BAUMAN – Vita Liquida


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by Giovanni Carlini

Tutti ci facciamo la stessa domanda: perché siamo arrivati a questo punto?
Tralasciando l’avvicendarsi tecnico degli eventi, particolarmente noto agli operatori, ci sono degli aspetti, direttamente riconducibili al comportamento e al modo di fare di questi ultimi 13 anni, che vanno meditati per trovare la radice del malessere.
Cercando chi ha la capacità di capire e soprattutto spiegare, alcune risposte provengono da Zygmunt Bauman. In uno dei suoi libri, Vita liquida, sono messi a fuoco degli aspetti semplici e profondi giungendo a capire: che cosa stiamo combinando.

a) Fino a qualche decennio fa esisteva un mondo solido, quello della produzione, dove si producevano i beni che erano “made in Italy” oppure “made in Germany”. In questo mondo chi terminava gli studi trovava un lavoro, forse non eravamo ricchi (in proporzione lo eravamo di più rispetto a oggi) ma stavamo bene. Le idee e il modo di comportarsi era condiviso;

b) da una quindicina d’anni il mondo è liquido. Non è più la produzione che governa in occidente, ma il commercio di merci realizzate altrove. I beni sono “made in China” o “made in India”. In questa realtà chi termina gli studi difficilmente trova lavoro. Siamo ricchi, ma non ce ne rendiamo conto (quindi ci percepiamo poveri e bersaglio del fisco). Le idee e il modo di comportarsi sono sostanzialmente improntati all’individualità esasperata, per cui non più condivisa, cercando l’estrema originalità come ragion d’essere. Apparire è importante, la sostanza è pari a un’occhiata fugace;

c) siamo passati da un mondo solido a quello liquido senza un libretto di manutenzione e uso. In pratica è come avere un’auto senza la patente. In analogia con i tempi attuali il paragone corre a quando si passò dalla comunità (villaggi e tribù con agricoltura, pastorizia e nobiltà) alla società (urbanizzazione e industria con la borghesia). Anche in quell’epoca il passaggio fu al buio, generando un forte movimento d’opposizione al capitalismo: il comunismo. Non solo, ma servirono due guerre mondiali per raggiungere un equilibrio con nuovi protagonisti;

d) nel disagio più totale, la massa è attratta dagli eventi perché si consumano rapidamente, esprimendo l’incapacità di fondo alla fedeltà nei costumi, valori e abitudini (quelli che offrono certezze). Il consumo è la base di un comportamento mutevole, nervoso, instabile e immaturo. Si legge di meno (ognuno si chieda quanti libri sfoglia al mese) affidandosi ai titoli di sfuggita degli articoli giornalistici, specie in internet, dove si offrono notizie, ma non concetti. La cura del corpo è fondamentale, perché esprime un impegno senza fine di rimodellamento per qualcosa che è liquido e per ciò mutevole, in un esibizionismo istrionico nel culto delle foto da mostrare.

In un contesto di questo tipo, scopriamo d’essere in crisi.
Indubbiamente c’è poco d’originale, nella constatazione che una vita spesa in questo modo, non funziona. La vera domanda è: come se ne esce?
Qui si aprono le prospettive più svariate. Proseguire, tornare indietro, cercare di salvare il salvabile, certamente la globalizzazione va ripensata, così l’euro come moneta unica e lo stesso impianto della Ue. Più da vicino, va rivisto il modello di business in tutti i settori.
Forse serve il coraggio di sedersi intorno a un tavolo, spegnere il cellulare guardando in faccia un’azienda che non funziona come prima, chiedendosi su quali mercati operare, quale contratto in rete proporre, quali professionisti e manager includere, magari anche al posto dei familiari, dove trovare idee originali, se possibile brevettare soluzioni anziché commerciare, rivedere il personale e i conti con un piano di marketing, contabilità industriale, eccetera. Buon lavoro.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

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