Manifesto 8,9. “Destra e sinistra, per noi pari sono”


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Da Manifesto 3L.

La destra si fonda su tanto banali quanto fallimentari parole d’ordine mercatiste: agita le sue bacchette magiche, che poi sempre hanno dimostrato di portare con sé caos, conflitti e crisi; vuole la ricchezza, ma senza le nazioni, perché si può fare a meno dello Stato, se si venera il denaro come un feticcio pagano; pensa che davvero ci possa essere libertà personale senza sicurezza sociale: la vita vista solo come un “gratta e vinci” o come un ring, su cui vince il più forte, avendo in mente la dominante prospettiva della morte del prossimo;
La sinistra ha per suo conto tagliato le radici con il passato, è avversaria delle tradizioni, è diventata più cosmopolita che internazionale, in marcia verso il nuovo ed il diverso, questi intesi come espressione dell’ideologia del progresso: immigrazione, come chiamata del popolo di ricambio, questo un popolo nuovo e più docile, al posto di quello vecchio; e poi ancora “famiglie orizzontali”; attesa per figure redentrici di umanità varia.
Soprattutto, la sinistra si è iscritta a quello che da ultimo le si è presentato come il più aggiornato circolo della ragione: il mercato finanziario, entità metafisica capace di contenere l’idea pura del mondo nuovo, capace di equalizzare gli operai con i funzionari del Fondo Monetario Internazionale, tutto in un vortice fatto da crescita infinita e magico culto dello scambio per il consumo.
Come alla fine ed in sintesi è evidente è che ciò che hanno in comune, la destra e la sinistra, è soprattutto la reciproca rispettiva base nell’attività di servizio al dogma del mercato finanziario, cui tutto è dovuto.
Tutto, anche se il suo rito postula il sacrificio delle sovranità nazionale e della dignità personale. Soprattutto e “responsabilmente” domina infatti la ragion di Stato.
E’ infatti lo stato d’eccezione finanziaria che – si ripete- ci viene presentato come la nuova ragione di Stato, fonte ispiratrice di politiche fatte da applicazioni di salassi “sanguisuga”, da chiacchiere su sviluppo e crescita, da rifiuto o scarso interesse per la solidarietà sociale od, in alternativa, da inganni sul tema, infine da genuini interessi alla conservazione delle proprie specie.
In sintesi, ciò che ormai distingue la sinistra e la destra è ben poco. Un poco che del resto emerge dalla pochezza dei rispettivi programmi.
A sinistra e dintorni si comincia parlando della crisi, ma solo per litigarci sopra, poi se ne ignora la causa e dunque se ne accettano come ineluttabili e fatali gli effetti.
La prova è che ancora si ripetono, e con assoluta letterale precisione, le formule già usate cinque, sette, sedici anni fa.
Niente sulle cause della crisi, niente sui reali e coloniali effetti della crisi, soprattutto niente sul “che fare” per batterla.
Solo giri di parole e di fumo e quantità industriali di promesse. Promesse fatte sapendo che “le promesse impegnano solo chi le riceve”, essendo inventati od impossibili i mezzi per mantenerle.
Salvo poi indirizzare all’estero, fuori dall’Italia, un diverso e più preciso messaggio: il messaggio della ferma intenzione di continuare a fare, da soli od in compagnia degli “avversari”, di continuare a fare “i compiti a casa”, applicando all’Italia tutte le sanguisughe ritenute necessarie, per un salasso senza fine e senza speranza. Proprio come finora “tecnicamente” è stato fatto.
A destra e dintorni, fermo questo comune reale e sperimentato impegno, propagandisticamente pare che ci si posizioni tra Pinocchio e Lucignolo.
Più in generale sta di nuovo per tornare in scena, più o meno aggiornata, la citata “collezione estate-autunno 2011”.
In specie, nella logica del “colpo grosso”, da destra si punta soprattutto a prendere quanti più voti possibile, senza pensare a cosa si saprà fare dopo, senza pensare a cosa succederà dopo.
“Chi vuol essere lieto sia, del doman non c’è certezza!”. Tanto poi ancora verranno i tecnici, con le loro sanguisughe!

Questo “MANIFESTO”.

