sono loro, siete voi (se lo volete)!
Come in tutte le autocrazie, per i maghi del denaro il popolo non deve “pensare”: deve solo “capire” quello che gli altri hanno pensato. Ma forse è l’opposto. Forse è chi “pensa” che non capisce la gravità di tutto questo: come è difficile rimettere il dentifricio nel tubetto, così è sbagliato pensare che si può sospendere la democrazia…. ma solo per un po’!
Non può continuare così. Perché la vita non è fatta solo dell’economia. Perché l’uomo non è né un automa economico, né una merce.
I valori che contano non sono solo quelli espressi dalle borse di Francoforte, di Londra, di New York o dell’Asia. Non tutti i valori sono indicati dallo “spread” o dal Mibtel o dal Nikkei. Non possiamo scambiare troppo a lungo l’avere con l’essere, le cose materiali con i valori spirituali.
Si sbaglia, se si pensa di poter risolvere con il denaro problemi che il denaro da solo può creare, ma che da solo non può comunque risolvere!
L’economia non può essere e non può andare troppo a lungo contro la società. Invece, è da anni che va così. Ed è anche per questo che stiamo andando indietro, verso forme rinnovate dell’antico feudalesimo, in specie verso un tipo nuovo di latifondo: il latifondo finanziario.
Se qualcosa non va, e molto non va in questo mondo, e non va neppure in Europa e non va in Italia, molto di questo  dipende anche da noi, se restiamo schiavi, se stiamo zitti, se non reagiamo. “La colpa non è nelle stelle, è in noi, se restiamo schiavi” (così è scritto nel Giulio Cesare di Shakespeare). La colpa è anche della politica. L’antipolitica c’è, infatti, soprattutto perché non c’è la politica e non solo in Italia. Perché è più o meno dappertutto che la politica si presenta ai cittadini come un supermercato con gli scaffali vuoti o pieni di merci scadute, avariate o falsificate o peggio ancora tossiche.
E’ anche per questo che, in giro per l’Europa, non c’è solo sottomissione ma, come in preparazione di una sommossa, c’è un ribollire sotterraneo mosso tanto dal nichilismo tipico delle forze negative, quanto da spinte nuove positive e  creative. Spinte che emergono nella “rete” e che si sviluppano via “internet”, da qui sfidando forme di potere e di pensiero finora consolidate, per distruggerle o per sostituirle, con nuove e diverse forme della politica.
E’ così che più o meno dappertutto sta in specie crescendo la separazione tra governanti e pubblica opinione.
Rabbia, indignazione, disillusione ci sono già e cresceranno soprattutto perché troppa politica vede e gestisce la crisi solo in termini economico-finanziari. Termini pensati da “elite” finanziarie, a loro volta ispirate od inquinate da vari costituiti interessi e poteri.
La difficoltà che oggi la gente incontra non sta tanto o solo nei deficit dei pubblici bilanci, e di riflesso nella più o meno feroce austerità per questi imposta, sta soprattutto nel deficit democratico, nel modo in cui l’austerità viene imposta: senza spiegazione, senza ragione, senza speranza, nel sentito interesse di terzi e non proprio. La serietà nei pubblici bilanci e la verità sui pubblici bilanci sono fuori discussione. Ma è proprio per questo che serve la democrazia. Ed è proprio per questo che le elezioni davvero servono e che, per le elezioni, servono tanto una visione generale della società, quanto programmi concreti e dettagliati.

Nel palazzo sono invece troppi quelli secondo cui economia e democrazia possono essere variabili tra di loro indipendenti. Troppi e troppo convinti, tutti questi, che ci può essere l’una senza l’altra.

