Manifesto – 1. “Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perchè siam divisi”.


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Da Manifesto 3L.

Ora come allora, oggi come centocinquanta anni fa nell’inno d’Italia, sono in gioco la nostra sovranità nazionale e, con questa, la nostra personale dignità, la nostra libertà, la nostra proprietà.
Insieme con la sovranità nazionale, si stanno infatti erodendo i margini tanto della nostra democrazia, quanto della nostra economia.
Per cominciare vediamo le due prime questioni: la questione della sovranità nazionale, la questione della democrazia.
Oggi, come allora, l’Italia rischia di diventare un paese che scivola nell’irrilevanza internazionale, o peggio. Perchè peggio?
All’estero ora siamo certo particolarmente presenti nelle “foto di famiglia”, ma a vedere bene, a sentir bene tutto quello che sinceramente si dice all’estero, questo è proprio e solo perché siamo sentiti come un pericolo da vigilare, come un caso da commissariare!
E’ per questo, e solo per questo, non in positivo ma in negativo, che siamo tornati al
centro della scena!
Di riflesso, per questo, oltre l’apparenza della propaganda, l’Italia si presenta come un paese candidato a scendere nelle graduatorie internazionali. A scendere fino ad acquisire lo “status” tipico dei paesi a sovranità limitata.
Un paese in cui l’unica forma di voto ammessa è perciò costituita solo dal voto utile.
Un paese in cui il voto è utile solo come forma di vincolante sottoscrizione di
un’“agenda” scritta all’estero, in teoria per salvarci, in concreto per colonizzarci.
Senza neppure salvare le apparenze, perché dal mercato finanziario siamo stati fatti
precipitare in un permanente “stato d’eccezione”.
Lo stato d’eccezione finanziaria essendo per l’Italia ormai divenuto il sostituto moderno
della vecchia “ragion di Stato”.
E’ così che poteri esterni ruotano la manopola del volume della paura, facendone salire o scendere il diagramma, secondo i casi, secondo come ci comportiamo, bene o male, a loro giudizio.
La paura di rischiare su tutto, di perdere tutto, dal lavoro al risparmio. E poi la questione dell’economia.
E’ sempre più forte per l’Italia il rischio della colonizzazione.
Colonizzazione tanto da parte del mercato finanziario, che specula sull’Italia, quanto da parte di altri Stati, di altre economie, che giorno dopo giorno si stanno rivelando capaci di sfruttare per il loro vantaggio economico la nostra attuale e sfortunata debolezza.
In Italia ci martellano con dosi di grottesco ottimismo: l’Italia attacca, l’Italia avanza…. goal della Germania!
Guardiamo la realtà, stiamo ai fatti.
“Prodotto interno lordo: peggio della prima guerra mondiale. L’Italia è nel pieno della peggiore recessione economica in tempo di pace. I danni sono talmente profondi che non è improprio raffrontarli con quelli conseguenti alle due guerre mondiali, cioè agli eventi più drammatici della storia recente.
Fino ad oggi le conseguenze della crisi sul prodotto interno lordo italiano risultano di entità superiore a quella degli effetti della prima guerra mondiale” (così, testualmente, lo Scenario economico del Centro studi di Confindustria, settembre 2012).

Le guerre, le battaglie non si vincono, se prima non si capisce di esserci dentro!
Guardando lo stesso scenario, usando lo stesso linguaggio, si può dire che, sotto il doppio attacco della speculazione finanziaria e della competizione economica internazionale, l’Italia è davvero entrata nel pieno di una strana guerra, una guerra di tipo nuovo, per fortuna, più banale, non violenta, più «civile», rispetto alle guerre del passato.
Ma pur sempre una guerra: “Forse non più come nel 1939-1945, ma si può fare la guerra usando la leva dell’economia!” (così Delors, 2011; Tremonti, La guerra «civile», 1996).
E’ così che stiamo arretrando sulla “Linea del Piave”!
Dalla “Linea del Piave” non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo arretrare.
All’opposto, vogliamo, possiamo e dobbiamo tornare ad essere “padroni a casa nostra”.
Lo dobbiamo al nostro passato ed al nostro futuro, lo dobbiamo a noi stessi ed ai nostri figli: al nostro orgoglio, al loro futuro.
Vogliamo, possiamo, dobbiamo difendere il nostro lavoro e le nostre imprese, il nostro risparmio, la nostra libera economia di mercato.
Soprattutto vogliamo, possiamo, dobbiamo difendere il nostro grande paese per continuare a viverci in sicurezza,in democrazia, in libertà.

continua

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