Il suicidio dell’Occidente


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di Giovanni Carlini

Obama? Ha vinto ancora una volta l’immagine sulla sostanza. Non che il candidato repubblicano abbia brillato per chiarezza d’idee e originalità, ma la conferma della squadra di governo degli ultimi 4 anni alla guida della nazione leader dell’Occidente, ne segna la sua decadenza.
Perché? È semplice!
Confermare quanto è stato fatto in questi 4 anni in economia (ovvero non fatto) significa non smuovere gli errori da eccesso di globalizzazione e delocalizzazione che hanno prodotto ad oggi solo 14 milioni di disoccupati negli Stati Uniti. Vuol dire non aprire quella fase di revisione necessaria a rimuovere gli errori strutturali della crisi dell’Occidente e dell’economia mondiale.
Sostanzialmente proseguiamo sperando di uscire da una crisi che abbiamo voluto e costruito pezzo dopo pezzo, senza inciderne sulle cause profonde. Il voto americano che segnala la drammatica differenza con 4 anni fa, dove Obama era “il messia” e ora “la spunta” giusto per conservarsi il posto, segue in realtà anche al voto francese. Anche in questo caso al posto di un pericoloso decisionista (Sarkozy) è subentrata una figura mediocre (Hollande) di basso profilo, non adeguata a ridisegnare l’architettura del pensiero occidentale per le nuove sfide che ci siamo voluti infliggere. Mal interpretando e progettando la globalizzazione, l’Occidente ha regalato ai paesi emergenti oltre il 70% della sua attività produttiva (in Europa forse, per il 2020 dovremmo, chissà, recuperarne appena il 20%) Questa “iniziativa” avrebbe dovuto attivare il mercato interno. In realtà, la conservazione degli antichi equilibri sociali, come in Cina, impedisce la nascita di una società dei consumi (significherebbe la fine del partito comunista) il che vuol dire a tutt’oggi proseguire ad essere solo orientati all’export. In pratica i BRICS producono per noi Occidente e non per il loro popolo. Questo meccanismo ha importato a casa nostra il 36% di disoccupazione giovanile come il 25% sull’intera popolazione in Spagna e in Grecia e generalmente il 10% in Europa.
Rivedere questi concetti significa possedere un forte carisma che non è nell’agenda del presidente francese, neppure in quella della Casa Bianca. Forse potrebbe essere patrimonio della Cancelleria tedesca, ma la Germania, nello scambio tra l’Occidente e il resto del mondo, è l’unico paese che ci ha guadagnato (per ora) quindi non ha interesse alla revisione.
Da quanto emerge e solo limitato alla sfera economica, senza entrare nel vivo della società americana (la scuola era e resta un disastro) la conferma dell’attuale dirigenza statunitense significa (dopo il flop francese) perdere altri 4 anni aspettando delle soluzioni, che da sole non possono arrivare.
La democrazia, come forma di governo può attendere un lungo periodo di insoddisfazione popolare (purtroppo abbiamo bisogno di mangiare ogni giorno senza attendere un ipotetico futuro) per ritrovare un equilibrio?
Ecco perché in un mondo in apparente festa per la vittoria di una parte sull’altra, la tristezza e il dubbio che abbia vinto l’incertezza e la non soluzione ai problemi, come anche lo stallo è ben radicata in tutti noi. Speriamo che ci vada bene!

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