In specie, troppo convinti dell’idea che, per salvare l’economia, si può e si deve più o meno elegantemente ridurre o addirittura sospendere la democrazia. O non votare o votare per finta, tanto tutto è già stato deciso da fuori, da sopra e da altri.
In realtà è l’opposto: non ci può essere economia, senza democrazia, perché solo la democrazia può convincere e può legare le persone nella coesione sociale.
Senza democrazia si hanno invece non solo il disordine ed il caos sociale, ma di riflesso ed in aggiunta anche il disordine ed il caos economico.
Nei palazzi della finanza troppi vivono ancora come si viveva nella fase terminale dell’URSS: fino a che questa è crollata, nessuno si era accorto di niente!
Non si vede, non si pensa che non c’è nessuna politica, se non c’è una visione della società. Una visione che non sia solo economica o solo tecnica, ma anche generale e morale. L’economia non può stare od andare troppo a lungo contro la società.
Non vanno bene né i programmi basati sui salassi “sanguisuga”, né i programmi di rabbia e di odio, solo capaci di mettere gli uni contro gli altri.
Oggi serve un programma largo, positivo e costruttivo. Il mercato va benissimo, ma a condizione che faccia solo il mercato e non pretenda di prendere il posto dello Stato.
Devono esserci tutti e due insieme: il mercato ove possibile, lo Stato se necessario!
E lo Stato è ancora necessario, ed a fianco dello Stato è necessario tutto ciò che nella società è comunitario, a partire dal volontariato (ed è per questo che, per cominciare, va specificamente fatta salire, dal 5 al 7 per mille, la contribuzione al volontariato).
Tutti e due, Stato e ciò che è comunitario e volontario, sono ancora necessari per i troppi che ormai nella vecchiaia non vedono più pace e sicurezza, come era una volta, ma angoscia, ansia, disperazione per sé e per il futuro dei loro figli.
Un futuro che per tanti, per la prima volta, rischia di essere peggiore e non migliore tanto del presente, quanto del passato.
Lo Stato e tutto ciò che è comunitario e volontario sono ancora necessari per non dimenticare i giovani in cerca di lavoro, i cassintegrati, gli esodati, i coniugi abbandonati, le famiglie senza reddito, i minori senza sostegno.
E’ questa la visione del mondo che dobbiamo inquadrare, prima di formulare un “MANIFESTO”, la cui metrica è idealmente scandita su due coppie di parole: lavoro e libertà, avanti ma insieme”.
Sono finite le ideologie, ma non sono finite, non possono finire le idee. Le idee, la materia di cui possono essere fatti tanto i sogni quanto gli incubi. Preferiamo i primi! Noi qui, tra gli incubi ed i sogni, scegliamo i sogni! Tra un incubo senza fine e la fine dell’incubo, non abbiamo dubbi, non abbiamo incertezze! Qui di seguito, iscritte nella alternativa tra “loro” e “noi”, proprio per inquadrare con la maggiore chiarezza, con la maggiore forza possibile questo “MANIFESTO”, si confrontano dialetticamente due diverse visioni del mondo. Una visione negativa, ma finora vincente. Una visione positiva, che invece insieme vogliamo costruire per andare avanti, oltre la crisi.

La prima è la visione imposta, in gran parte del mondo e da ultimo imposta anche in Italia, dal colossale e nuovo e mai visto prima blocco del potere finanziario. Un blocco tanto vasto quanto forte, come mai finora si era visto. Un blocco in cui si fondono insieme potere economico e finanziario e potere tecnico accademico, ideologico. Ed ora anche, per senso si dice di “responsabilità”, ci si vuole fondere dentro quel che resta del (vecchio) malato potere politico, circondato dai suoi nuovi ascari fiancheggiatori.

La seconda è invece la visione che pensiamo sia giusta per l’Italia.
Per una sintesi tra i punti di opposizione che caratterizzano le due visioni della società, si veda la SCHEDA n.1 . E, se si vuole una versione ancora più per estesa, si veda la SCHEDA n. 2 . Fatta questa premessa generale, possiamo tornare in Italia e partire dal principio di questa storia.

continua

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