Manifesto – 2,3. Democrazia, sicurezza e mercato finanziario


Da Manifesto 3L.

Cominciamo da qui, perché la democrazia e la sicurezza sono la base di tutto.
Se uno pensa che, essendoci la crisi, si può o si deve fare a meno dell’una o dell’altra, o di tutte e due insieme, tanto della democrazia quanto della sicurezza, si sbaglia di grosso e soprattutto si fa male e ci fa male.

La democrazia è la base di tutto, perché è solo con la forza della democrazia, e non con lo “spread”, con la forza della repressione, fisica o mentale che questo produce, che si può evitare il caos.
E poi la sicurezza, perché nell’avanzare delle crisi si rischia un crescendo di tensioni sociali e di disordini, alla fine distruttivi anche per l’economia, tensioni che ancora solo la democrazia ci può evitare.
Due non piccole parti dell’Italia stanno invece oscillando tra due estremi: l’estremo della rinuncia alla democrazia, in cambio della sicurezza; l’estremo della rinuncia alla sicurezza, per conservare un po’ di democrazia.
Da una parte ci sono la destra e la sinistra insieme, partiti che per un intero anno hanno insieme sostenuto ed insieme votato il governo tecnico, divisi solo in apparenza, ma in sostanza uniti nel piano di una continuata futura applicazione di un rigore “tecnico” fatto, come nella medicina antica, con le “sanguisughe”.
Dall’altra parte ci sono l’antipolitica, la rabbia e la protesta, l’astensione ed il contro-voto.

In particolare:

a) da una parte, tanto a destra quanto a sinistra, ci sono i “responsabili”, posizionati dentro partiti che formalmente litigano, ma sostanzialmente tra di loro concordano, in attesa di replicare anche per l’Italia il modello della Grecia.
Alle ali sono poi e da ultimo apparsi anche vecchi e nuovi ascari fiancheggiatori. Per tutti questi, il transitorio dovrebbe diventare permanente. Come si fa nei grandi piani strategici, le cose prima si esperimentano in piccolo. Ed è per questo che è proprio il modello già sperimentato in Grecia quello che ora è destinato ad essere esteso, su più vasta scala, prima alla Spagna e poi all’Italia. In sintesi, quello che in Italia ha finora fatto il governo tecnico, con la sua “strana” maggioranza, dovrebbe essere solo un antipasto, in attesa delle successive portate che si trovano già scritte nel lascito della sua “agenda”. Le prossime portate potrebbero (in teoria!) anche essere un po’ meno pesanti, ma se anche fosse così, e se ne dubita, sarebbero comunque più indigeste, proprio perché verrebbero dopo le prime, in un corpo già intossicato da troppe tasse e da troppa paura e debilitato dalla conseguente recessione. E tuttavia, nell’economia politica propria del modello già sperimentato in Grecia, davvero convintamente si pensa che il “risanamento” non possa prendere altra forma, se non quella di un salasso che si può imporre senza fine e senza un fine, in nome di astrazioni finanziarie non necessariamente comprese dal popolo, ma divinizzate e legittimate dai tecnici. Ed apprezzate, davvero molto apprezzate da chi, fuori dall’Italia, si appresta a colonizzarci, approfittando dell’effetto sorpresa, approfittando della nostra attuale sfortunata debolezza, approfittando del disorientamento creato dai suoi domestici fiduciari, soprattutto approfittando degli effetti di recessione economica causati dalla “tecnica” da questi applicata;

b) dall’altra parte c’è l’Italia agnostica o critica. L’Italia del non voto o del contro-voto.

Noi vogliamo, invece, dobbiamo e possiamo uscire da questa alternativa micidiale, dall’alternativa tra “agende straniere” e “rabbia italiana”.
Per cominciare, questo “MANIFESTO” è contro l’esecuzione pronta e silenziosa di una “agenda straniera”.
Certo, l’Italia e gli italiani possono e devono sacrificarsi. Ma non in questo modo buio, subendo una imperìta, disordinata accumulazione di manovre economiche. Manovre improvvisate ed inventate, da un giorno all’altro, eseguite sotto un continuo umiliante e deprimente ricatto, senza luce e senza speranza.
E poi non va bene neppure la “rabbia italiana”.
Perché se ti astieni dal voto puoi certo avere le tue buone ragioni, ma non devi e non puoi dimenticare che non ci si astiene dalla crisi, perché poi è pur sempre la crisi che non si astiene dal bussare alla tua porta!
Perchè chi protesta contro tutto e contro tutti può certo avere le sue buone ragioni, ma così facendo diventa il miglior alleato di chi specula sull’Italia e contro l’Italia e dunque anche contro di lui!
Niente di tutto questo ci va bene.
Neppure la paura. C’è chi pensa ancora di poter continuare ad usare la paura come ideologia, come strumento di potere politico.

