Gli spunti che emergono dalla crisi fiscale statunitense


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by Giovanni Carlini
Al di là del folkore politico che vede i cattivi (il parito repubblicano) impegnati a ostacolare i buoi (democratici) la crisi fiscale americana va letta anche come collasso di un modello; la globalizzazione.
In effetti a fronte di un’idea valida (come del resto lo fu anche l’euro) l’applicazione pratica ne svela i difetti e ciò dimostra l’assenza di classi dirigenti adeguate.
Perchè la globalizzazione ha fallito? Semplice! La delocalizzazione incontrollata e la cessione di know know (in Italia, ad esempio il distretto della rubinetteria, a nord di Novara, è stato distrutto dalla cessione di tecnologia e impianti dai figli d’imprenditori, in seconda e terza generazione ai cinesi ed oggi sono quasi tutti a spasso) ha sicuramente arricchito qualcuno, ma ha certamente reso poveri molti.
Il disoccupato, considerandolo nei termini di finanza pubblica, ha una doppia valenza; non paga le tasse e costa in termini di sussidi (da cui la crisi fiscale degli Stati occidentali)
Negli Stati Uniti ci sono 14 milioni di disoccupati. Ben poca cosa rispetto all’Europa, ma il problema resta nella sua totale drammaticità.
E’ pur vero che da marzo 2012 l’attuale amministrazione ha avviato processi di reshoring, ovvero di rimpatrio d’aziende americane già delocalizzate in Brasile e Cina, ma gli effetti sono ancora troppo piccoli per invertire un suicidio.
In pratica che cosa è accaduto?
Lo stato (non solo quello statunitense) non ha soldi a sufficienza, nonostante ogni mese, la banca centrale americana (FED) stampi moneta pari a 80 miliardi per acquistare titoli pubblici. Questa procedura, detta quantitative easing, non è possibile in Europa a causa dei trattati istitutivi dell’euro. Tornando agli Usa, nonostante il sostegno mensile in atto da anni, il sistema fiscale collassa.
Indubbiamente “i cattivi” repubblicani hanno voluto chiudere un rubinetto che continua inesorabilmente a perdere risorse senza che vengano prodotte.
Ecco il punto: si può consumare solo quanto prodotto.
La mentalità di destra (repubblicana) ha ribadito questo concetto, il che, nella sua assoluta semplicità è rivoluzionario, perchè spacca gli ultimi 12 anni di globalizzazione (inziata realmente dal 2001 con l’ingresso della Cina nel Wto).
Gli squilibri di finanza pubblica Usa non risalgono al 2000 ma vanno cercati negli anni Ottanta. Allora la presidenza Reagan lanciò un importante investimento militare che produsse il collasso dell’Unione Sovietica. Letto oggi, alla luce dell’analisi storica, l’inzio degli squilibri di finanza pubblica statunitense sono stati un successo.
Putroppo però non si riuscì a capitalizzare “il dividendo della pace” producendo, nelle diverse amministrazioni, in 25 anni, una voragine nei conti pubblici.
Questo “pozzo nero” andava fermato e in tal senso si sono mossi i repubblicani, cancellando anche i fondi per la riforma sanitaria, cavallo di battaglia dell’attuale presidente, destinato ad essere storicamente accontonato in un bluff, ovvero in un nulla di fatto. Le due presidenze Obama possano essere classificate come anni perduti (gli elementi di base della crisi del 2008 nota al mondo come surprime, sono ancora attivi)
Concludendo:
a) la disoccupazione è il dramma della società moderna afflitta da un errrore strutturale: la globalizzazione;
b) la Cina rappresenta l’epicentro del malesse mondiale, per cui comprare “made in China” significa farsi del male;
c) se la Cina e i paesi emergenti volessero crescere, lo facciano aprendo e lavorando per i loro mercati interni, ma questo vuol dire lanciare la classe media, ovvero perfettamente il contrario di quanto regimi comunisti e autoritari possano tollerare. Oggi in Cina ci sono i super ricchi, iscritti al partito, e le persone normali, manca la classe media che scardinerebbe la dittatura comunista cinese;
d) se si riconsce fallita la globalizzazione, e questo è un dato oggettivo, la riflessione passa a un altro zombi, l’euro, tenuto forzatamente in vita pur di non ammetterne il fallimento (la nostra classe dirigente europea e italiana non sa riconsocere gli errori e porvi rimedio, confermando come la presunzione e il nichilismo siano piaghe sociali)
e) troppa disoccupazione specie se prolungata nel tempo, pone in discussione la democrazia quale forma di governo (va ricordato il dramma della Repubblica di Weimar e la Germania del 1930)
f) c’è un meccanismo perverso ancora poco noto che prevede:
– globalizzazione con delocalizzazione (ricchezza per pochi e disoccupazione per molti)
– la disoccupazione ha un doppio effetto sui conti dello Stato;
– i disoccupati non comprando, fanno scendere la spesa privata, che induce crisi nelle imprese;
– le imprese in crisi rispondono inizialmente con gli insoluti;
– gli insoluti prima e i fallimenti dopo, mettono in crisi il sistema bancario;
– gli Stati entrano in crisi fiscale;
– il resto è cronaca d’oggi.
Se ne esce dalla povertà indotta da globalizzazione-delocalizzazione?
Si, c’è rimedio. Serve chiudere le imprese all’estero se la loro produzione comporta re-importazione nel paese d’origine dell’azienda. Restano solo quelle in grado di presidiare i mercati esteri, producendo per le necessità di quella popolazione ma non per l’Occidente.
Tutto qui, facile vero?

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

  1. #1 di mariarosa il 7 ottobre 2013 - 11:12

    in questi giorni stavo pensando all’articolo qui letto sentendo i telegiornali e leggendo il quotidiano e in effetti e vero perchè comprovato nei tempi successivi quanto qui anticipato. Bello questo pezzo perchè ti anticipa qualcosa su cui pensare e seguirlo poi giorno per giorno. Attendo altri spunti, grazie

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  2. #2 di Marco il 5 ottobre 2013 - 15:25

    Beh ha ragione, come se ne esce?

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  3. #3 di maria carmen cortesi il 4 ottobre 2013 - 10:56

    è tutto veramente chiaro! Globalizzazione fuori controllo con pochi ricchi e una marea di poveri con la necessità di agevolare la classe media che ridistribuisce la ricchezza mondiale e la necessità di avere classi poliche in ogni paese che siano competenti e preparate…ho saputo del lutto nazionale!? non sono d’accordo, cosa ne pensate?
    Grazie.
    Carmen

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  4. #4 di cristina mirri il 3 ottobre 2013 - 13:56

    sono stata chiamata qui da una mia amica, quindi non leggo casualmente ma non sarei mai arrivata a questa pagina. Si il testo è inusualmente chiaro, ovvero leggendo si capisce bene quello di cui tutti parlano ma non sanno spiegare. A questo punto apprezzo lo sforzo e la sintesi. Buon lavoro. Cristina

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  5. #5 di mariarosa il 3 ottobre 2013 - 11:19

    un articolo molto profondo che apprezzo anche perchè non è possibile trovare sulla stampa o presso altri organi d’informazione, concetti complessi spiegati così chiaramente. Sono contenta d’aver letto questo intervento. Grazie
    Mariarosa

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