Cosa pensare dal colpo di stato in Egitto?


20130705-203254.jpg

di Giovanni Carlini

L’Egitto, la Siria, la Turchia, l’intero Medio Oriente, l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan e la stessa Tunisia con la Libia ma anche il Sudan, il Mali e a volte l’Algeria, quindi l’Oman, il corno d’Africa, la Nigeria sotto tutti paesi islamici e quindi instabili?
Per rispondere alla domanda servono delle premesse.
Come l’Occidente, dalle paci di Vestafalia del 1648, ha saputo dividere, nella gestione del nascente concetto di Stato le competenze religiose da quelle laiche, nell’Islam questo ancora non è avvenuto.
Su questo aspetto c’è un importante precedente storico nella Turchia che ha dimostrato tutti i suoi limiti negli ultimi 20 giorni.
Ne consegue che la separazione tra Stato e Chiesa non è avvenuta in Turchia, in perenne precario equilibrio, nonostante le riforme di Mustafa Kemal Ataturk degli anni Venti, (1923) e tantomeno nel resto del mondo arabo.
Finchè non verrà risolta questa difficile convivenza, tra fede religiosa (capace di scatenare le passioni più violente) e la gestione della cosa pubblica da sviluppare con criteri d’intelligenza e opportunità laici, la tensione sociale è destinata a lievitare.
Perché tutto questo è accaduto solo un paio d’anni fa, in corrispondenza con le diverse primavere arabe e non prima?
La novità consiste nella globalizzazione e l’uso di internet come relazione sociale, che ha saputo scardinare gli assetti tradizionali, imponendo una corrispondenza tra modernità e forma di governo con gli stili di vita correnti. Ne consegue che se l’Occidente paga la globalizzazione in termini di disoccupazione, per aver ecceduto nella delocalizzazione, i paesi islamici sono destinati, in un lungo processo sociale cercando un nuovo equilibrio tra sacro e profano.
Sarà possibile che questo livello di convivenza civile raggiunga anche i paesi islamici? Senza ombra di dubbio si, ma serviranno molti anni, almeno una decina a dir poco. I processi evolutivi, riferiti alla mentalità e agli atteggiamenti comportamentali e questo a partire dal 1800 in poi, hanno sempre richiesto almeno tra i 5 e 15 anni, per dispiegare l’intera gamma iniziale dei loro effetti proseguendo poi fino al quarto di secolo.
Ne consegue che dovremo abituarci ai colpi di stato e alle tensioni sociali in tutta l’area, sfociando in proteste (quando va bene) per prolungarsi in guerra civile come in Siria o in un permanente stato di guerra guerreggiata come tra Israele e i paesi confinanti (il riferimento è alla Sira e la Turchia, l’Iran e il resto del mondo, l’Afghanistan e il Pakistan, quindi l’area sub-sahariana)
Chiarito il concetto di fondo, il punto è come le imprese dovrebbero interfacciarsi con un mondo in ebollizione. Il suggerimento è per quegli accorgimenti tipici da adottare per le zone di guerra. Il problema, è che le nostre imprese, non hanno assolutamente codificato il loro comportamento commerciale e produttivo per aree a forte contrasto. Viene a mancare quindi una disciplina e teorizzazione a monte, che spieghi il come e il perché si possa e debba fare affari in un’area di guerra. L’assenza di tali procedure spiega come le nostre imprese non abbiano saputo beneficiare della presenza militare italiana nel sud del Libano e in Afghanistan, come nella profonda regione balcanica.
Fornire le aziende italiane di un “pacchetto comportamentale in aree a forte contrasto”, dovrebbe essere lavoro per la Confindustria, di concerto con i Ministeri degli Esteri e della Difesa.
Si resta in attesa di un’evoluzione così concepita, a favore dell’industria italiana.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

  1. Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

sinistraunita

sinistraunita

RAVENNA POSSIBILE

Blog dei comitati Possibile della città di Ravenna

Il simplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come.

Hic Rhodus

Hic Salta!

Il Resto del Caffè

Antiquotidiano di informazione e cultura

Hebertismo.it

Il portale italiano sul Metodo Naturale di educazione fisica, virile e morale di Georges Hébert

News-Info. Alternativa

Un'informazione alternativa alla "propaganda" mainstream.

Barbara Olivieri

Non solo un architetto

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: