Manifesto – parte seconda. Le tasse e la spesa pubblica


Da Manifesto 3L.

La pressione fiscale è davvero troppo alta (soprattutto per chi le tasse le paga). Proprio per questo sulle tasse non si possono fare scherzi elettorali. Anche la propaganda deve avere un limite, se no prima si dice agli elettori che si abbassano le tasse, poi salgono i tassi di interesse sul debito pubblico e così le tasse, invece di scendere, salgono!
In ogni caso si può:

N.1 abbattimento dell’IMU sulla prima casa non di lusso. Non ci sono alternative, se si vuole che sotto il peso di questa imposta crolli un settore fondamentale della nostra economia. Fuori dall’“astuzia elettorale”, in questo momento il valore propulsivo e/o antirecessivo proprio di questa misura è molto più grande di ciò che questa imposta vale per il fisco.

N.2 in ogni caso, proprio per evitare il conseguente calo di entrate, questo abbattimento può e/o deve essere parimenti compensato riformando l’imposizione bancaria: una aliquota ordinaria + una seconda aliquota, più alta di quella ordinaria, sui profitti delle attività speculative e/o sui profitti fatti nei paradisi fiscali (si veda, sempre in questo senso, il citato programma presidenziale francese “La France forte”);

N.3 destinare a riduzione delle tasse (i) il risultato di risparmio di spesa per interessi derivante dal piano “COMPRA-ITALIA” (soldi che non andrebbero più alla speculazione, ma appunto a riduzione del carico fiscale) + via via, il recupero da evasione fiscale + il risparmio realizzabile tagliando altre voci di spesa pubblica (cfr. qui di seguito sub 13).
Va inoltre notato che, oltre a questo, la conseguente stabilizzazione nella certezza, tanto della nostra finanza pubblica quanto della nostra economia, stabilizzazione che sarà data proprio dal “COMPRA-ITALIA”, può dare qualche altro maggiore margine di manovra (ma prima di utilizzarlo, questo margine, va verificato che c’è!);

N.4 introdurre un meccanismo di moratoria sulle riscossioni Equitalia, quando c’è reale evidenza di particolari criticità, di diritto o di fatto (incapienza patrimoniale);

N.5 reintrodurre la partecipazione dei Comuni all’accertamento tributario.
Più delle campagne propagandistiche fatte quest’anno, è infatti soprattutto questo il modo (europeo) per rendere maggiormente credibile il rapporto fiscale. Gli effetti negativi degli eccessi propagandistici di quest’anno sono evidenti nel clamoroso ritorno al contante, nella fuga dall’Italia dei capitali e delle attività d’impresa, nel non necessario blocco per paura della domanda interna. In un paese, come l’Italia, con più di 8000 Comuni e con più di 4 milioni di partite IVA, le strutture centrali di accertamento (come l’Agenzia delle entrate e la Guardia di Finanza) sono certo necessarie, ma non sufficienti. Le strutture centrali sono infatti efficienti, ma molto spesso sono lontane, sono remote, rispetto ai territori. Ne deriva che l’effetto di repressione è forte, ma l’effetto di prevenzione prodotto dalla loro vicinanza e prossimità non altrettanto. E’ per questo che, come nel resto d’Europa, servono i Comuni, da coinvolgere e/o cointeressare nell’accertamento tributario;

N.6 introduzione del concordato fiscale triennale preventivo. Ti impegni a rispettare il tuo dovere fiscale ed a “scommettere” sul tuo reddito futuro, ma poi dedichi il tuo tempo a lavorare per te e non per la burocrazia;

N.7 rafforzare i controlli fiscali sugli immigrati, per verificarne l’effettiva dovuta lealtà fiscale, anche considerando che gli stessi godono dei nostri servizi di assistenza sanitaria, sociale, etc;

N.8 reintrodurre il pagamento per contanti delle pensioni basse, già “tracciate” all’origine e non certo causa di evasione a valle!;

N.9 introdurre a titolo sperimentale e volontario la “Simple Tax”. Un sistema semplice di tassazione sul reddito reale. Si può (i) scegliere di rinunciare al vastissimo e complicatissimo apparato di deduzioni, agevolazioni fiscali, etc, che attualmente sono graziosamente “concesse” dal fisco, (ii) per pagare sul reddito reale (e non sul reddito così artificialmente e/o fiscalmente manipolato da tutte le deduzioni, agevolazioni, etc); (iii) in contropartita, le aliquote sono a loro volta reali e cioè più basse delle attuali. Ne deriva un sistema fiscale semplicissimo, quasi automatico, senza costi amministrativi di compilazione, senza rischi di errore e di ricatto, soprattutto senza incentivi ad evadere dati da aliquote troppo alte. Su questa ipotesi, prima di partire, è comunque un preliminare sondaggio di opinione pubblica;

N.10 attenuazione del vincolo del patto di stabilità per i Comuni e Province, per le spese di investimento fisso;

N.11 sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione. Tutto il mercato finanziario conosce l’esistenza di questa quota “occulta” di debito pubblico. Tanto vale onorarla (magari in due o tre anni), compensandola, a livello di bilancio pubblico, con il minor debito conseguente al ricalcolo del contributo italiano agli aiuti europei (cfr. su questo Europa n.1).

N.12 ripresa del federalismo fiscale. Questa è infatti l’unica riforma che, basandosi sul “vedo, voto, pago”, riduce davvero la spesa pubblica, riportandola sotto il controllo dei cittadini. Come nel resto d’Europa.

N.13 standard europeo di spesa pubblica. La spesa pubblica può e deve essere ulteriormente ridotta, oltre che per la componente interessi (“Compra-italia”), introducendo per le strutture ed i costi dell’apparato pubblico il criterio generale di riferimento allo standard europeo costituito e/o indicato dalla media europea dei costi equivalenti per servizi, del numero degli eletti, dai componenti degli organi, dei compensi pubblici, etc.
Questa proposta fu fatta, inutilmente, nella primavera del 2011! Va ripresa. Non è necessario che la media europea sia milletrica, scientifica. E’ sufficiente che sia indicativa in termini di buon senso!

continua

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  1. #1 di abrir cuenta facebook il 7 maggio 2013 - 21:55

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