La frattura


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Di Giovanni Carlini.

La società moderna ha permesso un grande inganno consentendo a tutti di poter “essere” quello che si vuole, in grande e perfetta libertà, senza spiegare che questi criteri non corrispondono a quelli utilizzati nella selezione e accettazione sia delle candidature in ambito di colloquio di lavoro, che nella vita privata.

Entrando più nel dettaglio esiste una profonda differenza tra:
– quanto e come ci si può esprimere;
– quello che accettiamo e decidiamo ci possa andare bene.

La parola d’ordine in voga, (una sorta di vangelo civile) invita alla più profonda libertà espressiva sia corporea che ideale (ecco la trappola) senza spiegare che l’accettazione e la selezione sociale è molto più restrittiva.

Si tratta di due contesti profondamente diversi e non affatto coincidenti; anzi i criteri di selezione si stanno facendo sempre più critici rispetto alla presunta libertà d’esprimersi.
In effetti, appare un controsenso. Da una parte, la più estrema libertà d’abbigliarsi, comportarsi, tatuarsi, esprimersi contro la formalità della normalità e dall’altra, nell’incertezza più totale, il bisogno di una uniformità sostanziale e stile nella presentazione e relazione che dia un contorno alla personalità.
Chissà perché tutti dimenticano sempre un particolare: la disciplina. Esiste una disciplina nell’amore (fedeltà e innovazione nella coppia) quindi nello studio (un numero di ore e concetti acquisiti nella singola giornata) e nel lavoro (ore di attività per cose fatte). La disciplina, ovvero un ordine formale, consente il raggiungimento rapido di un risultato che altrimenti diventa un’avventura aleatoria.
Un esempio: essere disinibiti piace, soprattutto quando lo sono le ragazze, il guaio però è che non se le sposa nessuno. In realtà, in una vita saggia, sarebbe opportuno essere molto disinibiti dentro la vita di coppia, anzichè quando si è ragazzi o peggio all’esterno di una relazione stabile, ma anche questo concetto non viene recepito.

Come recentemente sulla stampa economica italiana è stato ricordato, ci sono tanti (troppi) ragazzi sia diplomati che laureati “a spasso” e al contempo, le imprese non riescono ad assumere. Perché?
Come fa a reggersi un confronto tra un 38,1% di disoccupazione giovanile e l’11% su scala nazionale (un anno fa era il 28% e l’8% ) con imprese che non trovano chi assumere?
Una risposta potrebbe essere che il mondo produttivo cerca metalmeccanici quando abbiamo troppi ingegneri, ma anche questo è parzialmente vero. Molto più spesso a parità di funzione; cercando un ragioniere con candidati ragionieri, è difficile trovare la persona giusta!
Accade che 24/48 ore dopo l’assunzione, il neo impiegato in prova se ne vada perché non gli piace l’ambiente, oppure nell’arco di pochi mesi si rilassi con ritardi e assenze o sia poco interessato al lavoro.
Una plausibile spiegazione a questa grave incongruenza (che ci tocca tutti, sia come genitori, che aziende e persone in cerca di un lavoro) è riconoscibile nella profonda disparità tra quanto la società tollera e permette, rispetto a quello che chiede nello scegliere.
Due mondi diversi.
A questo punto il problema da porsi non è più quanto “originale” possa apparire una persona (colorando o rasando i capelli, dipingendo sulla pelle diversi ghirigori o circondando il corpo con piercing etc..) bensì ciò che in effetti la gente accetterebbe di tutto ciò, partendo dal presupposto che esiste una divaricazione tra il tollerato e accettato, difficile da ammettere pubblicamente, ma quotidianamente vissuto.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

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