Quando la Giustizia impazzisce


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Di Giovanni Carlini,

Indipendentemente dall’estrazione che ci caratterizza, tutti ci siamo battuti attraverso il lavoro, lo studio, la politica per un certo tipo d’Italia.
Chi ha subito lavorato finita la scuola, al contrario altri hanno affrontato un lungo periodo di studio all’università, infine diversi sono passati per un percorso politico, a modo nostro ognuno ha cercato di contribuire a un’idea di società.
Invecchiando, ho anche imparato che quest’idea di società più giusta è sostanzialmente comune a ogni indirizzo politico. Indipendentemente dalla polemica del momento, non ci sono differenze tra partiti sul cercare una nazione ricca, forte e sana, ben alimentata e lontana dal freddo, fame e guerre.
Partendo dal comune presupposto, a volte dimenticato, per un’Italia che stia bene, non indebitata e con poca disoccupazione, misurando quello che accade con le aspirazioni che ci hanno animato, in una sorta di bilancio, iniziano i guai, perché non ci rispecchiamo in questo Paese.

Acquisito il disagio veniamo al fatto concreto.

Trovandomi con un imprenditore discutendo di mercato, benché sotto ispezione da 3 settimane da parte dell’Agenzia delle entrate, tutto procede normalmente, ci viene a far visita un altro imprenditore, della stessa zona.
Quest’ultimo si scusa con me per aver chiuso rapidamente una mia telefonata spiegandoci che i telefoni aziendali sono sotto controllo. A quel punto ci guardiamo in faccia senza saper cosa dire pur non avendo niente da nascondere, o così ci sembrava. L’ospite, che ho servito mesi fa, ci spiega: “…in ogni controllo dell’Agenzia delle Entrate o della Guardia di Finanza i telefoni dell’azienda vengono intercettati e così la posta, email etc…”.

Riprendendomi dalla sorpresa (negativa) abbozzo una domanda: ma non è possibile. Per intercettare serve un mandato del giudice e una proiezione di reato che sfondi i 5 anni (mi pare) ma non un’ipotesi di reato, bensì qualcosa di concreto che giustifichi l’ordine del giudice! L’imprenditore che ci è venuto a trovare afferma: sarà anche così, ma nell’ispezione che ho subito per 2 mesi, so per certo che siamo stati intercettati prima e dopo, perché un tecnico dei telefoni ce lo ha raccontato. Imbarazzati abbiamo dovuto rispondergli che eravamo sotto accertamento fiscale. A quel punto il tecnico ha detto: allora ho capito è tutto chiaro, fanno sempre così.
Ho guardato in viso i due imprenditori e per quanto ne so, non hanno nulla da temere perché conosco molto bene le rispettive contabilità e problematiche aziendali, ma ho provato dolore nel leggere il terrore nei loro occhi.
Non si tratta di paura per “aver fatto/non fatto qualcosa”, ma di una paura allo stato puro, esistenziale. Tradotto in altri termini, si chiama terrore e non sto esagerando.
A questo punto la domanda che mi pongo è semplice: che ci fa la paura e il terrore dipinto in faccia a degli imprenditori che ho l’orgoglio d’aver servito?
I conti già non tornavano prima, figuriamoci adesso! Io non ho lottato e servito la Nazione per ritrovarla in queste condizioni. Chiariamoci: lo Stato deve comunque fare i suoi controlli e i vigili, ad esempio elevare le multe, così la legge perseguire i colpevoli, ma è la criminalizzazione di massa che non è tollerabile e l’abuso del diritto va contenuto e combattuto!

Dalla lettura della stampa economica, costantemente noto un richiamo alla criminalizzazione penale di ogni passaggio fiscale, in un costante abuso del “penale” che ne snatura il senso. Oggi il contenzioso con lo Stato passa o attraverso il penale o le angherie di Equitalia, la cui somma non genera più solo distacco del cittadino dal Paese, ma ribellione sociale che per il momento si concretizza in voto di protesta e nel suicidio quale pratica d’allontanamento da questa visione d’Italia, ma non è difficile pensare a uno stadio successivo di protesta. Che si fa? Limitarsi a dire che il disagio sociale possa diventare scontro aperto non è sufficiente, il punto è come se ne esce!
Qui le scelte non possono essere più collettive ma solo individuali, in assenza della Politica incapace d’esprimersi nella ricostruzione morale della Nazione. Serve pensare di più, studiare di più, sentire di più, amare di più, ritrovarsi nell’intimità di più, vivere di più, leggere di più, capire di più. Bisogna ricostruire la Nazione sin dal nostro privato, senza l’arroganza di sapere tutto, senza chiudersi a riccio.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

  1. #1 di Roberto Fiorini il 30 maggio 2013 - 20:03

    L’articolo mi è piaciuto, per questo l’ho pubblicato, anche se tratta di avvenimenti che possono però apparire quasi incredibili. Io personalmente faccio fatica a pensare che la GDF (o l’Agenzia delle Entrate) utilizzi denaro pubblico x questi scopi, senza le debite autorizzazioni della Magistratura, tra l’altro con così modesti risultati nella lotta alla vera evasione fiscale. Però è anche vero che viviamo un mondo dove follia, realtá e mistificazione sono parte di un mix inestricabile dove la veritá appare a volte la vera vittima degli eventi. Per cui, dignitá di cronaca a fatti, come questi, riportati da una fonte attendibilissima come Giovanni Carlini.

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