Sulla questione del rating


20130711-011347.jpg

di Giovanni Carlini

Organizzando una gita è cosa saggia informarsi anche sulle condizioni del tempo. In presenza di un temporale, grandinate o importanti nevicate partire non è mai opportuno.
Le società di rating sostanzialmente svolgono lo stesso tipo di servizio: forniscono indicazioni. Saranno vere, false, drogate in eccesso, comunque esprimono un ragionamento. Come tale è sicuramente perfettibile, criticabile e integrabile ma resta “una visione”.
Nel caso meteorologico c’è poco da discutere: se pioverà forse a noi toccherà meno acqua che ai vicini, ma il dato oggettivo non è discutibile nella sua tendenza di massima. E’ molto difficile avere una giornata perfetta in presenza di pessime condizioni meteo, bene che vada sarà nuvoloso e molto freddo. Passando invece sul piano macroeconomico, al giudizio (spesso negativo) delle società di rating sugli stati, non si contrappone una decisa reazione espositiva completata di dati e grafici, ma solo lamentele.
Quando un governo subisce una contrazione di “credibilità” viene colto sul vivo rimanendone offeso anziché stimolato nell’accettare la critica costruttiva e varare un piano (non di austerity) ma di diversa gestione della spesa pubblica.
In pratica, ciò che lascia perplessi non è tanto il giudizio espresso da un centro studi su un’economia, ma l’incapacità di quest’ultima nel reagire a una critica.
L’incidenza sul volume degli scambi internazionali, specificatamente sui titoli di stato per effetto delle quotazioni di rating dipende da com’è strutturato il singolo debito pubblico. Nel caso italiano essendo all’85% in mano ai connazionali, l’incidenza è trascurabile. Diverso invece è per gli Stati Uniti che rappresentano l’opposto del caso italiano, essendo profondamente sbilanciati verso l’estero e sulla Cina in particolare.
E’ come se la Cina avesse retribuito gli Stati Uniti per l’ingresso nel mondo capitalista, acquistando in massa i debiti americani. attraverso i titoli pubblici. Un sospetto di questo tipo è stato più volte mormorato. In pratica la Cina è servita agli USA per proseguire a spendere e consumare, senza dover contrarre i consumi in presenza di ridotti livelli di produttività. Chiunque subendo una riduzione di reddito taglia i consumi. Gli americani no. Da dove emerge la quadratura del cerchio?
Tornando all’argomento di base, sulla questione dei rating si nota, oltre all’incapacità dei governi a reagire offrendo analisi critiche e prospettive, anche un isterismo figlio dei tempi.
La società moderna è isterica (fragile) dove sappiamo litigare ma non trovare accordi. Le gente legge senza studiare. Ci facciamo compagnia senza saper raggiungere uno stadio d’amicizia. Facebook e altri strumenti di comunicazione confermano sempre di più come ci si limiti al messaggio senza saper andare oltre. Da qui il 42% di separazioni (dato riferito all’Italia) trova spiegazione. Si vive insieme ma troppo spesso si soffre la solitudine.
Isteria e incapacità di risposta sono quei caratteri distintivi che si notano a commento delle triple A, B o sottocategorie.
Ecco che il problema non è più il giudizio (da chiunque espresso) ma la gestione della valutazione negativa.
Ci sono soluzioni? Oggettivamente si, ma non colgono il dato macrosociale o economico bensì ruotano intorno all’uomo. La crisi degli stati risponde a un disagio interiore del singolo cittadino. Serve un processo di maturazione individuale sponsorizzato dall’organo di governo in una pedagogia, che è stata già tristemente sperimentata nelle dittature e che ora richiede un nuovo quanto originale contributo alla democrazia.
Come una società internamente differenziata, caratterizzata da un “politeismo dei valori”, (Max Weber-1920) può mantenersi socialmente coesa? Il dibattito è aperto. La Cina ha risposto applicando un mix differenziato tra economia (capitalistica) e società (sotto dittatura). L’America sostiene la democrazia sia in economia che nella società, ma è coperta di debiti. L’Europa resta vittima di un eccesso di democrazia, attraverso la quale non ci si capisce più nulla ponendo a rischio la stessa formula democratica (vedi la Grecia oggi e la Spagna prossimamente). L’islam non conosce la democrazia e resta tagliato fuori da questo approfondimento. L’Africa non ha ancora una voce, l’America latina è confusa e l’Asia privilegia le dittature soft (India e Cina) fino all’estremo opposto nel Giappone.
Questi sono i veri problemi, non il giudizio che ogni tanto viene lanciato da qualcuno che oggettivamente ha svolto un ragionamento. Pur rischiando d’essere andato fuori tema su questo studio, confrontando il titolo con il testo, il messaggio è semplice: serve un ritorno ai fondamentali nell’economia come nella vita che può essere incarnato solo in una virtù privata sponsorizzata dalle istituzioni (quello che non stanno facendo)

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

  1. Lascia un commento

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

sinistraunita

sinistraunita

RAVENNA POSSIBILE

Blog dei comitati Possibile della città di Ravenna

Il simplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come.

Hic Rhodus

Hic Salta!

Il Resto del Caffè

Antiquotidiano di informazione e cultura

Hebertismo.it

Il portale italiano sul Metodo Naturale di educazione fisica, virile e morale di Georges Hébert

News-Info. Alternativa

Un'informazione alternativa alla "propaganda" mainstream.

Barbara Olivieri

Non solo un architetto

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: