Manifesto – parti terza e quarta. Libertà economica, sud.


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Da Manifesto 3L.

N.1 Moratoria legislativa.

La lunghezza lineare delle riforme “liberali” targate governo tecnico (decreti legge + decreti attuativi) può ad oggi essere stimata pari a 4,2 kilometri lineari, ovvero 40 campi di calcio messi in fila, ovvero 180 campi da tennis. Questo non è diritto, ma rovescio! Non è meno burocrazia, ma più burocrazia. Non è semplificare, ma complicare la vita di chi lavora. La prima cosa da fare è quindi una vera moratoria legislativa: per due anni basta nuove leggi!
In specie, salvo eccezioni, da motivare presentandole preventivamente agli italiani, tutta la nuova legislazione va fermata per due anni per darci respiro.
Anche la fine dell’orgia legislativa in corso serve per restituire credibilità al nostro diritto. E poi serve cambiare sistema come segue. Il “nodo di Gordio”, un nodo che strangola la nostra economia non si scioglie, si taglia! Gli esperimenti fatti finora dimostrano che la cosiddetta deregulation ha effetti limitati. Spesso finisce solo per produrre, in sostituzione delle vecchie, regole nuove, spesso ancora più complicate onerose delle precedenti. L’intervento da fare o è radicale o non è:
“Tutto è libero tranne ciò che è vietato dalla legge penale od in materia finanziaria e bancaria” (per ulteriori informazioni su questo punto cfr. SCHEDA N. 10 sul sito http://www.listalavoroliberta.it ).

Parte quarta. Il sud.

Al Sud non serve meno Stato, ma più Stato.
Il fanatismo per il mercato, sviluppato anche per importazione europea, causa in specie una simmetrica riduzione del ruolo dello Stato.
E tutto questo, nel Sud, non ha portato più sviluppo per l’economia, ma meno efficienza e più spazio per la criminalità.
Lo stesso per il frazionismo particolaristico degli interventi, (i) non pianificati e sviluppati dal centro e su grandi progetti (gli unici questi capaci di fare massa per lo sviluppo), come è altrove in Europa, e come è stato per decenni fa in Italia, (ii) ma all’opposto interventi quasi sempre piccoli e dispersi in quasi mezzo milione di micro progetti.
Si tratta in specie di 467.000 progetti, operati secondo un movimento che è andato dalla periferia verso il centro ed anche per questa ragione pensati in piccolo e per gli interessi locali.
Ciò che ha appunto disperso energie e creato nuovo spazio per crescenti forme di pubblica e diffusa corruzione.
Per conseguenza il differenziale nord-sud non si sta riducendo, ma all’opposto allargando. L’evidenza dei fondi spesi male, o peggio ancora non spesi, prova che il sistema attuale non funziona e non può funzionare. Per questo servono:
N.1 Nuova Cassa del Mezzogiorno.
Anche per quanto sopra serve tornare alla Cassa del Mezzogiorno, che è stata davvero e bene attiva dal 1951 fino al 1971, l’unico periodo in cui il divario nord-sud si è davvero ridotto!
N.2 la Banca del Mezzogiorno, di cui chissà perché da parte del governo tecnico e dei suoi sponsor non si parla più o malvolentieri, finalmente attivata sui 250 sportelli finora autorizzati dalla Banca d’Italia, deve e/o può essere potenziata, dopo la fase sperimentale, moltiplicandone gli sportelli perché è soprattutto il piccolo credito a piccoli imprenditori, ad artigiani e commercianti (credito per un bancone da lavoro o da bar, per un forno da pizzeria, per un frigorifero, etc.) che sostituisce la base essenziale per lo sviluppo del turismo, dell’artigianato, del commercio, del lavoro.
N.3 potenziamento dei titoli di risparmio per l’economia meridionale, introdotti al principio del 2011 e fin qui ben sperimentati
N.4 fiscalità di vantaggio per il Sud.
Se no, a proposito di “battere per davvero i pugni” in Europa, si vedrà di seguito Europa n. 1.

continua

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