Il fallimento della globalizzazione: Brasile e Turchia


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Di Giovanni Carlini

Quando anni fa fu eletto il Brasile come sede per le prossime Olimpiadi in competizione con gli Stati Uniti, provai un profondo senso di disagio, che si conferma in questi giorni con la protesta civile contro il dirottamento di fondi dal sociale alle infrastrutture sportive.
In pratica gli stessi brasiliani contestano la scarsa attenzione a fognature, strade, illuminazione, a vantaggio delle opere edili necessarie alle Olimpiadi.
Un evento di questo tipo conferma quanto immaturi siano i cosiddetti BRICS e ingiustificate le proiezioni che li elevano a futuro del mondo. Oltre al Brasile, spendere parole sul flop della Turchia è come quando piove sul bagnato. Assodato che i BRICS sono fragilissimi e strutturalmente pericolosi (chi ci va è a suo rischio e pericolo) cerchiamo di capirne il perché.
Com’è possibile che ci sia chi crede e porta alle stelle i paesi emergenti e chi invece li considera immaturi-pericolosi, ovvero un’invenzione della globalizzazione?
Per rispondere è necessario collegarsi alle premesse storiche, senza le quali restiamo in balia della cronaca. Partendo dall’Occidente, cerchiamo di capire perché è la sede principale della democrazia e ricchezza nel mondo. Tutto inizia con le paci di Vestfalia nel 1648.
Con la fine della guerra dei 30 anni, in Europa, si conferma il concetto di Stato come unità nazionale in cui possono vivere confessioni diverse.
Laddove prima ci si scannava tra cattolici e protestanti, con Vestfalia si confermano quelle che saranno le grandi unità nazionali, giungendo al loro scontro successivo del 1914 e 1939.
Al 1648 segue l’Illuminismo, che con Voltaire, Rousseau e Montesquieu, spiegarono come l’uomo fosse un selvaggio elevabile al rango sociale con un contratto, in uno stato strutturato sulla divisione dei poteri. Non fu più tollerato uno stato assoluto (in Francia e in Inghilterra furono decapitati i rispettivi regnanti), ma una realtà sociale costruita intorno all’uomo.
Ciò ha portato dei cambiamenti molto importanti: in questo modo, ad esempio, due fattorie che hanno vissuto per secoli l’una accanto all’altra, ad un certo punto, divennero una francese e l’altra tedesca.
Oggi le francesi sono veramente diverse dalle tedesche. Ciò dimostra come lo Stato Nazionale abbia costruito le personalità con tipi di cibo diversi, abiti pensati ad hoc, riti e culture specifiche. Nasce l’Occidente come lo conosciamo oggi. Tutto questo non esiste nel mondo islamico e nelle altre nove culture del mondo.
Nel 1904, un Tenente del servizio segreto britannico (Lawrence d’Arabia) introdusse, tra le tribù arabe, il concetto di Stato e da li è nato un movimento che si è evoluto in nazionalismo arabo, (anni Cinquanta), quindi anche in fondamentalismo (anni Settanta).
Concludendo, perché accade quello che sentiamo in tv da qualche mese sulla sponda settentrionale del Mediterraneo? Perché il mondo arabo non è ancora giunto a firmare le Paci di Vestfalia, in quanto ci sono quasi 400 anni di storia di civiltà ancora da percorrere.
Non è finita. In questo ragionamento non abbiamo ancora parlato di donne.
Partendo dai tempi di Tucidide, da cui abbiamo le prime testimonianze storiche certe, grazie al testo “La guerra del Peloponneso”, le donne nella società, fino al 1920, hanno sostanzialmente avuto due funzioni: affettiva e riproduttiva.
Con la prima guerra mondiale, le donne sono state letteralmente “sbalzate” nei diversi luoghi di lavoro (sopratutto in fabbrica), acquisendo una nuova funzione: quella lavorativa (non più domestica).
Lavorando e guadagnando (meno degli uomini), le donne hanno cominciato a truccarsi, usare le calze di nylon, il rossetto, scoprendo (in forme diffuse e di massa) anche una funzione estetica.
Dalle nuove funzioni, quella lavorativa e successivamente estetica, le donne presto assumono anche quella intellettiva scrivendo libri, articoli di giornale, insegnando ad alto livello.
A questo punto, siamo già a cinque funzioni acquisite, collocandoci nei tardi anni Cinquanta.
Affacciandosi agli anni Sessanta, l’altra parte del cielo conquista finalmente l’ultimo ruolo: la capacità di consumare. Su questa funzione s’innesta tutto il “ciclo della ricchezza” nelle società Occidentali. Grazie alla donna si costruisce la grande industria di massa e successivamente quella di nicchia (PMI).
È una rivoluzione.
Tant’è che nel mondo non si può parlare di circuito della ricchezza se le donne non hanno un ruolo definito nella società, che consenta loro d’alimentare il processo produttivo.
Ecco su cosa si fonda il successo culturale ed economico dell’Occidente.
Definiti questi concetti come “fondamentali”, oggettivamente il Brasile, la Turchia, ma poi la Cina, India, Russia, Sud Africa, chi tra loro ha acquisito valori simili?
Ecco spiegata la sfiducia in paesi ancora arretrati, che a turno affollano la cronaca della storia. Sicuramente la Turchia resta un Paese non culturalmente adeguato a contribuire al disegno europeo. Questi concetti furono già spiegati nel 2009 a Istanbul, in un convegno della Confindustria Tedesca. Il guaio è che in troppi ascoltano, ma non capiscono.

Giovanni Carlini

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

  1. #1 di jessica il 16 febbraio 2014 - 08:19

    il presidente del Brasile è una donna, con questo ho detto tutto!

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  2. #2 di iphone apps il 10 febbraio 2014 - 22:00

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