Noi, all’opposto, non vogliamo che la politica faccia paura!
E tuttavia, è inutile nasconderlo, e conviene anzi ripeterlo, siamo in guerra ed in guerra contro una superpotenza che da ultimo si è scatenata anche sull’Italia e contro l’Italia.
Vediamo come e perchè.

3. La nuova potenza mondiale: il mercato finanziario.

All’interno della globalizzazione, accumulando in progressione geometrica le sue forze, una nuova superpotenza ha fatto la sua irruzione sulla scena della storia.
La nuova potenza mondiale, il mercato finanziario, non ha esercito, non ha confini nazionali o continentali, ed anzi confina con chi vuole, non ha regole, non riconosce diritti, non è soggetta a corti di giustizia, non ha leader visibili, non ha un governo, ha solo un board.
Per avere una idea della sua potenza, rispetto alla economia del lavoro e dell’impresa, basta guardare questa figura (pag.13 del Manifesto).
E’ vero che è una potenza basata sull’illusione, su di una ricchezza fatta di carta, fatta sulla follia di miliardi e miliardi di contratti derivati strutturati come geroglifici finanziari.
Questo è un esempio semplificato di derivato: (pag.14 del Manifesto)
Ma fino a che nessuno avrà il coraggio di dire che “il re è nudo”, anzi di dire che “il re è folle”, fino a che nessuno avrà il coraggio di capire e di agire di conseguenza (e qui di seguito vedremo invece come lo si può fare), fino ad allora questo è, e sarà e resterà il potere del denaro fatto finanza.
Proprio perchè è così potente, perché (come evidente nel grafico stampato sopra) è 12 volte più grande dell’economia del lavoro e dell’impresa, il mercato finanziario non si contrappone agli Stati, semplicemente perché li usa.
La nuova superpotenza non deve votare, semplicemente perché, e lo stiamo vedendo da ultimo anche in Italia, perché tende a svuotare la volontà popolare.Una volontà che ormai, sempre più di frequente, prima delle elezioni viene suggestionata ed impaurita.

E dopo le elezioni, se le elezioni non sono allineate rispetto alle aspettative, se ne sostituisce il risultato con qualcosa di “tecnicamente” più adatto. Magari nelle forme sperimentali nuove del fascismo finanziario.
Qui è bene comunque essere molto chiari, su di un punto preliminare.
Noi siamo a favore del lavoro, a favore della produzione a favore della manifattura e dei servizi, dell’industria e delle partite IVA ed anche a favore delle banche che fanno credito produttivo!
Noi siamo e restiamo più in generale decisamente a favore della libera economia di mercato, come è stata per decenni e decenni, per arrivare più o meno fino a pochi anni fa.
Tuttavia, e proprio per questo, per difendere il lavoro e le imprese e la libertà economica, proprio per tutto questo siamo radicalmente contro gli ultimi devastanti eccessi che già sono stati prodotti e che saranno prodotti, dal mercato finanziario.
Non è un caso, non è per caso che perfino il “Centro studi del partito conservatore inglese” (“Center for policy studies) definisca “bastard” questi fenomeni!
In Italia ci sarà certo chi si scandalizzerà, per questo linguaggio…così poco elegante, così triviale! Per trovare un linguaggio ugualmente forte, si deve infatti risalire… ad Einaudi ed a Keynes! (si veda, su questo, la SCHEDA N.3 sul sito http://www.listalavoroliberta.it).
1989. 1994. 2001. 2007. Questa non è una sequenza cabalistica. Sono proprio questi infatti gli anni che hanno cambiato la struttura e la velocità del mondo, con una intensità, con una forza di accelerazione mai prima viste nella storia.
Più in generale, sulla nuova forma-mondo, sulla globalizzazione e sui suoi effetti economici, sociali e politici se interessati ad un approfondimento, si veda la SCHEDA N.4 (sul sito http://www.listalavoroliberta.it), dove in particolare si evidenzia la trasformazione intervenuta (con la globalizzazione) all’interno del sistema capitalistico.
Il capitale finanziario, una volta solo accessorio, solo strumentale e perciò detto capitale circolante, è infatti divenuto, con la globalizzazione e nella globalizzazione, molto di più: è divenuto esso stesso il capitale dominante!

continua

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