E’ per questo, non solo perché sono finite le vecchie ideologie politiche, con la loro vecchia metrica, è soprattutto per questo che questo “MANIFESTO” non è né di destra, né di sinistra.
Non si deve avere paura della verità. All’opposto, questo è un tempo in cui servono parole di verità.
Per cominciare: non c’è tecnico e non c’è straniero che verrà a “salvarci” (sic!).
Non c’è “paracadute di Francoforte” a cui appenderci.
Non c’è salvezza, per l’Italia, se ci illudiamo su tutto questo, se tiriamo a campare, se non ci svegliamo, se continuiamo a stare dentro ad un sistema che è stato inventato dai maghi del denaro nel loro esclusivo interesse ed a loro immagine e somiglianza, se accettiamo tutto il derivato armamentario di orrori e di errori che, in altre parti d’Europa, si è da ultimo già visto e sperimentato.
In realtà non c’è salvezza se restiamo dentro ad un sistema in cui le perdite non sono addebitate a chi le ha causate, ma girate da una tasca all’altra e comunque sempre ad una tasca diversa da quella del colpevole!
Girate prima dalle banche e dalle finanziarie agli Stati e poi dagli Stati alle Banche centrali.
In Europa le perdite vengono indirettamente o direttamente girate dalle banche e dagli Stati alla Banca Centrale Europea (BCE). Una banca questa che, pur molto meno potente della Federal Reserve USA, è tuttavia già oggi molto più intossicata, titolare di un “quantum” ancora maggiore di attività finanziarie tossiche!
Negli USA, in parallelo, le perdite sono girate alle Federal Reserve (FED) che, dopo quanto già ha fatto, comprerà ancora ogni mese per due anni ben 40 miliardi di dollari di titoli tossici.
Così facendo BCE e FED in realtà peggiorano, non migliorano la situazione, ignorando la saggezza secondo cui: “la moneta cattiva scaccia la moneta buona”.
Moneta cattiva è quella della BCE, che ora si dispone ad acquisti illimitati di titoli pubblici di dubbio valore. Moneta cattiva è quella della FED che sta inondando il mercato di liquidità.
Un conto è infatti una banca centrale che non compra niente, solo perché minaccia un suo intervento sul mercato. E infatti così, per il solo fatto della annunciata intenzione di usare la loro enorme forza, che le banche centrali bloccano “ex ante” la speculazione, con un decisivo effetto deterrente e/o preventivo. Come la bomba atomica, che funziona soprattutto e/o solo se non viene usata.
Un conto è invece una banca centrale che, comprando materiale tossico, e comprandolo proprio dagli spacciatori, fa uso atipico dei suoi poteri e strumenti, stampando moneta cattiva.
Come curare con l’alcool un alcolizzato.
Non avremo dunque salvezza fino a che staremo all’interno di un sistema in cui il mercato finanziario non solo non paga per le perdite che causa, ma riceve regali ed aiuti di Stato.
Così alimentando un meccanismo a moto circolare che alla fine drammaticamente riporterà le perdite ai cittadini.
Un sistema che non produce ricchezza prima, non produce sicurezza dopo.
Un sistema che non produce investimenti e lavoro e benessere, ma rischi.
Finora si è comprato solo tempo. Finora si è favorito solo un modello finanziario che (anche con le nuove regole contabili scritte a Basilea) spiazza le banche territoriali e per questa via spiazza soprattutto le piccole imprese.
Una sola cosa si ripete è sicura: alla fine, fra pochi anni o forse, purtroppo, drammaticamente molto prima, il conto lo pagheranno i cittadini!
Ed in specie cominceranno a pagarlo i cittadini dei paesi considerati più deboli: noi in Italia!
In sintesi: non ci possiamo affidare solo alle cure economiche “europee”.
Quelle finanziarie sono infatti solo temporanee e sono comunque a pagamento (prima l’ossigeno, poi la fattura, con gli interessi).
Quelle economiche, più che curare fanno del male, creando recessione, disperazione, emigrazione. A titolo puramente indicativo, a questo proposito:
a) con la crisi, la Grecia ha perso quasi 1 milione di abitanti: emigrati per sfuggire alla disoccupazione, alla disperazione;
b) l’Irlanda, su 4,5 milioni di abitanti, ha oggi un tasso di emigrati pari a 70.000 all’anno. Per questo paese il pendolo della storia pare tornato all’ ‘800!;
c) dal Portogallo, su 10,5 milioni di abitanti, nel 2011 sono già emigrate 120.000 persone.
Cure uguali non possono funzionare e non funzioneranno neppure per l’Italia! Non si può continuare a scambiare gli effetti con le cause, la malattia con la medicina, i killer con i salvatori. Non ci si può sempre continuare ad illudere che l’agire “ex post” e l’ agire “ex ante” siano la stessa cosa. Non si può seguitare a guardare a tutto, tranne che all’essenziale!
Così facendo, l’economia continuerà ad affondare, non ci saranno veri tagli alla spesa pubblica o reali riduzioni fiscali, il bilancio dello Stato continuerà a peggiorare, la stretta creditizia continuerà ad aumentare, le tensioni sociali cresceranno, i mercati finanziari diventeranno alla fine sempre più esigenti… fino alla fine.
Come si è scritto sopra, tutto quello che è di colpo successo sull’Italia ed in Italia nell’ultimo anno non era fatale (come si è notato sopra) ed oggi non è comunque irreversibile.
Poteva essere evitato prima, nel giugno 2011, se allora non fosse cambiata (e come…cambiata!), la politica economica italiana.
Ma soprattutto è oggi, è ora, che si deve e si può imboccare l’“uscita di sicurezza”.

continua

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