Un dramma nazionale: Equitalia


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Di Giovanni Carlini

Il grido di dolore di un libero professionista colpito da
Equitalia per fatti accaduti 22 anni fa merita una riflessione.

I fatti

Il personaggio 22 anni fa commise dei reati tributari dai quali ha subito una condanna penale nel 2000. Ovviamente la condanna a 3 anni e qualche mese è stata sofferta e conclusa nel 2004. Contemporaneamente, nel 2001 viene emessa una prima cartella esattoriale che 10 anni dopo è stata nuovamente rinnovata, per il secondo decennio. Questa cartella esattoriale è gestita da Equitalia.
Il professionista nel frattempo, scontata la condanna, si è ricostruito una vita, allacciando rapporti di lavoro dai quali emergono regolari dichiarazioni dei redditi e tasse pagate. Considerato l’ingente valore della cartella esattoriale, il cui importo è nel frattempo raddoppiato per gli interessi, non è mai stato gestito dal professionista perché 72 rate su un valore importante non sono umanamente assolvibili.

Le conseguenze

Il professionista emette fattura, viene pagato, lavora e assolve il suo lavoro con successo anno dopo anno. Nel mese di marzo di quest’anno, Equitalia opera un sequestro al 100% sul valore detenuto sul conto corrente del professionista, coinvolgendo sia valori di stipendio che gestiti per conto dei clienti oltre che suoi onorari, il tutto a massa, priva di ogni distinguo.
Tutto è stato spazzato via in un attimo, producendo, di fatto, la conclusione dei rapporti professionali in atto del professionista e l’onere della restituzione di denari non più custoditi, ma da onorare allo stesso tempo!

Il parere del legale

Un importante avvocato di Milano dichiara: non che io sia a favore dell’atteggiamento intimidatorio di Equitalia sui contribuenti, ma il sequestro al 100% è legittimo anche se la banca non ha mai comunicato nulla al suo cliente e se gli importi sono frutto di fatture emesse per lavoro. La differenza tra un sequestro al 20% di un salariato e al 100% per un professionista, incurante dell’uguaglianza di fronte alla legge, è una prassi consolidata nella giurisprudenza, che accetta di fatto due procedure di sequestro su cittadini diversi.
La domanda al legale evolve allora in altri termini: fatto salva la disuguaglianza davanti alla legge (ma non eravamo tutti uguali come si recita in ogni aula di giustizia?) considerato che solo il provento di reato è sequestrabile al 100% (per ovvie necessità d’ordine pubblico) non è che Equitalia stia applicando la legge in forme maniacali, producendo di fatto una non applicazione della legge stessa? La risposta è ancora una volta no: queste norme sono in essere da sempre.
La legge dovrebbe unire non disunire
Il professionista ha un’idea: entro in una sede Equitalia e mi dò fuoco così estinguo la cartella esattoriale. Di fronte a quest’affermazione decisa, è servito un intenso lavoro di convincimento: che Equitalia non merita la morte di un altro imprenditore, libero professionista o cittadino che sia. Non è stato facile!
Una delle principali riflessioni del professionista è perché, se non si tratta di “provento di reato” benché sequestrato il suo conto corrente bancario al 100% non siano fatti salvi gli importi già impegnati e non ancora pagati? Si parla di Iva da pagare e tale non sarà, aprendo un nuovo contenzioso, importi per fatture da liquidare, generi alimentari acquistati prima del sequestro e non onorabili, carta di credito. Sarebbe stato costituzionalmente corretto “amministrare” il conto da parte di Equitalia, anziché brutalmente sequestrarlo.
Invitando il libero professionista a cercare attivamente delle soluzioni, dopo il crudele diniego del legale, il muro eretto in banca (si erano tanto amati e ora lo stesso istituto di credito è incapace d’aiutare il suo cliente senza neppure capire se il sequestro è sul saldo o sul conto corrente) Equitalia non è interessata a salvaguardare attività economiche, dalle quali ricevere “quanto è giusto ed equo”. La missione di Equitalia è solo distruttiva, ed è per questo che merita la chiusura, perché ha assunto un ruolo negativo nella gestione del rapporto cittadino-stato.

Conclusioni

Il nostro Paese è politicamente in stallo e non è una sorpresa conteggiare nei voti del Movimento 5 Stelle (un quarto degli italiani) una severa protesta alla classe politica e allo Stato. Quanta responsabilità ha nel blocco della Nazione la società Equitalia?
Considerato che il libero professionista ha sicuramente ragione nel considerare Equitalia un non interlocutore, questo articolo, qui scritto, sotto forma d’istanza, nel momento in cui viene letto, è già stato inviato alla Corte Costituzionale per indagare su alcuni aspetti che meritano un riordino:
– perché i cittadini non sono tutti uguali di fronte alla legge? (il dipendente al massimo subisce un sequestro al 20% e un libero professionista al 100%)
– perché Equitalia può informare fornitori e clienti sull’importo della cartella esattoriale in essere, chiedendo gli vegano versati i denari direttamente? (sempre al 100%)
– perché Equitalia può distruggere aziende e professioni senza doverne pagare i danni d’immagine e mancato reddito alla nazione, quando le tasse sono regolarmente pagate oltre i fatti che decenni addietro provocarono l’attuale cartella esattoriale?
– Perché Equitalia non applica autonomamente la recente legge sul fallimento dei privati, rivedendo cartelle esattoriale raddoppiate e non gestibili?
– Perché Equitalia non è un interlocutore per il cittadino, ma solo il braccio armato di una maniacale applicazione della legge, i cui effetti sono oggi paralizzanti per la Nazione?
– Perché anziché sequestrare e incamerare entro 61 giorni, Equitalia non gestisce il patrimonio altrui, rispettando le cifre impegnate e non ancora pagate (vedi l’IVA da versare) dando a “Cesare quel che è di Cesare”?

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

  1. #1 di marta il 30 maggio 2013 - 15:02

    ben detto, ben fatto, è raro che ci siano persone che sanno narrare i drammi delle persone in forme così dirette e drammaticamente condivisibili. Bravo!

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