LE UNIVERSITA’ PER PENSARE


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by Giovanni Carlini

Passeggiando nell’università di Berkeley, a San Francisco, in California, meditando sulla sua retta annuale di 30mila dollari (solo tasse) e confrontandola con quella di Flagstaff, in Arizona, pari a 35mila dollari annui, incluso il vitto e l’alloggio, la domanda che sorge è: perché sostenere costi così alti? (assurdi). Non solo, ma l’Università di Stanford, a sud di San Francisco (località Palo Alto) chiede 60mila dollari all’anno, solo per tasse universitarie.
In Italia, per la Cattolica a Milano (università privata) si spendono 3.500 euro annui di tasse, mentre la Bocconi, sempre in Milano, richiede mediamente 12mila euro, quindi un master costa 35mila euro. Con importi di questo tipo, non solo il diritto allo studio è stato cancellato, ma c’è da capire il senso di un eventuale sacrificio.
Sostanzialmente se un anno alla Berkeley costa 21mila euro, 4 anni di studio comportano 80mila euro di tasse più altrettanti per vivere, mangiare, dormire, comprare i libri e quant’altro.
La cultura vale 160mila euro in 4 anni all’estero? (su Stanford i costi raddoppiano).
Per rispondere serve un confronto. Le università sono tutte uguali? Indubbiamente no!
Vivendo da molti anni l’ambiente universitario, credo d’aver capito (resto comunque disposto alle smentite se dimostrate) che la massa delle sedi universitarie, sulla maggioranza degli insegnamenti, spinge per insegnare dei concetti che a pappagallo gli studenti esporranno agli esami; anzi, più fedelmente ripetono le lezioni, appunti e «quanto c’è scritto» nei libri e meglio saranno premiati.
Al contrario, ci sono delle università, in particolare negli Stati Uniti, dove non basta studiare ma serve capire. Ad esempio. L’esame d’economia non è più sostenuto su quanto affermato a lezione o scritto nei testi, ma commentando un articolo dal quotidiano economico pubblicato il mattino stesso dell’esame o della discussione della tesi.
A questo punto un futuro manager in carriera è colui che sa sviluppare un discorso con cognizione di causa o, in particolare, chi riesce ad elaborare un pensiero originale, partendo dalla conoscenza del livello d’analisi già acquisito dalla dottrina.
Sicuramente sto estremizzando, ma non più di tanto. C’è una grande penuria di pensiero originale fondato su cognizioni di causa. Più precisamente c’è un eccesso di «secondo me» oppure di «penso che», ovvero di un ragionamento occasionale, istintivo, umorale, comunque privo di fondamento.
È rarissimo che qualcuno s’esprima riassumendo quanto la dottrina ha saputo sino ad ora elaborare quindi, e solo a quel punto, scatta il punto di vista «originale» che arricchisce quanto già noto con una visuale figlia dei tempi e della specifica esperienza. Ebbene persone così strutturate nel pensiero o addestrate ad esserlo, soprattutto in età giovanile, quindi sotto i 30 anni, non se ne trovano facilmente.
Berkeley, Stanford e altri atenei statunitensi, preparano i giovani a questo, quindi si fanno pagare una fortuna per lanciare delle vite fortunate? Dipende molto dal corpo insegnante; è il docente che plasma la materia a seconda degli studenti che ha di fronte. In pratica non si insegna sempre allo stesso modo, ma si adattano i concetti e le chiavi di lettura a seconda della capacità di comprensione di chi ascolta. Questo è un insegnante!
Concetto non recepito nella scuola italiana, dove si richiede uniformità e stretta aderenza al libro di testo, quindi al programma ministeriale. Non a caso, con questo sistema, il 40% dei nostri ragazzi non ha un lavoro (certo, c’è la crisi economica da considerare, ma anche un sistema formativo non adeguato).
Concludendo, è meglio lasciare un appartamento ai figli o indirizzarli su percorsi formativi non particolarmente selettivi, ma sicuramente impegnativi?
Qui la scelta è «intima» e riguarda solo le famiglie di concerto con i loro ragazzi. Il mio parere è semplice: nella vita privata come quella professionale contano le idee. In amore conta la capacità di trasformare ogni giorno in una storia da sogno e per far questo servono fantasia, pazienza e ancora idee. Il pensiero non trova ragion d’essere solo nel lavoro, ma soprattutto per vivere. Quando si è tanto amato e si resta soli, solo la cultura e le idee possono aiutare a proseguire nella vita. Una persona educata a pensare, creando punti di vista, offre amore, sensibilità comprensione, energia, determinazione e forza morale. I soldi, se spesi, possono essere «rifatti» con duro lavoro. Le idee o ci sono o se sprovvisti si resta nudi, a corto di punti di vista, in un inverno morale.

La mia firma:
un sociologo economista.
Per leggere gli appunti consulta il http://www.giovannicarlini.com
La presentazione: http://youtu.be/VFMuK1ijjiI

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